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COVID-19

La rincorsa alle decisioni che altri sono costretti a prendere

di Corradino Ignelzi

Nell’incertezza generale causata dalla pandemia da Covid-19 avere dei punti di riferimento chiari anche se momentanei, avrebbe aiutato a domare le incertezze degli operatori e ad erogare l’assistenza appropriata per quel momento. In ogni setting assistenziale, comprese le U.O. di ostetricia. In questo periodo storico di emergenza sanitaria nazionale che unisce il bisogno della Lombardia a quello della Sicilia, c’era la necessità di un governo centrale capace di recepire le informazioni internazionali e delle prime regioni più colpite, elaborare i successi e gli errori e raccomandare linee di indirizzo pratiche di prevenzione e cura. Ma non è andata proprio così, almeno fino ad oggi.

Questione di tempismo

L’ostetricia non è una scienza esatta, ma mai come ora avremmo bisogno di conferme. Certo, la medicina “non è una scienza”, è basata sulle scienze (la fisica, la chimica, la biologia, l’ecologia, l’economia) applicate all’uomo. Per esempio, si utilizzano i principi della fisica per la misurazione della pressione sanguigna e nella manovra di Heimlich; della chimica, per la produzione di farmaci; della biologia, per l’interazione tra le cellule e le sostanze chimiche; dell’ecologica, per lo studio di come i cambiamenti imposti alla natura si riflettono sull’uomo; dell’economia, basta pensare ai costi-benefici della spesa sanitaria.

Inoltre, è “non esatta”, in letteratura scientifica si trova tutto l’opposto di tutto, dipende dalla risposta che cerchi e il momento storico che vivi. Ma nell’incertezza generale causata dalla pandemia da Covid-19 avere dei punti di riferimento chiari anche se momentanei, avrebbero aiutato a domare le incertezze degli operatori e ad erogare l’assistenza appropriata per quel momento.

L’Istituto Superiore di Sanità in data 31/03/2020 pubblica il documento “COVID-19: indicazioni per gravida-partoriente, puerpera, neonato e allattamento” che contiene indicazioni sull’organizzazione della rete perinatale, la gestione dell’infezione in gravidanza, la possibile trasmissione materno-fetale dell’infezione prima, durante e dopo il parto, la sicurezza della gestione congiunta puerpera-neonato e l’allattamento materno.

Le Regioni, attraverso i propri comitati scientifici o task force, hanno prodotto raccomandazioni per dare le risposte ai professionisti che si occupano di gravidanza, peccato che nelle loro bibliografie non compaiano mai le sopra citate raccomandazioni dell’ISS, poiché prodotte troppo tardi.

Anzi, molto spesso le singole U.O. di ostetricia aziendali hanno, attraverso le proprie conoscenze e mezzi, anticipato anche le regioni vista l’urgenza di riorganizzare i propri reparti e personale.

L’ISS continua ancora a rincorrere le decisioni che altri sono costretti a prendere. Nell’aggiornamento di Epicentro (centro epidemiologico dell’ISS) COVID-19 in gravidanza, parto e allattamento: gli aggiornamenti nazionali e internazionali della settimana 9-16 aprile 2020 sono descritti due studi “che offrono nuove opportunità di riflessione” (cit.), uno dell’Allen Hospital di New York e la Columbia University Irving Medical Center e l’altro della task force istituita in Regione Lombardia.

Tali ricerche prendono in esame i casi di gravide asintomatiche che si rivolgono in ospedale per partorire e l’opportunità di eseguire il tampone a tutte le donne a fine gravidanza. A tal riguardo l’ISS non giunge alla conclusione se sia opportuno o meno effettuarlo, allora succede che nelle Marche Nord si eseguono tamponi alle gravide a 39 settimane mentre a sud della Romagna non è previsto: le due maternità sono divise da 30 km. La situazione è ancora diversa negli ospedali milanesi, dove si effettua il tampone a tutte le gravide in caso di ricovero diretto o 48 ore prima del ricovero programmato.

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