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Infermiere

La libera professione quanto (e quando) conviene?

di Carlo Leardi

L’infermiere che lavora in regime di “libera professione”, è diventato ormai da un po’ di anni una figura che spesso è possibile ritrovare ad operare in diverse strutture, pubbliche o private. La possibilità di esercitare la libera professione infermieristica, è diventata quindi un’opportunità di lavoro cui spesso molti infermieri ricorrono (o sono costretti a ricorrere) per intraprendere la loro attività lavorativa. Cerchiamo di chiarire alcuni dubbi sugli aspetti che caratterizzano tale modalità di lavoro.

Libera professione infermiere

che strada prendere

Le perplessità nascono, il più delle volte, dall'assenza di conoscenze specifiche in ambito economico e previdenziale ma soprattutto dalla reale convenienza che deriverebbe dal cominciare ad esercitare in regime di libera professione.

Molte offerte di lavoro, soprattutto in questo attuale periodo di crisi , ricercano infermieri disposti a lavorare con tale modalità contrattuale, ma attenzione: non tutte le offerte sono “convenienti” dal punto di vista economico e assicurativo.

La prima mossa da fare, quando si è liberi professionisti, è recarsi presso una sede dell’Agenzia delle Entrate ed aprire la partita iva. Le spese per questa pratica, si aggirano tra le 100 e le 150 euro, i quali dovranno essere versati direttamente dall'infermiere titolare della partita iva alla suddetta agenzia.

E’ obbligatorio dotarsi di una copertura assicurativa con una spesa media di 100 euro. L'importo può variare a seconda delle condizioni che vengono proposte all’assicurato.

Vige altresì l’obbligo di iscrizione all’Ente Nazionale di Previdenza e Assistenza della Professione Infermieristica (ENPAPI). Il contributo obbligatorio soggettivo per ogni iscritto è per il 2013 pari al 13% del reddito netto professionale (al netto delle spese ma al lordo della ritenuta d’acconto) da lavoro autonomo conseguito nell’anno di riferimento, e risultante dalla relativa dichiarazione dei redditi. È in ogni caso dovuto un contributo soggettivo minimo pari, per l'anno in corso, ad euro 970,00 annui.

Questo importo potrà essere rivalutato annualmente dal Consiglio di Amministrazione in base alla variazione annua corrispondente all’indice dei prezzi al consumo per le famiglie di operai e impiegati calcolato dall’ISTAT.

Il libero professionista dovrà versare anche le tasse dovute allo Stato in base alla propria fascia di reddito. Da tutto ciò nasce l’esigenza di affidarsi ad un dottore commercialista che curi l’aspetto economico/previdenziale, considerando anche le spese che l'infermiere dovrà sostenere per le consulenze ed i servizi offerti.

Poniamo il caso di un titolare/associato ad uno studio infermieristico. L'acquisto di materiale come aghi, garze, pinze, nonché lo smaltimento dei rifiutispeciali coprono un’altra fetta delle spese che il professionista dovrà affrontare. Non meno importante è l'aggiornamento obbligatorio (corsi ECM) da svolgere a proprie spese.

Detto ciò, l’ente, la ditta, la cooperativa o i pazienti che si rivolgeranno all’infermiere libero professionista, retribuiranno il suddetto che rilascerà loro regolare fattura. Va tenuto presente che, per una maggiore "sicurezza contabile" da ogni singolo importo fatturato, tenuto conto di tutte le spese sopra citate, occorrerà “togliere”  il 40/45%.

A conti fatti l'infermiere che intraprende la propria attività in regime di libera professione dovrà preventivare un esborso annuo di 2500/3000 euro circa. Tutto ciò per il primo anno di attività, poichè ovviamente le spese potrebbero variare (anche notevolmente) in maniera proporzionale con gli introiti annuali.

Ne vien fuori che per avere una retribuzione mensile nella media con quella dei colleghi italiani di 1500 euro/mese, ogni libero professionista dovrebbe emettere fatture per un totale di circa 2000/2500 euro ogni mese. 

Bisogna tener presente che ogni acquisto di materiale che l'infermiere effettuerà, i costi per le attrezzature e per tutto ciò che potrebbe essere utile al fine dell'espletamento della propria attività lavorativa, potranno essere "detratti" : a tal fine, ogni singolo acquisto dovrà presentare relativa fattura.
Purtroppo in molti casi, a meno che non vi sia un grosso giro d'affari, difficilmente tali importi risulteranno essere "determinanti" in sede di dichiarazione dei redditi. 

Si tenga inoltre presente, che il lavoratore libero professionista, è in genere meno "tutelato" per quanto concerne i periodi di eventuali malattia o ferie: questi ultimi non verranno affatto retribuiti come accade per i lavoratori dipendenti.

La crisi che il mercato del lavoro sta vivendo, ha contribuito a far moltiplicare le offerte di lavoro indirizzate ad infermieri liberi professionisti facendo si che la libera professione sia diventata una scelta molto praticata da tutti quei colleghi in cerca di occupazione.

Alla luce di tutte le spese su indicate, sarebbe conveniente che ogni libero professionista si soffermasse a valutare attentamente le offerte di lavoro che gli si presentano, ricordando sempre che nella maggior parte dei casi gli importi riportati negli annunci di lavoro, riguardano cifre lorde, alle quali andrebbe sottratta la percentuale su menzionata.

A fronte di tali problematiche, la libera professione consente al professionista una maggiore flessibilità nell'organizzazione del proprio lavoro nonchè la possibilità di poter prestare la propria opera non solo presso un unico datore di lavoro, come invece accade per il lavoratore dipendente.

Occorre però, è bene ribadirlo, effettuare un'attenta valutazione al fine di non ritrovarsi difronte a spiacevoli sorprese, soprattutto in sede di dichiarazione dei redditi.

L'invito rivolto a tutti i colleghi che decideranno di optare per la libera professione è quindi quello di avvalersi della consulenza di un buon dottore commercialista che possa chiarire nel dettaglio ogni singolo dubbio relativo a tale modalità di lavoro. 

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