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Convegno Infermieri

Italia Riccelli: una protagonista dell’infermieristica italiana

di Giordano Cotichelli

Si è svolto a Roma, lo scorso 24 giugno, un convegno su Italia Riccelli nel centenario della sua nascita. L’evento è stato organizzato dalla CNAI (Consociazione nazionale delle associazioni infermiere/i) e dall’ANIN (Associazione nazionale infermieri in neuroscienze), con il supporto di molti altri enti istituzionali. Un breve report della giornata è disponibile in rete. Qualche considerazione da condividere va ad ogni modo fatta, sia per rendere merito alla stessa figura di Italia Riccelli, sia nei riguardi del lavoro svolto dagli organizzatori del convegno che assume rilievo per una serie di motivi, dove al primo posto c’è l’aver reso omaggio ad una figura importante dell’infermieristica italiana della seconda metà del ‘900.

L’impegno di divulgatrice, formatrice e professionista di Riccelli

Convegno Cnai su Italia Riccelli, svoltosi il 24 giugno a Roma

Italia Riccelli (1922–1996) è stata la fondatrice (assieme a Rosetta Brignone) e la direttrice della prima scuola DAI (Dirigenti Assistenza Infermieristica) presso la Sapienza di Roma nel 1965. È stata inoltre redattrice – e per lungo tempo direttrice - della rivista “Professioni Infermieristiche” della CNAI ed assieme a Negri, Cosseta e Brignone per molti anni ha curato la Collana “Nursing” edita dalla USES – UTET, vero e proprio “think tank” dell’infermieristica del Bel paese.

Va ricordato che, a partire dagli anni ’60, Italia Riccelli, assieme a Marisa Cantarelli, raccoglie una documentazione d’inchiesta sulle condizioni della professione infermieristica del tempo in cui è evidente il disagio della professione costretta a: troppe ore di lavoro, straordinari non retribuiti, periodi di riposo insufficienti, internato obbligatorio, indennità speciale e indennità per servizio notturno non corrisposti.1

Un passaggio che sembra, purtroppo, quasi riferito all’oggi piuttosto che a mezzo secolo fa e che dimostra come la narrazione storica acquista valore e supera la dimensione evenemenziale, per proiettarsi in una lettura di lunga durata dove la stessa figura di Riccelli, assieme a molte altre e ai relativi contributi intellettuali e professionali, sottolinea le tensioni e i cambiamenti del passato.

In merito, un’ulteriore testimonianza arriva dall’opera di Italia Riccelli e Maria Antonia Modolo che presentarono un intervento al Convegno di Perugia del 16–18 giugno 1967 su: “Il personale sanitario non medico nella programmazione sanitaria”.

Le due esposero un lavoro dal titolo: Problemi e proposte relative alla preparazione del personale infermieristico e delle ASV. L’impegno nell’insegnamento e nella ricerca così ricostruito mostra come la nascita di una formazione avanzata per la professione infermieristica e al tempo stesso la rivendicazione di un irrinunciabile evoluzione siano strettamente correlati fra loro.

Non meraviglia quindi il moltiplicarsi di molti altri contributi, negli anni immediatamente successivi, in relazione alla dirigenza infermieristica, funzionali a rappresentare un insieme di dati presi in considerazione poi nella redazione del libro del 1973 dal titolo: Contributo alla critica della teoria classica dell’organizzazione di Mino Vianello.

Un testo che affrontava, in maniera organica quanto inedita, la dimensione dell’assistenza infermieristica ospedaliera di allora, rappresentando un apporto importante per sostenere il cambiamento che in seguito si avvierà nel paese. L’autore del libro, il Prof. Mino Vianello, al convegno di Roma era presente, ed ha portato il suo saluto carico di affetto e stima professionale per Italia Riccelli. Quindici anni dopo il lavoro di Vianello uscirà un altro contributo simile, curato in questo caso dalla CGIL, dal titolo: Evoluzione della professione infermieristica, ove si ritrova, puntuale, un altro lavoro della Riccelli specifico in tema di valutazione della qualità dell’assistenza che, due anni più tardi, nel 1990, assieme a Natalia Gatta, verrà ulteriormente arricchito in maniera tale da farne un libro.

Questi pochi e sintetici accenni valgono per ricordare dunque, in primo luogo, l’impegno scientifico e di divulgatrice, di formatrice e professionista della Riccelli, ma servono oltremodo a mettere in luce come attraverso la storia biografica si costruiscano identità e memorie, riconoscimenti e analisi e si permette di ragionare sul proprio passato e sul presente in chiave prospettica cercando di capire miglioramenti o arretramenti della professione.

Quella descritta è dunque una ricerca storica che impone una lettura di sistema, articolata e globale; la stessa operata attraverso lo strumento del convegno su Italia Riccelli in cui si è parlato di quei primi decenni della Repubblica Italiana in cui sono risaltate molte altre personalità professionali ed istituzionali, spesso legate all’impegno delle donne lungo il difficile cammino dell’emancipazione.

In tale occasione sono state di conseguenza chiamate in causa altre importanti figure, come l’antropologa e filosofa Ida Magli, chiamata dalla stessa Riccelli ad insegnare nella scuola per dirigenti di Roma. O come Elena Marinucci, deputata socialista del tempo, in stretto rapporto con la dirigente infermiera lungo un cammino congiunto di avvio di quelle riforme di cui il paese aveva – e continua ad avere – molto bisogno. Ne hanno parlato in tal senso gli interventi della Dott.sa Rosangela Pesenti, della Prof.ssa Alessandra Sannella e della Prof.ssa Anna Maria Isastia; contributi ricchi che hanno evidenziato la necessità di una lettura multidisciplinare, o meglio da inter-scienza, come direbbe Braudel, non solo della storia, ma dell’infermieristica stessa.

Altro elemento di rilievo, è quello della dimensione storiografica dell’infermieristica, che vede proprio in un convegno un ideale terreno di confronto, studio, ricerca e messa in opera di quei lavori di ampio respiro funzionali ad offrire opportunità e visibilità a chi fa ricerca, il luogo poi della produzione di atti che, alla fine, rappresentano una mole di materiale scientifico di riferimento a disposizione per il futuro, fonte primaria di una storiografia professionale che merita di essere stimolata ed alimentata.

A tale proposito possono essere considerati di rilievo tutti i contributi presentati per il convegno, con particolare attenzione, ad esempio alle testimonianze raccolte e rielaborate, derivate dalle interviste fatte a testimoni privilegiati ad opera della Dott.sa Loredana Piervisani, legata alla Scuola di Dottorato di Ricerca Infermieristica di Tor Vergata, che al suo interno prevede proprio un’area storica relativa ad un gruppo di lavoro con a capo la Prof.ssa Rosaria Alvaro e il Prof.re Ercole Vellone. Ed in questo si sono rivelate utili e significative le analisi comparative, relative ai lavori redazionali di Italia Riccelli, presentate dal Prof.re Davide Ausili e dal Dott.re Walter De Caro, attuale presidente CNAI.

Infine non può mancare un ultimo, ma non meno importante rilievo, suggerito dalla presenza all’evento di molti giovani studenti di infermieristica. La funzione didattica che ogni convegno implica vede la riproduzione dei saperi e la trasmissione degli stessi in maniera immediata da una generazione all’altra. I testimoni di una storia vissuta e raccontata offrono così il testimone delle istanze e dei saperi scientifici vissuti ed appresi ai professionisti di domani. Ed in tal senso possono essere registrati tutti gli interventi dei convenuti, fra i quali ad esempio quello della Prof.ssa Marianne Bengtsson Agostino e, in qualità di vecchio studente, quello del Dott. Moreno Lirutti dove la memoria condivisa, registra cambiamenti, confronta continuità, diventa risorsa interna del professionista e della professione.

Da un convegno non si può volere di più, anche se va riconosciuto il suo intrinseco valore aggiunto legato ad un impegno reiterato dell’associazionismo infermieristico, specie in epoca “quasi” post-Covid, con un quadro di impegni pressanti e di difficoltà crescenti, che rendono tutto più complicato. In chiusura merita di essere evidenziata anche la dimensione umana e relazionale che si registra ad ogni convegno con i suoi umori e i suoi sentori, gli incontri e i saluti, le relazioni che si rafforzano e le reti che si dispiegano all’interno, come in questo caso, di un luogo carico di fascino e portato valoriale come l’Aula Magna della Sapienza di Roma; alla presenza poi, quasi in sordina, di due decane della storia infermieristica come Marisa Siccardi e Cecilia Sironi.

Ed in tutto ciò, chi scrive, si è arrogato il privilegio, rispetto all’evento, di farsi cronista e narratore storico allo stesso tempo, partecipante e osservatore etnografico operando un ultimo rilievo. Fra i tanti saluti delle autorità presenti, qualcuno ha ricordato, nel citare l’eterno percorso evolutivo della professione, che: […] non è possibile che un infermiere sia uguale all’altro, ma è necessario stratificare. Un’affermazione degna di attenzione, che supera gli angusti confini del convegno stesso e si proietta verso sviluppi e confronti futuri, anche se non necessariamente da punti di partenza condivisibili i quali, sicuramente, origineranno materiali di dibattito e studio prima per la cronaca e poi per la storia della professione infermieristica.

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