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Infermieri

Il flashback che rischiamo di rivivere

di Ferdinando Iacuaniello

Le ultime settimane, complici il calo dei pazienti positivi e il decongestionamento dei reparti Covid, hanno lasciato il tempo e le energie – più o meno lucide – di riflettere su cos’è successo in questi tre mesi. Il malumore, come prevedibile, sta crescendo. Troppi i morti, troppe le incongruenze, troppe le promesse fatte e troppo poche quelle mantenute. Troppe le beffe, come quella dei bonus una tantum che una volta tassati toccano cifre che rasentano il ridicolo.

Avanzano le idee di flash mob, ma da soli non si va da nessuna parte

Cresce la rabbia, perché è ancora forte l’eco della frase “non ci dimenticheremo di voi”, mentre a parlare davvero sono i fatti: fra decreti che mettono a guardia della formazione degli infermieri altri professionisti che infermieri non sono e misure che dimostrano di non riconoscere davvero la categoria, si stanno facendo sempre più strada le proteste del “dopo Covid”.

Si sono dimenticati prima ancora di ricordarsi: è questo il sentimento che provano oggi gli infermieri

Mi ha letto nel pensiero Cotichelli, che nel suo ultimo contributo scrive: “assieme si vince, da soli non si va da nessuna parte”. Come non essere d’accordo? E come non aggiungere che tante piccole proteste isolate rischiano di fare solamente un piccolo brusìo facilmente arginabile?

Vedere di nuovo il subbuglio sui social, sentire che la protesta sta nascendo ancora da lì riporta ad un passato più o meno recente che ha il sentore di progetti falliti e speranze deluse. I gruppi sono nuovi, nuove le spinte motivazionali, nuove le idee, ma la storia è quella di un flashback che si ripete in maniera cadenzata e ripercorre passi già compiuti su una strada che gira in tondo. O attorno al qualcuno di alcuni.

Un film visto e rivisto; una volta ne sono stato perfino un protagonista. Era il 2010 quando la pagina Facebook infermierincazzati organizzò il Nurse Pride, quella che volle essere una protesta apolitica, senza il supporto dei sindacati che obbligammo a partecipare senza bandiere. Avremmo dovuto essere in migliaia a Roma, ma abbiamo raggiunto forse le 200 unità. Tanti i tentativi di boicottaggio interni, grande l’errore di non saper stare con la differenza senza voler eliminare la differenza.

Rispetto, riconoscimento, risorse, competenze. Se dopo dieci anni c’è ancora bisogno di manifestare per gli stessi motivi – perché così è, se vi pare – qualcosa deve necessariamente cambiare. E il momento è adesso.

Facciamolo insieme, tutti insieme

Manifestiamo, ma facciamolo insieme davvero. Facciamolo uniti: infermieri, non infermieri, ordini professionali, sindacati, politica e, soprattutto, cittadini. Sì, perché se c’è chi potrebbe veramente aiutarci a realizzare qualcosa di grandioso sono proprio i cittadini, che finalmente hanno vissuto il nostro valore e sono sicuro abbiano voglia di dare ancora per ottenere (anche solo per sano egoismo) una sanità migliore.

Assumiamo dimensioni gigantesche, come gigantesco è l’impegno profuso nella quotidianità lavorativa. Diamo vita ad una manifestazione nuova, coesa. Sta a noi impedire che la storia della professione resti una somma delle cose che avrebbero potuto essere evitate. A noi e a nessun altro.

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