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Area Covid-19 a gestione infermieristica al San Paolo di Bari

di Massimo Canorro

La Asl di Bari ha attivato nell’ospedale San Paolo un reparto Covid gestito unicamente da infermieri e Oss volontari che assistono pazienti positivi, ma asintomatici o con lievi sintomi, giunti in ospedale per altre patologie. Ciò permette di proseguire il programma terapeutico impostato al momento del ricovero. Ma si guarda anche al domani. Nel passaggio dalla fase pandemica a quella endemica, il progetto potrà aiutare ad allentare la pressione nei reparti no-Covid e i ricoveri negli ospedali Covid» puntualizza l’Azienda in una nota.

Reparto a gestione infermieristica per pazienti Covid asintomatici

L'ospedale San Paolo di Bari

L’area medica e il team infermieristico dell’ospedale San Paolo di Bari hanno allestito un reparto a gestione infermieristica per pazienti Covid asintomatici (infettati dal virus ma senza alcun sintomo, in rari casi possono trasmettere la malattia) o paucisintomatici (pur evidenziando segni dell’infezione, i loro sintomi non risultano così gravi da richiedere un trasferimento urgente), che sono arrivati in ospedale per altre patologie.

Stiamo parlando, dunque, di un reparto gestito da infermieri e operatori socio-sanitari che assistono pazienti positivi, che consente di proseguire il programma terapeutico impostato al momento del ricovero. Collocato al settimo piano della struttura ospedaliera, il reparto dispone di cinque posti letto distribuiti in quattro stanze.

L’emergenza Covid negli ospedali pugliesi

Un breve, ma doveroso, passo indietro: in passato, per via dell’emergenza Covid, la Regione Puglia ha dovuto sospendere sia tutti i ricoveri programmati sia le prestazioni in regime di elezione all’interno degli ospedali pubblici, inducendo così l’allungamento delle liste d’attesa (e non poca insoddisfazione dell’utenza).

Eloquente, in questo senso, il comunicato della Regione datato 8 marzo 2020 (“Emergenza Coronavirus Covid-19: stop a ricoveri, visite ambulatoriali, esami diagnostici non urgenti e front office agli sportelli nei Cup”), nel quale il direttore del dipartimento Promozione della Salute, Vito Montanaro, precisava altresì: Sarà possibile effettuare solo i ricoveri programmati per pazienti oncologici e per quelli provenienti dal Pronto soccorso che siano considerati dai sanitari indifferibili.

Il nuovo reparto Covid a gestione infermieristica

A poco più di due anni di distanza, a seguito dell’incremento dei vaccinati in Italia, considerato che l’attuale quarta ondata dell’emergenza presenta (appunto) tanti più contagiati asintomatici o paucisintomatici, per assicurare alla popolazione le cure primarie a pazienti affetti da patologie no-Covid, oncologiche, nonché le prestazioni elargibili in elezione, il Presidio ospedaliero San Paolo della Asl di Bari ha attivato un’area Covid gestita esclusivamente da personale di comparto (infermieri e oss) a bassa e media intensità assistenziale, spiega l’Azienda.

Dunque, l’area Covid è gestita da infermieri e operatori socio-sanitari che – viene ancora puntualizzato – mediante la metodica della disponibilità “volontaria” svolgono turni antimeridiani, pomeridiani e notturni. Il personale, nonostante lavori instancabilmente full time all’interno delle diverse Unità ospedaliere dell’Ospedale, ha aderito al progetto, manifestando grande professionalità e spirito di sacrificio. E ancora: Il personale che viene attivato dalla direzione medica di Presidio, dopo aver indossato i Dispositivi di protezione individuale previsti, accoglie presso l’area Covid il paziente positivo, ivi trasportato dal personale bardato della Unità operativa di degenza ove è ricoverato, previa attivazione del Servizio di disinfezione ospedaliero.

I vantaggi dell’area Covid gestita da infermieri

Quali sono i benefici determinati da tale, nuova organizzazione? È palese che un rapporto pazienti/infermieri di 5:2 assicura maggior tempo da dedicare alla cura di ciascun paziente, garantendo una migliore assistenza olistica nel soddisfare le necessità espresse e inespresse di ciascuno.

Ciò, ne consegue, migliora la qualità della degenza, aumentando la soddisfazione del paziente e consentendogli di ricevere anche sostegno morale e psicologico al di sopra dei normali standard. L’Asl di Bari auspica che questo progetto possa rappresentare uno spunto di riflessione in merito alla necessità di valorizzare la professionalità infermieristica, il suo ruolo all’interno della società. Ponendo sempre più il paziente al centro del mondo sanità.

Decongestionare le liste di attesa dei ricoveri

La disponibilità di un reparto Covid in una struttura no-Covid consente di decongestionare le liste di attesa dei ricoveri. Infatti, collocare in questo reparto pazienti positivizzati in corso di ricovero, consente di non bloccare le attività dell’Unità operativa, rendendo in questo modo disponibili posti letto a favore di nuovi pazienti in attesa di ricovero ordinario e, in particolar modo, per i pazienti che provengono dal Pronto soccorso.

Anche in futuro nel passaggio dalla fase pandemica alla fase endemica, questo progetto potrà essere di particolare supporto ad allentare la pressione all’interno dei reparti no Covid nonché i ricoveri presso gli ospedali Covid, spiega ancora l’Asl di Bari.

Benefici sul personale sanitario e sull’economia

Tutt’altro da sottovalutare, poi, l’incidenza su infermieri e operatori socio-sanitari: un rapporto assistenziale ridotto, infatti, consente di applicare la propria professionalità al meglio incrementando anche la propria gratificazione, riducendo così il rischio di burnout. Inoltre, la presenza di personale afferente dalle differenti Unità ospedaliere di degenza dell’Ospedale si traduce in un’assistenza multidisciplinare e multifattoriale.

Senza dimenticare che la gestione disgiunta di pazienti Covid da pazienti no-Covid ha anche vantaggi economici. Infatti, i costi di disinfezione dei percorsi puliti, delle stanze di degenza, nonché l’uso dei Dpi da parte del personale di comparto è nettamente inferiore rispetto ad una gestione congiunta di pazienti Covid e no-Covid in un reparto definito “no-Covid”. Riducendo in questo modo anche l’eventuale possibilità di contagio di altri pazienti e dei medesimi operatori sanitari.

Criteri di selezione dei pazienti per l’area Covid

È richiesta una dichiarazione di stabilità delle condizioni cliniche del paziente, una diagnosi definita e una terapia impostata. In primis, il medico proponente – dunque, il professionista che di fatto richiede la collocazione del paziente risultato positivo presso il reparto Covid – verifica e dichiara la stabilità delle condizioni cliniche di quest’ultimo, mentre, gli infermieri presenti nel’Unità operativa di degenza valutano e dichiarano il livello di complessità assistenziale.

Appurato ciò, il medico proponente informa la Direzione medica di Presidio, la quale – valutata la dichiarazione clinico-assistenziale del paziente, acconsente al trasferimento del paziente nell’area Covid. Infine, la sanità digitale (e le possibilità che offre) scende in campo: per agevolare la comunicazione tra i pazienti ricoverati e i loro familiari, infatti, viene messo a disposizione un servizio di video-telefonia con l’uso di tablet.

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