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Editoriale

Patrizi e plebei al tempo del coronavirus

di Ferdinando Iacuaniello

Il tampone è l’unico esame che può essere fatto per stabilire la positività o meno al Covid-19. Questo significa che se c’è stata l’esposizione inconsapevole al virus (contatti con persone positive) è consigliabile fare un tampone o imporsi l’autoisolamento domiciliare per 14 giorni per valutare la comparsa dei sintomi; così facendo si evita di continuare all’infinito la catena di contagio inconsapevole. Questa è un’emergenza, siamo in guerra e si devono fare scelte. Ma sembra che a pagare siano sempre gli stessi, quelli in prima linea.

Covid-19 e la guerra al tampone: gli infermieri non sono sacrificabili

Si è passati dal fare il tampone a tutti a farlo solo nei casi in cui si manifestino sintomi. Una decisione forse scientificamente sensata, ma psicologicamente devastante.

È il caso dell'ospedale San Timoteo di Termoli chiuso il 5 marzo 2020 per la presenza di alcuni casi positivi al Covid-19, tra cui un medico che inconsapevole avrebbe continuato a svolgere la sua attività chirurgica.

Lo stesso giorno, con la chiusura dell’ospedale, sono stati messi in quarantena tutti gli operatori (150 tra medici e infermieri) al suo interno per 24 ore continuando l'assistenza alle persone ricoverate.

Ma è il caso anche della positività del presidente della Regione Lazio, Nicola Zingaretti; diffusa la notizia, tutti i governatori d’Italia che avevano avuto contatti con lui si sono sottoposti al tampone, nonostante l’assenza di sintomi.

È così che si è scoperta la positività del presidente del Piemonte Alberto Cirio e, successivamente, si è proceduto ad effettuare i tamponi ai componenti della giunta regionale e al suo staff. Anche nel loro caso, in assenza di sintomatologia.

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