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Art Brut, l’arte al centro di Salute mentale

di Monica Vaccaretti

In occasione della Giornata Mondiale della salute mentale che si celebra il 10 ottobre, il Dipartimento di Salute Mentale dell'Ulss 8 Berica ha organizzato la 5° rassegna “Artefuori”. L'evento, a cura dell'artista Giorgio Fabbris, ha luogo grazie all'impegno dell'équipe sanitaria e socio assistenziale del Centro Diurno “S. Felice”. La rassegna, che sarà aperta al pubblico dal 7 al 15 ottobre presso il Parco S. Felice a Vicenza, è divisa in due sezioni. Nella prima “Arte e Art Brut, i poli complementari dell'arte” sono esposte le opere di pazienti talentuosi - Nicoletta Magnaguagno, Andrea Crestani e Antonio Meggiolaro. La seconda, “Percorsi d'Art Brut”, è una mostra collettiva del Laboratorio di pittura di S. Felice in cui espongono vari ospiti della struttura assistenziale, artisti che non sanno di essere tali. I pazienti non conoscono il valore di ciò che senza finalità è uscito dalla loro mente e genera meraviglia.

Schiette tracce dell'esserci e dell'esporsi così come si è

mani dipinte

Mettere in mostra il proprio vissuto è svelarsi dapprima al proprio Io interiore, dopo essersi parlati da soli per tanto tempo.

Da 35 anni il laboratorio artistico del Centro diurno dell'Ulss vicentina esprime la propria vitalità attraverso mostre, performance ed esperienze teatrali con incursioni nella poesia.

Gli operatori sanitari non insegnano disegno e pittura per curare attraverso l'arte, ma si mettono semplicemente a disposizione degli utenti dando loro, quando lo chiedono, fogli e colori per esprimere un impulso inspiegabile. Il laboratorio è caratterizzato dalla conduzione di operatori sanitari che si accostano agli utenti mettendo in pratica la teoria libertaria dell'Art Brut di Jean Dubuffet.

L'Art Brut è l'arte grezza e spontanea che non ha pretese culturali, realizzata da non professionisti. Nasce tra i pensionanti degli ospedali psichiatrici del secolo scorso che dipingono al di fuori delle norme estetiche convenzionali.

Secondo il pittore francese (1901-1985) psicotici, prigionieri, autodidatti e persone completamente indenni da cultura artistica possono diventare nuovi autori. Dalla scelta dell'argomento e del materiale sino al ritmo e al modo di esprimersi, gli artisti Brut traggono tutto dal loro profondo e non da stereotipi dell'arte classica o dell'arte di moda.

L'Art Brut non è tuttavia arte popolare o naif e non è banalmente paragonabile ai disegni dei bambini. Sono opere degne di valore, forse ancora più preziose della produzione dei pittori professionisti perché, creati nella solitudine e talvolta nell'emarginazione, nascono da impulsi creativi puri ed autentici, senza interferenza dell'acclamazione, della concorrenza e della promozione sociale.

La versione inglese dell'Art Brut è l'Outsider Art. In entrambe le forme le opere illustrano stati mentali estremi, idee non convenzionali, mondi di fantasia elaborati. Pertanto, esse rappresentano una ricchezza creativa inestimabile.

Poiché non è ancora del tutto superata una certa diffidenza per questo settore espressivo senza la quale l'arte tutta sarebbe incompleta e difettosa, gli organizzatori della rassegna del Dipartimento ospedaliero ritengono che sia necessario continuare a mostrare - e con ciò dimostrare - che all'interno di uno spazio “diverso” (come viene considerato un centro di salute mentale) possono essere realizzate pregevoli attività creative.

Anche il diverso sa esprimersi, anche se purtroppo il giudizio da parte del “normale” è globalmente, non solo a livello locale, tiepido e spesso permeato di sufficienza

Nella collettiva, che è viva al di là del bello e del brutto, si scopre la varietà. Viene evidenziato il valore dell'espressione individuale senza nessuna manipolazione. L'Art Brut espressa dagli utenti è endemica e fa emergere opere plurali esenti da tecniche scolastiche. Gli elaborati esposti, spiega il curatore, sono soprattutto delle schiette tracce dell'esserci e dell'esporsi così come si è, senza maquillage culturale.

Le figure dell'artista Magnaguagno sono corpi turbati, inquieti ma pieni di passione. Le sue figure ossessive sono agglutinate, dipinte con tratti taglienti per esprimere la loro precarietà. La tensione espressiva è straordinaria nella sua severità.

Dipingere, dipingere, dipingere è l'unico riscatto per evitare la rozzezza della vita. Sono più geometriche e semplici le figure del Meggiolaro che vanno a comporre un reticolo che racchiude un cromatismo ben calibrato raggiungendo un effetto caleidoscopico.

Per questo artista è appagante e confortante l'apparente ripetitività: accostando tutti gli elaborati come fossero grandi tessere colorate si forma un unico mosaico astratto. Con una tecnica che ricorda quella dei monaci amanuensi, la sua esecuzione pullula di vita pur nella sua pacatezza.

Il flusso creativo del Crestani è invece urgente. Le sue opere sono stravaganti. Hanno un automatismo mosso da un'energia arrivata da chissà quali profondità, non importa sapere se oscure o celestiali. Sono morfologicamente dei corpuscoli che fluttuano insieme a rare presenze antropomorfe, perdendosi in labirinti bidimensionali.

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