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Emergenza-Urgenza

Als in caso di paziente ipotermico

di Alessandro Valentino

L’ipotermia, condizione per la quale la temperatura corporea interna è inferiore a 35°, rientra nelle circostanze speciali dell’Als, per le quali l’arresto cardiaco o il periarresto richiedono un trattamento aggiuntivo e/o diversificato.

Als, il protocollo in circostanze speciali: Ipotermia

soccorso alpino al lavoro

Si parla di ipotermia quando la temperatura corporea interna è inferiore a 35°C e viene classificata come:

  • lieve, per temperatura fino a 32°C
  • moderata, fino a 30°
  • grave, se inferiore a 30°C.

In un paziente in ACR la presenza di ipotermia, pur potendo esserne la causa, svolge un effetto protettivo sull’encefalo dovendo quindi incentivare ad attuare un intervento rianimatorio particolarmente lungo ed intenso, tanto da non poter diagnosticare il decesso finché, come da noto assioma, “il paziente ipotermico non sia morto e caldo”.

Esistono in letteratura case report di pazienti in ACR da ipotermia dimessi senza sequele neurologiche dopo oltre 6 ore di intervento rianimatorio.

Da tenere presente che il cuore ipotermico può non rispondere ai nostri presidi terapeutici fino a quando non sia stato riscaldato almeno fino a 30°, risultando pertanto insensibile sia alla somministrazione di farmaci che al pacing transcutaneo ed alla defibrillazione.

È quindi norma astenersi dal somministrare farmaci fino a quando con il riscaldamento attivo non sia siano raggiunti almeno i 30°; tra i 30 ed i 35°C le dosi dei farmaci dovrebbero essere dimezzate e gli intervalli temporali tra le varie somministrazioni raddoppiati.

Durante l’intervento rianimatorio è importante una costante monitorizzazione dei valori emogasanalitici.

Classicamente, all’abbassarsi della temperatura corporea l’attività cardiaca evolve in maniera abbastanza costante, passando inizialmente a bradicardia sinusale, che si modifica in fibrillazione atriale, fibrillazione ventricolare ed asistolia.

I ritmi non defibrillabili tendono solitamente a cardiovertirsi spontaneamente con l’innalzamento della temperatura corporea.

Le metodiche di riscaldamento attivo vanno dalla infusione di liquidi riscaldati fino a 40°C alla ventilazione con O2 riscaldato, al lavaggio gastrico, vescicale, pleurico e peritoneale con liquidi a 40°; il gold standard è rappresentato dal by-pass cardiopolmonare.

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