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Infermiera e campionessa mondiale, la storia di Sara Naldi

di Silvia Ancona

Si chiama Sara Naldi, viene da Monghidoro e, da poco, è diventata campionessa mondiale di Powerlifting, una disciplina di forza basata su tre tipi di sollevamento: panca, squat e stacco. Ma in pochi sanno che Sara, accanto a questo sport, ha un’altra grande passione che sta cercando di trasformare nella sua professione: essere infermiera. Si è iscritta ad Infermieristica due anni fa e, attualmente, sta svolgendo il suo tirocinio presso il Policlinico Sant’Orsola di Bologna. Il suo cuore è quindi diviso in due fra uno sport e un lavoro che sembrano tanto distanti, ma che agli occhi di Sara non lo sono poi così tanto.

Infermieristica e Powerlifting: la forza del gruppo e della costanza

Studia per diventare infermiera e a soli 21 anni ha vinto la medaglia d’oro ai Campionati del mondo di Powerlifting, una disciplina sportiva nella quale ogni singolo atleta è impegnato nel sollevamento del massimo peso possibile in tre esercizi: lo squat, la distensione su panca piana e lo stacco da terra.

Con 190.5 kg di stacco, 165 kg di squat e 87,5 kg di panca, Sara Naldi si è conquistata l’oro ed il titolo di campionessa del mondo, a soli 21 anni.

Non mi aspettavo d’essere chiamata, figuriamoci il primo posto commenta Sara, che solo due anni fa ha iniziato questa disciplina a Bologna e che ora ha deciso di iscriversi nei Vikings Veneto. Ma in pochi sanno che fuori dalla palestra Sara ha un’altra grande passione: il prendersi cura degli altri. Per questo il suo grande sogno è quello di diventare infermiera ed è proprio quello per cui ora sta studiando.

Sara si è iscritta al Corso di Laurea in infermieristica di Bologna due anni fa ed attualmente sta svolgendo il tirocinio al Policlinico Sant’Orsola. Il desiderio di iscriversi è arrivato grazie al fatto che ha respirato la professione prima in famiglia e poi da paziente, durante un ricovero. È stato lì che ha realizzato di volersi prendere cura delle persone, di essere gentile e delicata come gli infermieri sanno fare.

E quello che spesso sorprende le persone è come Sara possa essere così innamorata di due cose così distanti fra loro: da un lato uno sport basato sulla forza, dall’altro una professione basata sulla relazione con l’assistito piena di delicatezza. Ma agli occhi di Sara, questa distanza, non è poi così grande.

Questo sport mi ha dato la possibilità di fare gruppo nonostante sia uno sport individuale ed è una cosa che io applico tutti i giorni nel mio lavoro. Mi ha insegnato anche ad essere costante grazie agli allenamenti che dovevano essere molto regolari nel tempo. Fare gruppo e fare leva sulla costanza: ecco le due attitudini che accomunano il suo lavoro e il suo sport.

Tirocinio in infermieristica, la stessa sfida per tanti studenti

Come per tutti gli studenti che si avvicinano al loro primo giorno di tirocinio, anche per Sara l’inizio è stato pieno di grandi paure. 
Avevo molta paura che questa esperienza fosse molto più grande di me e delle mie capacità e nonostante avessi studiato molto avevo paura che potessero chiedere cose molto al di fuori della mia portata.


Ma grazie all’ambiente, ai compagni di corso e ai tutor che ti seguono durante il tirocinio, serve poco tempo per far sì che la paura lasci il posto all’entusiasmo e alla voglia di prendersi cura delle persone.

Alla fine ti rendi conto che le cose si devono solo imparare e i pezzi si mettono insieme da soli

È nel tirocinio che, infatti, si impara cosa vuol dire che la relazione è tempo di cura; una relazione fatta di gentilezza e delicatezza che permette all’essenza più intima dell’infermiere di fuoriuscire.

E tutto questo lo sta vivendo anche Sara che, grazie agli infermieri che le sono stati accanto durante questo percorso, ha imparato la relazione, la gentilezza, la delicatezza: tutte cose che spero di poter replicare in un futuro quando andrò a lavorare come infermiera in questo ambiente.

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