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editoriale

Malattie croniche e guru sanitari

di Giordano Cotichelli

Le valutazioni politiche dovrebbero procedere parallelamente con quelle sanitarie ed economiche ponendo al centro il benessere individuale della persona e della collettività. Al contrario sembra quasi che il nostro sistema sanitario stia cambiando paradigma, da universalista, e attento alle disuguaglianze nella salute, a liberista e di mercato dove conta, come negli Stati Uniti, almeno per il 50% il comportamento individuale, lungo una prospettiva di lettura in cui, se stai male, la colpa è tua, e se vai in sovradiagnosi, ti dobbiamo convincere a non cedere alle lusinghe e ai giri turistici offerti dal tuo medico.

Grillo e il turismo medico, quando la politica scorda le disuguaglianze in sanità

Il termine inerzia terapeutica indica la scelta da parte del medico di rinunciare a prescrivere un secondo farmaco necessario, in combinazione con un altro, lasciando alla monoterapia la correzione di valori patologici.

In genere il problema riguarda le terapie antipertensive che vedono in tale situazione il rischio di peggiorare l’aderenza terapeutica al trattamento, sia a causa della scelta medica, sia a causa di una cattiva gestione della compliance da parte del paziente stesso e del suo nucleo familiare.

In questo le linee guida elaborate dalla ESC/ESH (Società europea di cardiologia e Società europea di ipertensione) sottolineano la necessità di superare il concetto di terapia a gradini ed affrontare l’abbassamento dei valori pressori con una combinazione di principi attivi che, da qualche tempo è disponibile in una singola compressa.

Un fatto che permetterebbe di raggiungere gli obiettivi terapeutici di abbassamento dei valori pressori patologici nel 90 – 95% dei pazienti contro il 15 – 20% attuali. Delle buone indicazioni che interessano strettamente la dimensione assistenziale dove il ruolo dell’infermiere assume sempre più una valenza di educatore, facilitatore, counselor, sia come infermiere di famiglia, sia nei servizi territoriali o nelle stesse corsie di degenza nella relazione terapeutica che si instaura.

Le stesse società scientifiche citate sottolineano come l’approccio terapeutico debba tenere in considerazione l’età del paziente, dove ad un aumento di questa corrisponde una maggiore necessità di intervento: insomma più si è anziani e più è necessario curarsi.

La stessa prospettiva delle linee guida della Medicina Trasfusionale che sottolinea come la trasfusione di sangue, debba sempre privilegiare il soggetto più fragile specie se anziano.

L’aderenza terapeutica, in quelle che sono considerate terapie patient friendly, è ulteriormente confermata dalle raccomandazioni emanate di recente dalla Easd/Ada (Società europea per lo studio del diabete e Associazione americana del diabete), assieme all’educazione terapeutica e alla lotta contro l’obesità.

In merito si ricorda – come evidenziato dallo studio ADVANCE di qualche anno fa - la centralità della compliance terapeutica e dell’adozione di uno stile di vita sano, all’esordio della malattia diabetica stessa, al fine di ridurre gli effetti negativi di una memoria metabolica disfunzionale legata al diabete.

Si potrebbe continuare con altri esempi, ma quelli sottolineati mettono in evidenza come l’educazione sanitaria rappresenti sempre più in ambito delle malattie cronico-degenerative, una risorsa importante, funzionale a rendere partecipe il paziente, aumentarne le conoscenze, diminuirne gli stati d’ansia e combattere ignoranza, miti, leggende urbane e cialtronerie di sorta, che in epoca di fake news può indurre chiunque a credere che anche semplicemente con un bicchiere d’acqua fresca ed un limone ci si possa curare da gravi malattie.

Tutto questo agli occhi di un qualsiasi operatore sanitario potrà sembrare banale, ridondante o ripetitivo addirittura, ma purtroppo sembra che, pur di correre dietro a kermesse mediatiche e rappresentazioni elettoralistiche, si ami dar peso a dichiarazioni controproducenti che possono alimentare pregiudizi e stupidità di sorta.

Le valutazioni politiche dovrebbero procedere parallelamente con quelle sanitarie ed economiche ponendo al centro il benessere individuale della persona e della collettività. Al contrario sembra quasi che il nostro sistema sanitario stia cambiando paradigma, da universalista, e attento alle disuguaglianze nella salute a liberista e di mercato dove conta, come negli Stati Uniti, almeno per il 50% il comportamento individuale, lungo una prospettiva di lettura in cui, se stai male, la colpa è tua e se vai in sovradiagnosi, ti dobbiamo convincere a non cedere alle lusinghe e ai giri turistici offerti dal tuo medico.

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