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Infermiera

Cinzia e il sogno di curare l'anima con la poesia in reparto

di Paola Botte

Quando una divisa incontra un animo sensibile è allora che nasce l'infermiere perfetto. È perfetto non perché non commette errori - quelli si sa, sono umani - ma lo è perché nella delicata professione infermieristica l'umanità guida tutto il resto, anche la competenza.

Cinzia, l'infermiera poetessa e la sua idea di terapia per l'anima

Cinzia Pescara, infermiera con la passione per la poesia

È proprio la sensibilità mostrata nelle piccole azioni quotidiane, come leggere una poesia ad un paziente, che fa la differenza e aiuta a guarire.

Cinzia Pescara è proprio così. Ciò che prevale del suo lavoro, oltre all'esperienza, è la grande capacità di coinvolgere con la propria passione emotiva amici e parenti, conoscenti e pazienti. Tutti allo stesso modo. Con e senza la divisa. Lei lo fa con il suo atteggiamento, ma anche scrivendo dei versi e recitandoli per chi in quel momento ne ha bisogno. Come una terapia che però cura anche l'anima.

Ho iniziato a scrivere all'età di 18 anni - racconta - una passione che nel tempo si è manifestata in più modi: con un diario segreto, biglietti di auguri personalizzati, lettere d'amore. Da quando sono infermiera, dal 2001, più volte ho dedicato poesie ai miei pazienti leggendole per loro. Gliele ho anche regalate. Dall'altro lato ho ricevuto enormi gratificazioni ed è quello che mi ha fatto andare avanti anche nelle difficoltà del mio lavoro.

Questa passione l'ha portata a partecipare a numerosi concorsi in tutta Italia, a conoscere personaggi famosi del mondo della scrittura come Mogol e Alessandro Quasimodo, figlio del celebre Salvatore e a ricevere riconoscimenti importanti.

E ogni volta che va in trasferta porta sempre con sé i suoi due figli ai quali ha dedicato il maggior numero delle sue poesie.

Ogni verso s'ispira a sensazioni che ho provato nella mia vita. Dall'esperienza di essere madre, alle sofferenze passate, ai ricordi legati a mio nonno, una delle persone più importanti della mia vita. Forse è proprio grazie a questo amore immenso che ho provato per lui che sento un legame particolare verso le persone anziane. Cerco di stimolarle al racconto della loro vita, di cose perdute che è bello ricordare

Per quanto riguarda l'assistenza vera e propria Cinzia sostiene che non bisogna mai dimenticare che il paziente dal letto vede le cose in modo diverso, a volte più grandi o gravi di quelle che sono, rispetto a come le vedono i sanitari.

Anche una piccola attenzione può fare la differenza, ad esempio - dice - trovare il tempo di porgere un fazzolettino ad un allettato che ce lo chiede può cambiargli l'umore e la giornata. Quindi il messaggio che voglio trasmettere a tutti i colleghi è quello di non arrendersi mai di fronte alle difficoltà e a chi vorrebbe farci perdere la passione per questo lavoro. È vero che la nostra professione sta vivendo un periodo complicato, però credo che per amore del paziente dobbiamo fare un piccolo sacrificio e andare avanti con amore.

Solidarietà e comprensione dunque per migliorare la vita del malato. Ma anche progetti innovativi da portare in corsia come ci spiega lei stessa.

Il mio sogno è quello di portare la lettura in reparto. Spesso, lì dove ci sono realtà in cui mancano anche le televisioni, l'unico momento di svago per i degenti è quello di scambiare due parole con noi o, per chi è fortunato, con i famigliari. Regalare altre occasioni come la lettura di poesie, non solo mie chiaramente, potrebbe aiutarli a distrarsi e a reagire meglio alle cure

L'infermiera non ha potuto ancora rivelarci nulla, perché è troppo presto per sbilanciarsi, ma dalle sue parole abbiamo intuito che il progetto è piaciuto e che potrebbe essere accolto da qualche struttura.

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