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Editoriale

Se ad un infermiere viene dato del terrorista

di Giordano Cotichelli

La vicenda di Luca, un infermiere, merita attenzione, perché accade in un paese in cui l’uso delle parole e la narrazione dei fatti diventa qualcosa di molto fantasioso, distorto, quando non addirittura menzognero. Al posto dell’odio su Facebook o delle chiacchiere vuote, servono risorse per affrontare al meglio i prossimi mesi: personale sanitario, posti di lavoro, sostegno al reddito, sicurezza sul lavoro e che, in questo paese, torni di attualità il dibattito politico e non la provocazione dei leoni da tastiera o dei chiacchieroni di turno lautamente stipendiati.

Luca Alini, un infermiere

Un infermiere in terapia intensiva Covid-19 (foto di Alessandro Conti)

Luca Alini, infermiere presso la Pneumologia dell’ospedale di Cremona, qualche giorno fa si è fatto un selfie con addosso i DPI anti-Covid e ha pubblicato la foto su FB, accompagnandola con un commento in cui ricordava che il virus era tutt’altro che scomparso, tanto da far registrare il ritorno presso il suo presidio di pazienti con problemi respiratori.

Una piccola comunicazione, fatta sui social come ulteriore richiamo alla prudenza. Tanto è bastato però ai leoni da tastiera, che si sono scatenati ed hanno riversato sul collega interventi ed insulti di ogni tipo. Addirittura, gli è stato dato del terrorista.

I soliti geniacci dell’italica stirpe, quelli che sbraitano di complotti da parte del governo, sostenuti dall’annunciato prolungamento dello stato di emergenza in scadenza il prossimo 31 luglio.

La notizia è rimbalzata anche su giornali internazionali, quotidiani online e come “questione sospesa” sul sito “Bufale.net”. Un quadro finale in cui sembra quasi di trovarsi di fronte al solito caso estivo utile a riempire giornali e siti per attirare un pubblico che solitamente pensa solo alle ferie da fare (o fatte) ed ha ancor più voglia di dimenticare oggi quello che è stato molto pesante fino a ieri.

Eppure, la vicenda di Luca merita attenzione. Perché accade in un paese in cui l’uso delle parole e la narrazione dei fatti diventa qualcosa di molto fantasioso, distorto, quando non addirittura menzognero.

La parola “terrorista” scivola via in punta di mouse per designare un’affermazione fatta da un lavoratore. Esternazione forse improvvida, ma tacciare di terrorista il collega Luca significa in primo luogo offendere la memoria di questo paese e quella delle vittime del terrorismo

Terrorista è stato chi ha messo la bomba a Piazza della Loggia a Brescia, o alla stazione di Bologna o presso la Banca Nazionale dell’Agricoltura a Milano. O ha sparato a Walter Tobagi e a tante altre vittime degli anni di piombo. Preoccuparsi di richiamare l’attenzione sulle norme da seguire al fine di contenere il contagio da coronavirus non ha nulla a che fare; è tutt’altra cosa. E questo sembra essere stato l’obiettivo – dichiarato – del post fatto su FB dall’infermiere di Cremona.

Poi qualcuno può anche pensare che Alini sia al soldo di Bill Gates e dei poteri forti per controllare meglio il paese grazie ad un’epidemia inventata dai cinesi ed esportata per vendere il vaccino. Vaccino, come è noto – per alcuni – obbligato, dato che siamo immunodepressi a causa dei 5G.

Tutto è possibile in un paese in cui chi un anno fa chiedeva per sé i pieni poteri, dopo aver varato due decreti liberticidi e inutili, ora grida al “gomblotto”, assieme a chi si fa difensore della democrazia, senza però mai aver condannato la violenza fascista. Già, tutto è possibile in un paese che con una parte della classe politica pronta a ergersi a difesa degli appetiti sessuali di un senescente potente, giurando e spergiurando tutto e il suo contrario; o meglio votando che Ruby rubacuori era la nipote di Mubarak.

Argomenti pretestuosi i miei? Certamente, ma come non potrebbe essere altrimenti visto che ci troviamo di fronte ad un clima in cui un semplice intervento a favore dell’igiene pubblica viene attaccato duramente, mentre prodi e baldanzosi esperti, di parte, continuano ad affermare che il virus ha perso forza, è clinicamente morto, è artificiale, con qualche puntata di chi ama ancora ripetere che in fondo è poco più di un’influenza e che sono stati prevalentemente colpiti “i vecchi e i cronici”.

Un detto italiano dice: “A lavar la testa all’asino ci rimetti il tempo, l’acqua e il sapone” e quindi è quasi inutile cercare di convincere complottisti e compagnia varia, della follia delle loro affermazioni. Non sentono ragioni, preferiscono prendersela, all’occorrenza, con qualche migrante positivo al Covid, piuttosto che con il potente di turno che gli ha tagliato scuole, sanità e previdenza. Preferiscono gridare all’untore piuttosto che mettersi la mascherina e lavarsi le mani.

NurseReporter
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Commenti (2)

Yousei

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Facebook

#2

Non è mia intenzione contestare nulla di ciò che è scritto perchè le varianti e le variabili non sono argomenti da trattare in questa sede. Il discorso di fondo è che sarebbe opportuno smettere di pubblicare su facebook, specialmente su argomenti delicati, facendosi selfie inopportuni. Non mi si venga a dire che non si conosce la pericolosità dei social : è come entrare nell'arena e dire che i leoni dovrebbero comprendere le tue intenzioni benevole. Insomma, fatevi i selfie al mare, proponete pure le vostre convinzioni senza esporre il contesto lavorativo. Un po' di responsabile dignità non guasta. E se poi si ha voglia di dare una mano...si può fare anche senza postare selfie su facebook!

Claudio Michelizza

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Bufale.net

#1

Bell'articolo, ma faccio una precisazione su bufale la segniamo come "questione aperta" :)