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Infermiera di Torino fa ricoverare il figlio, ma non è lui il malato

di Marco Alaimo

Un'infermiera di 42 anni di Torino camuffava i vari ricoveri del figlio con malattie gravissime, ma in realtà era lei stessa la “malattia del figlio” provocandogli una serie di sintomi utilizzando iniezioni di insulina che aggiungeva alla terapia endovenosa che stava facendo il figlio in cura presso una struttura sanitaria.

La madre è stata sottoposta ad arresto per tentato omicidio dopo che gli investigatori hanno accertato anche con microspie quanto accaduto.

I sospetti sono partiti nel momento in cui il personale del reparto dove era ricoverato il bimbo (ospedale diverso rispetto a quello lavorativo della madre) notava un aggravamento dei sintomi subito dopo la visita della madre.

Le dosi di insulina iniettate non erano letali, ma sufficienti a creare uno stato di evidente malessere.

In attesa della consulenza psichiatrica a cui la madre sarà sottoposta, possiamo ipotizzare la presenza della “Sindrome di Munchausen per procura” (conosciuta anche come sindrome di Polle, dal nome del figlio del barone di Munchausen, morto in circostanze misteriose). 

Si tratta di una forma di iper-cura, in cui un figlio è sottoposto a continui e inutili accertamenti clinici e cure inopportune, conseguenti alla convinzione errata e delirante del genitore che il proprio figlio possa essere malato, o conseguenti a danni fisici arrecati volontariamente al figlio con lo scopo del genitore di attirare l’attenzione su di sé.

Generalmente le persone maggiormente colpite da questa sindrome sono donne madri, colte e perfettamente in grado di interloquire con il personale medico. Si dimostrano inoltre molto collaborative. Tra le varie situazioni simulate, sono tipiche quelle metaboliche, indotte mediante abuso di lassativi e diuretici, e quelle genito-urinarie come l'aggiunta di sangue nelle urine.

Altri metodi tipici consistono nell'iniettare feci, urine e microbi vaginali. Esistono addirittura dei sottotipi della sindrome, come la Sindrome di Munchausen seriale, ovvero ripetuta con più figli della medesima famiglia.

Sembra che si crei nella mente di queste persone delle convinzioni per cui la gratificazione per l’accudimento del figlio diventa essenziale permettendo un’identificazione e una strutturazione in genitori accudenti e quindi al centro di attenzione da parte di terzi, soprattutto nei periodi di malattia dei figli. 

L’associazione della malattia con le attenzioni può diventare sempre più frequente e patologico, tanto che il soggetto tenderà a ricercare o a provocare sempre di più la malattia nel figlio per poter essere al centro dell’attenzione degli altri sia che siano parenti, amici o personale sanitario.

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