Nurse24.it
chiedi informazioni

modelli organizzativi

Intentional rounding, questo sconosciuto

di Redazione

L’organizzazione del lavoro infermieristico impatta significativamente sulla qualità delle cure ricevute. Modelli di cura olistici, centrati sul paziente e sul processo di nursing, hanno creato un focus sull’organizzazione diametralmente opposto alla routinarietà del “giro” (nurse rounding), una delle caratteristiche organizzative storicamente peculiari del lavoro infermieristico. L’affrancamento dai rituali e dalla routine ha provocato diffusamente l’abbandono dei roundings da parte degli infermieri: pesantemente criticati nei dibattiti degli anni 1970 e 1980, i giri routinari sono stati via via dismessi perché meccanici, arcaici e rappresentativi di una pratica “unthinking” e priva di reale evidenza scientifica.

Che cos’è l’intentional rounding

Da un lato, la crescente complessità dei pazienti ricoverati spesso richiede trattamenti di tipo intensivo rendendo prioritari gli interventi assistenziali con carattere di urgenza; dall’altro, la gran parte delle richieste riguarda i bisogni fondamentali dell’individuo, le necessità di carattere igienico/personale, la gestione del dolore, il comfort e la mobilizzazione.

Il livello di soddisfazione dei pazienti riguardo all’assistenza è direttamente proporzionale al grado di risposta ai loro bisogni; sovente i degenti non riconoscono le tempistiche con cui gli operatori riescono a rispondere alle loro richieste e sono inconsapevolmente portati a commettere azioni potenzialmente rischiose per la loro sicurezza come, ad esempio, alzarsi dal letto senza la dovuta sorveglianza.

L’intentional rounding (IR) è un approccio assistenziale strutturato e proattivo con cui infermieri ed operatori di supporto effettuano giri di controllo ad orari prestabiliti, per valutare e gestire i bisogni assistenziali dei propri pazienti in un’ottica di “safety care”. Definito anche “hourly rounding” o “comfort care”, trova il suo razionale in un contesto dove l’attenzione sempre crescente ai progressi tecnologici e alle procedure operative ha portato ad un impoverimento dell’essenza stessa del nursing.

Concettualizzato in USA da StuderGroup nel lontano 2007, promosso dal Primo Ministro Cameron nel 2012, pubblicizzato dal Chief Nursing Officer, da influenti “think tanks” e dal National Health Service inglese, l’IR è una pratica ormai consolidata in USA e in UK per migliorare gli outcomes assistenziali e la soddisfazione dell’utente, in termini di qualità della presa in carico e cure percepite.

I roundings intenzionali consistono nell’effettuare controlli regolari ai singoli pazienti, in genere ogni ora/due ore dalle 7 alle 20 e ogni 2 ore dalle 20 alle 7, in una prospettiva di “team working” e nel rispetto della privacy, delle esigenze di riposo e di tranquillità, anticipando e fornendo assistenza piuttosto che rispondere alla chiamata al campanello.

Il personale infermieristico e di supporto, in modo proattivo, interagisce con paziente e caregiver secondo una sequenza di azioni definite secondo lo schema delle 4 P, accertandosi che il paziente sia comodo e a suo agio e valutando il rischio di lesioni da pressione (positioning), verificando lo stato di comfort e valutando se il paziente necessita di variare la postura o ha bisogno di alzarsi per recarsi bagno, se necessita di cure igieniche o del cambio del pannolone, se ha sete, ecc. (personal needs), chiedendo al paziente di descrivere l’intensità del dolore, se presente, su una scala numerica/analogica (pain) ed accertandosi che i suoi effetti personali (campanello, telefono, occhiali, bicchiere, pantofole etc. ) siano facilmente raggiungibili e a portata di mano (possession).

Ogni giro si chiude chiedendo al paziente se ha altre necessità (C’è qualche altra cosa che posso fare per lei?) in modo tale da soddisfare ulteriori bisogni assistenziali altrimenti inespressi. L’effettuazione del round viene documentata compilando il format giornaliero opportunamente predisposto (IRC- Intentional Rounding Checklist), che consente la tracciabilità dei giri per ogni singolo paziente.

La letteratura internazionale è vasta e, ad oggi, la reale efficacia dei giri sui principali “nursing sensitive outcomes” (cadute accidentali, lesioni da pressione) è oggetto di studio; il dibattito tra i ricercatori rimane aperto, sia per quanto riguarda barriere e strategie favorenti la loro implementazione, sia per la reale utilità di documentarne l’effettuazione attraverso schede predisposte.

Intentional rounding, l’esperienza Azienda Ospedali Riuniti Marche Nord

Ad oggi, l’unica esperienza italiana di IR strutturato è stata condotta nel 2015 in una unità di degenza di Medicina Interna dell’Azienda Ospedali Riuniti Marche Nord di Pesaro, con esiti positivi, rilevanti per il livello della qualità assistenziale percepita dall’utenza e per il gradimento da parte degli operatori.

Riguardo al rispetto della privacy, alla cortesia, al supporto assistenziale e alla qualità dell’assistenza erogata, il gradimento di pazienti e cargiver ha raggiunto percentuali elevatissime (90-99%); per infermieri ed operatori di supporto è stata fornita un’assistenza più sicura e qualitativamente superiore (90-94%), le dinamiche comunicative inter ed intraprofessionali sono migliorate (95%) e la gestione tempo lavoro è stata ottimizzata (79%).

Le chiamate al campanello hanno subito variazioni degne di nota per causale, ma non dal punto di vista quantitativo e la riduzione dell’incidenza di cadute accidentali è risultata di minima entità. Il team assistenziale, pur esprimendo la necessità di apportare modifiche per una effettiva implementazione, ha riconosciuto all’unanimità il valore aggiunto della proattività dei giri (Frassini et al 2017).

Per valutare l’impatto dell’introduzione dell’IR nei reparti di Medicina Interna la Fondazione FADOI ha promosso un RCT randomizzato multicentrico: allo studio ha partecipato anche l’Azienda Ospedali Riuniti Marche Nord, l’arruolamento si è concluso ad aprile 2020 e i risultati saranno resi noti a breve.

L’assistenza diretta è il momento più significativo e rilevante della professione infermieristica, quello in cui si sviluppano gli elementi che la caratterizzano, quando, attraverso la presa in carico dei problemi dell’assistito, l’infermiere definisce una sua risposta peculiare e personalizzata.

Accoglienza e tutela sono principi fondanti dell’infermieristica e sono alla base dell’IR, una modalità assistenziale strutturata che non sovverte l’organizzazione del reparto, una buona pratica o, meglio, una pratica di buon senso che racchiude consapevolezza di causa e di intenti.

Il monitoraggio nell’arco della degenza giornaliera diventa l’aspetto qualificante dell’assistenza ed il controllo regolare fa sì che i pazienti si sentano rassicurati ed accuditi, accolti e, soprattutto, tutelati. L’IR rappresenta una soluzione flessibile, che può essere adattata allo staff e alle diverse situazioni e, pertanto, facilmente applicabile; ciò che più conta, in realtà, non è il vantaggio che il modello può apportare all’organizzazione, ma il fatto di priorizzare la sicurezza ed il comfort, migliorando significativamente il livello di soddisfazione dell’utenza.

  • Articolo a cura di Serena Frassini - Infermiera
Scopri i master in convenzione

Commento (0)