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COVID-19

Liguria: sanitari no vax rifiutano “etichette”

di Massimo Canorro

Si oppongono al vaccino ma guai a definirli “no vax”. Come l’infermiera di un ospedale genovese, che non teme la sospensione: Voglio vedere con la carenza di personale che c’è. Sul fronte dei medici, il presidente dell’Ordine della Liguria, Bonsignore ammette: Monitoriamo chi porta avanti propagande anti vaccinali.

Non chiamateci no vax. Così i sanitari che rifiutano il vaccino Covid-19

Si oppongono al vaccino ma ripudiano l'etichetta di "no vax". Sono non solo oss ed infermieri, ma anche medici

Dall’oss di una Rsa in Toscana che non intende vaccinarsi e, piuttosto, preferisce morire di fame alla presa di posizione dell’infermiera di un ospedale genovese che, pur rifiutando il vaccino, ripudia l’etichetta di “no vax” (ho fatto tutti i vaccini raccomandati ai miei figli, ma questa è una terapia sperimentale di massa).

È un circolo vizioso e, in qualsiasi regione d’Italia, casi come quelli citati continuano ad emergere. E a destare perplessità. Restando in Liguria, in tutta la regione sono 26 gli operatori sanitari che hanno dichiarato – in modo espresso – la volontà di non vaccinarsi contro il Covid, in risposta alle lettere (oltre 11mila) delle Asl arrivate fino a questo momento.

Da qui la mappatura, fermo restando che se a loro aggiungiamo tutti quelli che hanno replicato fornendo ragioni non valide per l’esonero (o le cui giustificazioni sono al vaglio) il numero, inevitabilmente, è destinato a crescere.

Non solo Oss e infermieri, ma anche medici. E su quest’ultima categoria il presidente dell’Ordine della Liguria, Alessandro Bonsignore, illustra – come riporta il “Secolo XIX” – in che modo saranno considerati i liberi professionisti: Nessun automatismo del tipo “chi non si è vaccinato è sospeso”. Certo verrà valutato, ma auspico che alla fine casi del genere siano davvero pochi e c’è tempo fino al 31 dicembre per mettersi in regola.

Dunque, le sospensioni scatteranno subito dopo, fermo restando che non tralasceremo il fatto che il collega abbia portato avanti propaganda anti vaccinale. Ma i no vax remano compatti. La stessa infermiera dell’ospedale genovese sopra citata – che ha giustificato la reticenza al vaccino paventando l’urgenza di “approfondimenti medici” sul proprio stato di salute – afferma: Tra noi operatori sanitari siamo tanti ad avere perplessità e se ritengono di sospenderci voglio vedere come intendono organizzare i reparti, con la carenza di personale che c’è.

Una sorta di ricatto? Lei stessa si dichiara al centro di vere e proprie costrizioni, affermando che siamo noi infermieri a essere posti sotto ricatto dopo essere stati costretti, nel corso della prima ondata pandemica, a lavorare in condizioni assurde. Fortunatamente c’è un’organizzazione sindacale come la Cub che è l’unica ad essersi opposta all’obbligatorietà. E proprio la Confederazione Unitaria di Base scrive sul proprio sito: Se pienamente applicato, il Decreto-legge 1° aprile 2021, n. 44 rischia di aumentare subito le già gravi carenze di personale nei servizi, aprendo la strada a futuri licenziamenti e ledendo gravemente l’esercizio dei diritti di tutti i lavoratori e lavoratrici fino a possibili licenziamenti. Definendo il Dl, altresì, un pessimo esempio di applicazione di un metodo autoritario che coinvolge, tutti insieme, governo, aziende, partiti e sindacati “istituzionali”, contro la libertà e i diritti di lavoratrici e lavoratori.

E il barlume di ottimismo di Bonsignore appare ancora più flebile ascoltando quanto afferma un medico anestesista della Liguria che, nonostante si sia trovato di fronte casi anche estremamente gravi, ha scelto di non vaccinarsi: Non esistono studi sugli effetti a lungo termine, le reazioni avverse non mancano e in generale si è puntato tutto su una campagna di massa invece che potenziare la medicina territoriale e le cure domiciliari che eviterebbero ricoveri, conclude.

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