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Lavorare come OSS

UK, un posto per Oss specializzati

di Paola Botte

Nurse Assistant. Si chiama così, nel Regno Unito, l'equivalente dell'Operatore Socio Sanitario Specializzato italiano. Quella figura, non più tanto nuova, prevista quattordici anni fa dalla Conferenza Stato-Regioni del 16 gennaio 2003, capace di svolgere, oltre alle funzioni di base, anche la somministrazione per via naturale, intramuscolare e sottocutanea della terapia prescritta.

Cinzia, Osss: In Inghilterra ho trovato tutto un altro mondo

Cinzia, Osss in Inghilterra

Una figura di supporto infermieristico che però nel nostro Paese non è mai stata utilizzata, se non in rari casi ed in pochissime strutture, lasciando in sospeso numerose qualifiche ottenute con sacrifici di tempo e denaro.

A parlarcene è Cinzia, un Operatore Socio Sanitario con formazione complementare trasferitasi in Inghilterra sette mesi fa, con il sogno di potere finalmente sfruttare e mettere in pratica il titolo acquisito diversi anni fa.

La mia esperienza nel mondo dell'assistenza è iniziata circa vent'anni fa, quando a seguito di un grave lutto in famiglia ho deciso di frequentare il corso di OSA a Firenze. - racconta Cinzia - Da lì, ho cominciato a fare assistenza a domicilio tramite una cooperativa e successivamente in una RSA per utenti con grossi problemi mentali.

Nel frattempo ho continuato a studiare e sono diventata animatrice di comunità. Un lavoro che mi ha dato enormi soddisfazioni, sebbene per certi versi estenuante. Soprattutto per quanto riguarda il rapporto con alcuni OSA che deridevano le attività di noi educatori e che non vedevano l'ora di finire il loro turno per tornare a casa.

Io però ho continuato per la mia strada, ottenendo molti risultati sia per gli utenti della struttura che per la mia vita professionale. Non mi sono mai fermata, ho preso una certificazione in psicologia dello sviluppo al Meyer di Firenze, ho seguito un breve corso sui pazienti colpiti da Parkinson e Alzheimer e nel 2009 ho preso cinque mesi sabatici dal lavoro per frequentare un corso intensivo di lingua inglese a Vancouver.

Il ritorno in Italia non è stato facile per Cinzia. A lavoro le avevano tolto alcune responsabilità e proposto di passare al part-time, senza tenere in considerazione i suoi sviluppi professionali.

In Italia non ho mai avuto la sensazione che progredire fosse considerato importante. Ogni sforzo che ho fatto per migliorare le mie competenze, non è quasi mai stato apprezzato a pieno dal mondo del lavoro, anzi molte volte è stato visto come una perdita di tempo.

Per fortuna, sono una persona determinata e non mi sono lasciata scoraggiare. Nel 2012, dopo avere seguito un corso relativo alle emergenze umanitarie a Liverpool, sono tornata in Italia e mi sono iscritta al corso di Infermiera Volontaria della Croce Rossa Italiana.

Del corso, durato due anni, Cinzia ricorda con molto piacere ogni momento trascorso a lezione e in reparto. Durante il tirocinio, ha avuto l'opportunità di conoscere, confrontarsi e lavorare con infermieri dei reparti di medicina e chirurgia d'urgenza.

Alla fine del corso, Cinzia ha ottenuto la qualifica civile di Operatore Socio Sanitario Specializzato e facendo affidamento sulla Conferenza del 2003 ha iniziato a cercare lavoro.

Le uniche offerte di lavoro che ha trovato, però, erano rivolte soltanto agli Oss. Nessuna struttura cercava Oss specializzati. Inoltre non ha potuto partecipare a nessun concorso, perché esiste ancora di fatto un grosso gap burocratico che lascia la libertà alle regioni di non riconoscerle il titolo acquisito con la Croce Rossa, nonostante il Ministero della Salute parli molto chiaro e l'abbia non solo previsto, ma anche convalidato.

Oltre a questo, Cinzia ha subito una grossa delusione anche dal mondo universitario di Milano, città natale della donna, che per accedere al corso di laurea in infermieristica non le ha riconosciuto nessun credito delle materie studiate durante i due anni di corso come Infermiera Volontaria. Cosa che, sulla carta, sarebbe prevista.

Alla fine, dopo tutti questi no, consapevole di avere investito tanto nella formazione professionale, ho deciso di fare il grande passo e all'età di quasi cinquant'anni mi sono trasferita a Londra. In Italia ho fatto alcuni colloqui e poi sono stata rimandata ai recruiters inglesi tramite skype, che dopo aver letto il mio curriculum e parlato con me sono rimasti entusiasti.

La cosa che mi ha sorpreso è che per loro tutte le esperienze della mia vita, anche i momenti in cui non ho lavorato per formarmi, sono importanti. Gli anni di studio o di volontariato hanno un enorme valore. In Italia, al contrario, sono spesso stata valutata male per questo, come una persona a cui non piace lavorare.

Dall'Inghilterra sono arrivate contemporaneamente quattro offerte di lavoro da agenzie diverse e ovviamente ho scelto quella con la paga più alta. Anche perché l'health care assistant non è molto ben retribuito, circa 8 sterline l'ora, se si considerano lo stile di vita e le spese.

Sebbene mi ritenessi già fortunata, il caso ha voluto giocare ulteriormente a mio favore. Dopo aver firmato il primo contratto, sono stata contattata dall'ennesimo recruiter che però questa volta mi diceva qualcosa di molto interessante. Ossia che visto il mio c.v. la figura professionale che io rappresentavo era esattamente il nurse assistant e non il semplice assistente di cura. Improvvisamente mi si è aperto un mondo.

Tutte le mie battaglie per il riconoscimento del titolo in Italia erano state ripagate in Inghilterra dove, essendo più avanti di noi su certe cose, avevano già previsto una figura come quella che nel nostro Paese sembra invece non trovare spazio

Oggi Cinzia lavora per un gruppo privato, che viste le sue competenze le offre una paga di 11 sterline l'ora ed è solo l'inizio. Infatti, grazie alle numerose certificazioni obbligatorie che i lavoratori inglesi devono ottenere, c'è la possibilità di aumentare di livello e avere un maggiore riconoscimento economico.

Lo stipendio non è tutto. La cosa più importante per me è avere ottenuto il riconoscimento del titolo e la possibilità di migliorare. In Inghilterra, a cinquant'anni, non mi sento vecchia. In sette mesi ho frequentato sei brevi corsi professionali, che vanno dal primo soccorso alle medicazioni e le mie competenze sono in costante crescita.

Il mio consiglio per gli Osss o per chiunque lavori nel mondo dell'assistenza e non si sente valorizzato, è di avere coraggio e provare questa esperienza. Si può senz'altro arrivare a livelli di responsabilità e sviluppi di carriera che in Italia ci sogniamo.

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