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oncologia

La musica che cura

di Monica Vaccaretti

Ciò che non si può dire e ciò che non si può tacere, la musica lo esprime. Penso alle parole di Victor Hugo mentre assisto al concerto di pianoforte a quattro mani organizzato per festeggiare i dieci anni di attività dell'associazione Amici del Quinto Piano – Oncologia di Vicenza sabato 1 ottobre presso l'Auditorium Falcone Borsellino a Costabissara (Vicenza). L'evento “La musica che cura” prende il nome dalla decennale rassegna musicale che porta la musica classica, concertistica e da camera, in corsia in ospedale con le migliori interpretazioni di artisti locali e nazionali. Tali manifestazioni culturali si sono diffuse in molti reparti oncologici italiani, secondo la visione che la musicoterapia può essere un valido strumento di trattamento complementare ai trattamenti farmacologici contro il cancro previsti dai protocolli scientifici, soprattutto se viene integrata da un percorso terapeutico emozionale personalizzato.

Musicoterapia per sostenere il peso del percorso di cura

Ciò che non si può dire e ciò che non si può tacere, la musica lo esprime.

Gli artisti Federica Righini e Riccardo Zadra, che si sono esibiti inaugurando una nuova stagione di musica - offerta ai pazienti, ai familiari e agli operatori sanitari -, hanno interpretato la musica con la postura del corpo e l'eleganza dei movimenti delle mani. Tra i maggiori esperti di Scienza della Performance Musicale, si sono formati all'Ecole Internationale de Piano di Losanna.

Il duo pianistico, attraverso la scelta dei brani del loro vasto repertorio, hanno reso la musica presentata una narrazione significativa e hanno dato un senso all'evento nell'ottica di una musicoterapia intesa come un approccio alla persona che utilizza la musica come strumento di comunicazione non verbale, per intervenire a livello educativo, riabilitativo o terapeutico, in una varietà di condizioni patologiche e parafisiologiche (World Federation Music Therapy, 1996).

Hanno eseguito Lebensssturme di Schubert, Sogno di una notte di mezza estate di Mendelssohn e le Danze Ungheresi di Liszt. La Tempesta del compositore viennese simboleggia la tempesta emotiva del malato oncologico che fatica, tra irrequietezza ed inquietudine, ad accettare la sua sorte.

Mendelssohn porta invece l'ascoltatore in un mondo di elfi e fate in un bosco magico: sono la fantasia e la leggerezza del sogno e del mondo interiore a salvare e ad infondere accettazione che non è arrendevolezza di fronte alla malattia. Infine Liszt conduce nella gioia gitana che ricorda la voglia di vivere, quella non deve mancare mai nella vita.

La musica ha raccontato così l'evoluzione del malato, dalla disperazione alla forza e alla bellezza della vita

Il concerto si è concluso con Bach, Aria sulla quarta corda, con l'augurio e il saluto da parte del duo pianistico, di ricordarci sempre chi siamo, anche nella malattia. Siamo aria sulla corda della nostra esistenza.

La musica non guarisce, ma la musicoterapia è una tecnica terapeutica che impiega la musica e gli elementi musicali – armonia, melodia, ritmo e timbro - al fine di favorire l'integrazione fisica, psicologica ed emotiva del paziente. Si pone l'obiettivo terapeutico di soddisfare le necessità emozionali, mentali, sociali, cognitive e fisiche della persona in condizione di perdita temporanea o permanente dello stato di salute e di benessere.

Come ogni altra forma di espressione artistica dell'uomo, la musica aiuta ad affrontare il tempo critico della malattia e delle sue cure attraverso la scoperta e la crescita delle proprie risorse personali stimolate dalla forza evocativa della musica, ha dichiarato Francesca Lovato dell'Associazione Amici. Facilita inoltre la comunicazione, migliora l'umore, favorisce l'apprendimento mnemonico, stimola l'espressività ed interviene sulla motricità. Migliora la qualità della vita. Valorizza il bisogno di stare bene e potenzia la percezione del proprio essere persona. anche se malata. Ciascuno si nutre di bellezza.

La musicoterapia nella storia

La musicoterapia è un'arte praticata empiricamente sin dai tempi antichi, già gli sciamani allontanavano gli spiriti maligni, ritenuti responsabili delle malattie, spaventandoli con ritmi e vocalizzi. Gli effetti della musica sull'uomo sono stati indagati da Platone ed Aristotele, secondo i quali la musica genera sensibilità e conoscenza. I filosofi greci la consideravano una medicina ed un'arte delle Muse, essa è per l'anima quello che la ginnastica è per il corpo.

La concezione che le melodie provochino e favoriscano gli stati d'animo ed abbiano scientificamente effetti curativi è ampiamente diffusa anche nei tempi moderni, grazie agli studi condotti nel Settecento dal medico e musicista inglese Richard Brockiesby e a fine Ottocento dalla psicologia del suono. elaborata dal filosofo e psicologo tedesco Carl Stumpf.

Fu riconosciuta come disciplina scientifica per la prima volta nel 1914 con gli studi condotti dal medico Porgeter che la adottò nel trattamento dei disturbi mentali. Oggi viene applicata a chiunque e per qualsiasi tipo di problematica psicofisica. A volte non serve un percorso strutturato e guidato, basta accendere la radio in auto e in casa per sentirsi meglio dopo una giornata emotivamente difficile. C'è una musica, se la sappiamo trovare, per ogni situazione e stato d'animo.

Veder muovere le mani e sentire il suono che il movimento di una parte del corpo di qualcuno produce per qualcun altro è un'esperienza che riesce a far superare i confini della propria fisicità. Ci si dimentica dello spazio, della dimensione, resta solo il tempo e la testa viene portata da un'altra parte.

Se si tace abbastanza da fare silenzio dentro, ci si lascia andare alla consapevolezza di quello che prova il proprio mondo interiore. Si percepisce il proprio stato emotivo e mentale. Affiorano ricordi, talvolta tristezze e nostalgie, e cose belle a cui pensare. Si entra in sintonia con il sé. Obiettivo della musicoterapia in oncologia è allontanare i pensieri negativi che l'incontro con il cancro genera e favorire stati emotivi potenzialmente più forti per sostenere il peso di affrontare l'impegnativo percorso di cura.

È impressionante la velocità con cui le mani si muovono sulla tastiera ed eseguono all'istante ciò che gli occhi leggono, decifrando segni, punti e simboli. E così insieme generano un suono armonico e modulato che chiamiamo musica. Le articolazioni dei polsi, dei metacarpi e delle falangi, che rispondono ad un istantaneo impulso cognitivo, rendono possibile sinfonie e rapsodie.

Ogni dito fa qualcosa di diverso, e non si sbaglia. Le quattro mani, di diversa fattezza e colore, così vicine da toccarsi come le persone, a volte si intrecciano, si muovono all'unisono. Diventano complementari. Raddoppiano, specchiandosi sul legno lucido del pianoforte. Sono tante, sembrano una moltitudine e suonano la stessa melodia. Di vita.

Mi stupisco ogni volta della meraviglia del corpo umano e della bellezza dell'essere che lo sa abitare, in pace. E per un momento vorrei che la musica potesse curare anche lo stato emotivo del mondo. Instabile, sulla quarta corda. E come l'aria di Bach ricordasse all'uomo chi è.

Infermiere

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