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Testimonianze

La salute del popolo sia la suprema delle leggi

di Monica Vaccaretti

A niente serve spiegare le evidenze scientifiche, informare sulle direttive delle circolari ministeriali, ascoltare paure ingiustificate e convinzioni sbagliate. Alla fine, se ne vanno quasi tutti, senza essersi sottoposti alla vaccinazione, con la loro convinzione incrollabile. È questo quello che succede ogni giorno negli hub vaccinali, quando i no vax si mettono in fila e attendono il loro turno per un colloquio con il medico vaccinatore responsabile. Ma la loro battaglia non regge di fronte ai tribunali.

L’irriverenza dei no vax negli hub vaccinali

La battaglia dei sanitari no-vax non regge davanti alla legge

Il pensiero va così spontaneamente ai 124 operatori sanitari – medici, infermieri ed oss - che nella mia Ulss non si sono ancora vaccinati. In Italia sono migliaia. Sono convinti di essere nel giusto o forse hanno semplicemente addosso la stessa atavica paura che può avere, comprensibilmente, una persona ignorante nel senso di uno che non sa e non capisce. Ma un sanitario, che si dà per scontato che sappia e capisca quel che è il suo mestiere, non ha giustificazioni per non aderire alla vaccinazione. Nel momento in cui depone la sua scienza, sceglie di diventare come qualsiasi persona non competente. Sceglie di togliere la divisa e di non fare la sua parte nella storia, dapprima della sua vita. Quello che mi inquieta è che, se interrogati sul perché del loro agire, portano avanti gli stessi cavalli di battaglia della popolazione no vax. Dalla chimera del vaccino sperimentale fatto in tempi troppo brevi al non so cosa c'è dentro. Non sono neanche in grado di spiegare con parole proprie i concetti diffusi da altri. Per questo è inaccettabile che abbiano lasciato la scienza per dare voce alla loro coscienza distorta. Per impugnare una battaglia, che è diventata un credo, anche davanti ai tribunali, incredibilmente convinti di vincere.

Dura lex sed lex, dicevano i latini. E Marco Tullio Cicerone sentenziava che la salute del popolo sia la suprema delle leggi e che la giustizia dà a ciascuno il suo.

Gli antichi sostenevano che il diritto è l'arte di ciò che è giusto ed equo, che non è data interpretazione della legge laddove vi è chiarezza, che le leggi non vengono emanate nell'interesse di singole persone ma nell'interesse generale

Mi piace pensare che il rigore giuridico e la sapienza antica che accompagnano la nostra giurisprudenza siano stati principi basilari nelle due sentenze dei giudici lombardi che si sono espressi qualche giorno fa in merito all'obbligo vaccinale per i sanitari. Il Tribunale Amministrativo Regionale ha respinto tutte le istanze dei sanitari no-vax, che dallo scorso aprile 2021 portavano avanti una battaglia legale. La decisione del TAR ha posto fine così ai numerosi ricorsi che sono stati presentati davanti alla Legge per avvalorare posizioni e convinzioni, singole e collettive, non supportate da evidenze scientifiche e da tesi solide e inconfutabili.

Pertanto la lesione delle libertà di autodeterminazione e di esercizio dell'attività lavorativa dai sanitari, rivendicata dalla parte querelante, non sussiste. Non vi è inoltre alcuna discriminazione. Viene respinta anche ogni richiesta di annullamento dell'obbligo vaccinale e nessun risarcimento danni è giustificato. Non vi è inoltre alcun contrasto dell'articolo 4 del Decreto Legge n.44/2021 con alcuni articoli della Costituzione Italiana, della Carta dei diritti fondamentali dell'Unione Europea e della Convenzione Europea dei diritti dell'uomo perché l'intervento sanitario in tema di vaccinazioni obbligatorie è regolato esclusivamente dalla normativa interna degli stati membri.

Già a dicembre 2021 si era espresso il TAR di Bologna stabilendo che il rifiuto di sottoporsi alla vaccinazione obbligatoria, come sancito dalla legge 76 del 2021, in correlazione ad alcune patologie ha una incompatibilità non veritiera con il vaccino. E a settembre 2021 la sentenza 261/2021 del TAR del Friuli Venezia Giulia affermava che l'obbligo vaccinale per i sanitari non contrasta con la Costituzione.

Anche la sentenza del Consiglio di Stato n. 7045 del 20 ottobre 2021 ha respinto tutte le istanze presentate con ricorso collettivo da alcuni sanitari della Regione Autonoma del Friuli Venezia Giulia ed ha altresì sottolineato che la vaccinazione costituisce requisito essenziale per l'esercizio della professione e per lo svolgimento delle prestazioni lavorative dei soggetti obbligati. Inoltre, ha ribadito che la vaccinazione obbligatoria selettiva risponde ad una chiara finalità di tutela non solo e anzitutto di questo personale sui luoghi di lavoro e dunque a beneficio della persona, secondo il già richiamato principio personalista, ma a tutela degli stessi pazienti e degli utenti della sanità, pubblica e privata, secondo il principio di solidarietà, che anima anch'esso la Costituzione, e più in particolare delle categorie più fragili e dei soggetti più vulnerabili che sono bisognosi di cura ed assistenza, spesso urgenti, e proprio per questo sono di frequente o di continuo a contatto con il personale sanitario o sociosanitario nei luoghi di cura ed assistenza.

La sentenza del Consiglio di Stato – pur riconoscendo che l'obbligatorietà della vaccinazione implica un delicato bilanciamento tra due fondamentali valori, quello dell'autodeterminazione e quello della salute quale interesse collettivo - ha inoltre precisato che la legge impositiva di un trattamento sanitario non è incompatibile con l'articolo 32 della Costituzione: se il trattamento è diretto non solo a migliorare e a preservare lo stato di salute di chi vi è assoggettato ma anche a preservare lo stato di salute degli altri; se si prevede che esso non incida negativamente sullo stato di salute di colui che è obbligato, salvo che per quelle sole conseguenze che appaiono normali e pertanto tollerabili.

In questi ultimi giorni il Consiglio di Stato ha posto fine ai ricorsi contro l'obbligo vaccinale per i docenti. L'obbligo è legittimo, vale per tutte le categorie professionali alle quali è stato imposto, pertanto la legge, che è uguale per tutti, vale anche per le Forze dell'Ordine.

Infermiere

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