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Giornata dell’ostetrica, basilare investire nella professione

di Massimo Canorro

Nell’ambito delle celebrazioni la Fnopo rimarca l’importanza di programmare e attuare politiche sanitarie e di welfare appropriate e sicure, mediante un maggiore investimento sulla professione ostetrica per il suo ruolo strategico. E il rapporto mondiale 2021 sulla professione lancia l’allarme: L'assistenza erogata dall’ostetrica/o con risorse complete entro il 2035 potrebbe evitare il 67% delle morti materne, il 64% delle morti neonatali e il 65% dei nati morti.

5 maggio, FNOPO: investire sulle ostetriche migliora la salute di tutti

Ricorre oggi, 5 maggio, la Giornata internazionale dell’ostetrica che esordì nel 1991. Sono trent’anni, dunque, che la ricorrenza viene osservata in oltre 50 nazioni in tutto il mondo.

Non fa eccezione l’Italia, dove la Federazione nazionale degli ordini della professione di ostetrica (Fnopo) – in rappresentanza delle 21mila ostetriche/i a livello nazionale – rimarca l’importanza di un appuntamento che rappresenta anche un doveroso momento di raccoglimento. La stessa pandemia ha fatto emergere il valore dell’assistenza ostetrica e neonatale territoriale, che si realizza attraverso la presa in carico delle donne da parte delle ostetriche/ci e il potenziamento dei servizi di prevenzione nel periodo perinatale ed in ogni singola fase della vita della donna.

Dunque, la Fnopo – che per l’edizione 2021 della Giornata internazionalmente dedicata all’ostetrica/o ha ideato un logo dedicato, un video celebrativo nonché promosso una serie di eventi e iniziative realizzati dagli Ordini territoriali – ritiene che celebrare questa Giornata non è solo un appuntamento da calendario, ma significa soprattutto rimarcare l’importanza dell’assistenza qualificata e basata su evidenze scientifiche erogata dall’ostetrica/o: professionista adeguatamente formata nelle scienze ostetrico neonatali e ginecologiche, con un ruolo chiave storico per la salute delle donne, delle madri, dei neonati, delle famiglie e della comunità.

Follow the data: invest in midwives

Ideata dalla Confederazione Internazionale delle Ostetriche (ICM, International Confederation of Midwives) nel corso della conferenza olandese del 1987, la Giornata conferma come – oggi più che mai – la professione venga chiamata a confrontarsi con nuovi scenari di salute e ad affrontare le sfide che ne derivano. A supporto e a tutela delle donne.

Senza mai dimenticare, e così recita lo slogan coniato per la celebrazione del 2021 (“Follow the data: invest in midwives”) l’importanza di focalizzarsi sulle evidenze scientifiche che dimostrano come investire nelle ostetriche/ci migliori gli esiti di salute materno-feto/neonatali. E proprio Franka Cadée e Sally Pairman, rispettivamente presidente e Ceo di ICM, illustrano: È tempo che i governi riconoscano le prove che circondano l’impatto vitale e salvavita dell’assistenza guidata dalle ostetriche e agiscano in base alle raccomandazioni del rapporto SoWMy. Il riferimento è al report 2021 “State of World Midwifery” dell’Unfpa (il Fondo delle nazioni unite per la popolazione, l’agenzia delle Nazioni Unite per la salute sessuale e riproduttiva) dell’Oms (l’Organizzazione mondiale della sanità), della stessa Confederazione Internazionale delle Ostetriche e dei partner, che valuta tanto la forza lavoro dell’ostetricia quanto le risorse sanitarie correlate in 194 paesi.

Stiamo parlando di professionisti il cui lavoro è imprescindibile nell’assistenza alla gravidanza, al periodo del parto e post partum, all’individuazione dei segni precoci della depressione post partum, che corre il pericolo di divenire un fenomeno diffuso per via delle fragilità e della solitudine di tante donne che vivono una nuova fase della loro esistenza; una fase splendida, ma anche densa di mutamenti fisici ed emotivi. Mamme non di rado poco supportate dal contesto familiare, spesso in condizioni economiche e lavorative insoddisfacenti.

Ostetriche, ad oggi ne mancano 900mila

Nell’ambito della Giornata Internazionale delle Ostetriche, il nuovo rapporto 2021 lancia l’allarme: l’assistenza provvista dall’ostetrica/o con risorse complete entro il 2035 potrebbe evitare il 67% delle morti materne, il 64% delle morti neonatali e il 65% dei nati morti. E ancora, potrebbe salvare circa 4,3 milioni di vite ogni anno. Ad oggi, infatti, il mondo sta affrontando una carenza di 900.000 professionisti.

La crisi pandemica – che avrebbe dovuto far comprendere l’importanza di implementare politiche e di realizzare investimenti per fornire sostegno e protezioni migliori – ha soltanto inasprito queste problematiche. Rispetto all’ultimo rapporto sullo stato dell’ostetricia mondiale (2014), i progressi sono ancora troppo lenti; si stima che la situazione avrà un leggero migliorante entro il 2030.

Condurre maggiori investimenti nella formazione, nella fornitura di servizi guidati di professionisti troppo spesso sottostimati nel loro ruolo – che ogni giorno lavorano nei setting assistenziali ospedalieri, territoriali, pubblici, privati e come liberi professionisti – affinché possano esprimere, ancora di più, il loro potenziale. In primis, per contribuire a una migliore salute, all’uguaglianza di genere, allo sviluppo economico.

Dunque, una politica sanitaria più inclusiva a livello internazionale, come spiega Natalia Kanem, direttore esecutivo dell’Unfpa: Il rapporto sullo stato dell’ostetricia mondiale lancia l’allarme: il mondo ha impellente necessità di 1,1 milioni di operatori sanitari in più per fornire assistenza sanitaria sessuale, riproduttiva, materna, neonatale e adolescenziale, e l’80% di questi operatori sanitari essenziali mancanti sono del comparto ostetrico. Di fatto, un professionista capace e ben addestrato può avere un grande impatto sulle donne in gravidanza e sulle loro famiglie, un impatto spesso trasmesso da una generazione all’altra, prosegue.

Sulla stessa scia la Fnopo che aveva chiesto al governo Draghi di inserire anche le ostetriche tra i professionisti vaccinatori potenziando così il piano vaccinale), convinta che prestare attenzione a questi dati significa programmare e attuare politiche sanitarie e di welfare appropriate e sicure, mediante un maggiore investimento sulla professione ostetrica per il suo ruolo strategico.

Perseguendo modelli virtuosi in grado si sviluppare un vero e proprio empowerment di comunità. Ad esempio, l’implementazione del modello di “Ostetrica di famiglia e di comunità” nel Servizio sanitario regionale/Servizio sanitario nazionale che mira a realizzare un sicuro presidio di assistenza continua ed una costante interfaccia con le diverse organizzazioni pubbliche e del privato sociale, consultori famigliari pubblici e privati, scuole e servizi sociali, punti nascita e università, medici di medicina generale nonché pediatri di libera scelta.

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