La disprassia è una difficoltà a pianificare ed eseguire movimenti coordinati, che compare nell'infanzia in bambini con intelligenza nella norma. Oggi si parla soprattutto di disturbo dello sviluppo della coordinazione (DCD): il bambino è goffo, lento a vestirsi, fatica con forbici, scrittura, palla e bicicletta. Interessa circa il 5% dei bambini e spesso continua in adolescenza.
Il DCD è un disturbo cronico e comune: la stima più citata è del 5-6% dei bambini (1). Una meta-analisi del 2024 su oltre 31.000 bambini lo ha trovato nel 5% dei casi, più nei maschi (7%) che nelle femmine (4%) (2).

Disprassia, condizione cronica che causa difficoltà nelle capacità motorie e nella coordinazione.
Disprassia e disturbo della coordinazione motoria: le differenze
I termini non sono sempre usati nello stesso modo. Le raccomandazioni internazionali usano disturbo dello sviluppo della coordinazione (DCD, Developmental Coordination Disorder) e notano che «disprassia» viene usato a volte come sinonimo, a volte in senso più ampio o diverso (1).
Nella letteratura italiana la disprassia evolutiva indica soprattutto una difficoltà a pianificare o richiamare il piano di un'azione, mentre il DCD riguarda l'esecuzione coordinata del movimento: un bambino con DCD non è sempre disprassico, ma nelle forme gravi le due difficoltà sono presenti insieme (3).
Segnali nel bambino disprassico: cosa osservare per età
I segni di solito si vedono presto, ma variano molto da un bambino all'altro (1,3).
| Età | Segnali da osservare |
|---|---|
| Primi anni | Ritardo nelle tappe motorie, come gattonare e camminare; goffaggine, cadute frequenti, oggetti che cadono di mano (3) |
| Scuola dell'infanzia | Difficoltà a vestirsi e allacciarsi, a usare forbici e colori, a prendere una palla; equilibrio incerto (1,3) |
| Scuola primaria | Scrittura lenta e poco leggibile, difficoltà negli sport e nel gioco di movimento, lentezza nelle attività quotidiane (1,3) |
| Adolescenza ed età adulta | Difficoltà a imparare nuove abilità motorie, come guidare; spesso problemi di organizzazione, attenzione e autostima (1) |
Conta come le difficoltà incidono sulla vita quotidiana: autonomia nella cura di sé, rendimento a scuola, gioco e tempo libero (1). La scrittura va valutata a parte, perché coinvolge anche il linguaggio (1).
Cause della disprassia e fattori di rischio nei bambini
Le cause non sono del tutto chiare. Le ricerche indicano differenze nelle aree del cervello che controllano il movimento, come cervelletto, gangli della base e lobi parietali e frontali (2). Il DCD è molto più frequente nei bambini nati pretermine (18% contro 6% dei nati a termine) e in quelli di peso molto basso alla nascita, sotto 1.250 g (31%) (2): questi bambini andrebbero seguiti con controlli regolari (2).
La mancanza di esercizio non causa il DCD: anzi, se le difficoltà sono dovute solo alla mancanza di occasioni per fare pratica, la diagnosi non si può porre (1).
Diagnosi della disprassia: criteri, età e specialisti coinvolti
Per la diagnosi di DCD devono essere presenti quattro criteri: abilità motorie molto al di sotto di quanto atteso per l'età e per le occasioni avute di impararle; difficoltà che interferiscono in modo importante con la vita quotidiana e la scuola; nessun'altra condizione medica, neurologica o psicologica che le spieghi meglio; esordio nell'infanzia (1).
A causa della grande variabilità dello sviluppo motorio, prima dei 5 anni la diagnosi si pone solo nei casi gravi, con due valutazioni a distanza di almeno 3 mesi (1). La valutazione è multidisciplinare, con neuropsichiatra infantile o neurologo pediatra, psicologo e terapisti; uno dei test più usati è la Movement Assessment Battery for Children (MABC-2) (1,3).
Disprassia, ADHD e altri disturbi che spesso si presentano insieme
Il DCD si associa spesso ad altri disturbi del neurosviluppo. L'ADHD è il più frequente: circa la metà dei bambini con DCD ha anche un ADHD, e viceversa (1). Sono comuni anche i disturbi del linguaggio e dell'apprendimento, come dislessia, disortografia, disgrafia e discalculia (3). Approfondimento: ADHD.
Le difficoltà motorie hanno anche conseguenze emotive e sociali: negli adulti con DCD sono frequenti difficoltà di attenzione e organizzazione, ansia, sintomi depressivi e bassa autostima (1).
Trattamento della disprassia e aiuto a scuola e a casa
Le raccomandazioni internazionali indicano gli approcci orientati all'attività e alla partecipazione: si allenano direttamente le abilità che servono al bambino nella vita di tutti i giorni, per esempio con il task-specific training, il Neuromotor Task Training o il metodo CO-OP (1). I videogiochi di movimento possono essere un supporto in più (1). Le prove sull'efficacia dei singoli programmi sono però ancora di qualità limitata (4).
Nella maggior parte dei casi le difficoltà proseguono in adolescenza: dal 50 al 70% dei bambini continua ad avere problemi motori (1). Gli adattamenti a scuola e gli obiettivi da allenare a casa vanno concordati con i terapisti, partendo dalle attività che contano di più per il bambino (1). Il pediatra e l'infermiere di famiglia o di comunità possono cogliere i segnali precoci, soprattutto nei bambini nati pretermine, e orientare la famiglia verso la neuropsichiatria infantile (2).
Domande frequenti
Cos'è la disprassia?
È una difficoltà a pianificare ed eseguire movimenti coordinati, presente dall'infanzia in bambini con intelligenza nella norma. Oggi si parla soprattutto di disturbo dello sviluppo della coordinazione (DCD).
Quali sono i segnali di un bambino disprassico?
Goffaggine, cadute frequenti, difficoltà a vestirsi, allacciarsi, usare le forbici, prendere una palla o andare in bicicletta, scrittura lenta e poco leggibile.
A che età si può fare la diagnosi di disprassia?
Di solito dopo i 5 anni; prima si pone solo nei casi gravi, con due valutazioni a distanza di almeno 3 mesi.
La disprassia passa crescendo?
Spesso no: in molti bambini le difficoltà motorie continuano in adolescenza, ma con l'aiuto giusto si imparano strategie per gestirle.
Chi fa la diagnosi di disprassia?
Il neuropsichiatra infantile o il neurologo pediatra, insieme a psicologo e terapisti, con test standardizzati come la MABC-2.
Bibliografia
- Blank R, Barnett AL, Cairney J, et al. International clinical practice recommendations on the definition, diagnosis, assessment, intervention, and psychosocial aspects of developmental coordination disorder. Dev Med Child Neurol. 2019;61(3):242-85. Disponibile su: https://doi.org/10.1111/dmcn.14132
- Li H, Ke X, Huang D, et al. The prevalence of developmental coordination disorder in children: a systematic review and meta-analysis. Front Pediatr. 2024;12:1387406. Disponibile su: https://doi.org/10.3389/fped.2024.1387406
- Zoia S, Borean M, Blason L, et al. Il disturbo di sviluppo della coordinazione: chiarificazioni per la diagnosi. Psicologia Clinica dello Sviluppo. 2010;14(1):33-54. Disponibile su: https://www.airipa.it/wp-content/uploads/2013/04/DCMZoia-1.pdf
- Miyahara M, Hillier SL, Pridham L, Nakagawa S. Task-oriented interventions for children with developmental co-ordination disorder. Cochrane Database Syst Rev. 2017;7(7):CD010914. Disponibile su: https://doi.org/10.1002/14651858.CD010914.pub2
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