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Infermieri

Ripartiamo dalla formazione

di Giacomo Sebastiano Canova

In questi giorni la parola forse più utilizzata e sentita è “ripartenza”. Allora la domanda sorge quasi spontanea: e se fosse la nostra professione a dover ripartire? Da dove iniziare? Uno degli aspetti che dovrebbe essere preso in seria considerazione è la formazione, intesa sia come base (laurea triennale) che post-base (magistrale, master, corsi di perfezionamento, ecc.). Già, perché in un mondo professionale che evolve e cambia velocemente, richiedendo agli infermieri sempre più competenze e conoscenze specialistiche, la formazione sembra non essere stata in grado in questi anni di stare al passo con i tempi.

Riprogettare formazione infermieri alla luce delle mutate esigenze del SSN

Di per sé, basterebbe pensare come sia possibile che una laurea triennale che prevede al massimo 4/5 settimane di tirocinio per reparto possa preparare dei professionisti che si inseriranno nelle più svariate aree clinico-assistenziali: medica, chirurgica, psichiatrica, materno-infantile, urgenza, cronicità, territorio e chi più ne ha più ne metta.

Sembra che la laurea triennale in Infermieristica sia una sorta di lavatrice dove vengono immesse poche nozioni di tutto e che alla fine sforna un professionista che conosce superficialmente molte cose, ma che in realtà non è esperto e preparato su nulla.

Purtroppo al giorno d’oggi tutto questo non è più sostenibile, specialmente in quei contesti laddove all’infermiere è richiesta un’elevata performance professionale sin dai primi giorni che varca le soglie del reparto. Le conoscenze apprese durante il corso di laurea dovrebbero fungere da solida base sulla quale poggiare l’esperienza clinica che man mano si costituirà; invece, sempre più spesso si viene a contatto con neo-professionisti con i quali bisogna cominciare da zero, trattando sfere professionali che dovrebbero essere scontate. Questo perché, come detto, escono da una preparazione di base che ha insegnato loro un poco di tutto.

Senza entrare nel merito di quelle aree nelle quali la formazione di base non si inserisce: quanti neo-infermieri sono veramente pronti ad affrontare il paziente nel territorio e la sua cronicità il giorno dopo essere stati proclamati? Eppure, una buona parte di professionisti trova proprio in questo ambito la prima esperienza lavorativa, riscontrando inevitabilmente non poche difficoltà.

In questi giorni - contestualmente alla richiesta (ed avvenuta) rettifica del decreto che modificava i requisiti di docenza a discapito degli infermieri - la Federazione nazionale degli Ordini delle professioni infermieristiche (FNOPI) ha chiesto formalmente l’attivazione di un tavolo congiunto Ministero dell’università e della ricerca - Ministero della salute - FNOPI, al fine di avviare un confronto istituzionale sulla riprogettazione dei percorsi formativi infermieristici alla luce delle mutate esigenze del Servizio sanitario nazionale. Dunque, se si dovesse ripartire da una formazione, da dove iniziare?

Innanzitutto, da una laurea triennale che prepari professionisti all’altezza delle richieste che i svariati contesti richiedono all’infermiere, in quanto non è più sostenibile che durante l’inserimento del neo-assunto si debbano trasmettere nozioni e concetti che dovrebbero essere già ben radicati al momento della discussione della tesi.

Capitolo formazione post-base

Inoltre, sarebbe auspicabile una formazione post-base che prepari i professionisti a inserirsi in specifici contesti clinici, risolvendo in questo modo il problema della “lavatrice”. In questo, una visione utopistica sarebbero i concorsi per area, ovvero l’acquisizione di personale nelle aree lavorative nelle quali l’infermiere si è preparato; il tutto si tradurrebbe in personale neo-inserito più motivato e preparato - cosa che adesso non è poi così scontata - e in un periodo di inserimento che possa realmente trasmettere da parte dell’esperto le competenze necessarie per rispondere alle richieste tecnico/assistenziali del contesto clinico.

Sempre in riferimento alla formazione post-base, un capitolo a parte è quello da riservare ai Master: osservando nel dettaglio questo argomento, sembra aprirsi un vaso di pandora fatto di una miriade di offerte formative differenti tra loro, anche all’interno della stessa tipologia.

In questo, si sta già lavorando per la definizione di requisiti formativi e metodologie didattiche che siano uniformi su tutto il territorio nazionale, risolvendo le difformità attualmente in essere. Sempre utopisticamente è diventato ormai necessario però un riconoscimento della formazione avanzata del professionista che, dopo aver frequentato un Master, deve essere messo nella posizione di possedere competenze e conoscenze maggiori (e qui la responsabilità deriva esclusivamente dalla formazione) sfruttabili nel contesto in cui opera e che siano contrattualmente riconosciute.

Altrimenti nel sistema attuale in cui sono presenti moltissimi Master, dei quali però pochi permettono un avanzamento economico o di posizione organizzativa, i professionisti saranno sempre meno incentivati a percorrere questa formazione. A maggiori competenze deve corrispondere una maggiore retribuzione, altrimenti il Master resta un importante bagaglio culturale messo a disposizione di chi vuole “investire” sulla propria cultura professionale.

La riformulazione della formazione base e post-base dell’infermiere sta sempre più diventando una necessità sentita da tutti: studenti, neolaureati, professionisti esperti, organizzazioni e pazienti stessi. Perché, non dimentichiamocelo: il fine ultimo della formazione è quello di assicurare al paziente un professionista che sia sempre all’altezza delle sue richieste clinico-assistenziali, dalle più semplici alle più complesse.

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Commenti (1)

sparapani

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3 commenti

Infermieri docenti

#1

Con laurea triennale in infermieristica più laurea magistrale in medicina si hanno i requisiti per diventare docenti ???