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Salute

Marche, l’Italia in una regione

di Giordano Cotichelli

Alla vigilia delle feste pasquali le cronache locali della Provincia di Ancona hanno evidenziato la protesta sindacale (Cgil) contro le scelte dell’Asur per l’Area vasta n.2 di non riconoscere ai turnisti il pagamento degli straordinari nei festivi infrasettimanali. Non solo.

Il complesso quadro sanitario della Regione Marche

ospedale carlo urbani di Jesi

Ospedale Carlo Urbani di Jesi

Il 27 marzo scorso qualche decina di persone si è ritrovata davanti alla sede della Regione per protestare contro il progetto di legge 145/2017, varato dalla Giunta Ceriscioli, che aprirebbe, per il prossimo futuro, le porte all’intervento privato nei campi sanitari, sociosanitari e sociali.

Le argomentazioni portate dal governo regionale sono quelle di sempre: razionalizzazione, economicità, efficacia, efficienza, etc. senza perdere di vista la qualità, la quale però, come potrà essere declinata in questo spezzettamento delle prestazioni pubbliche, non è ben chiaro.

Molti i dubbi in merito. Specie considerando che lo stesso assessorato alla sanità regionale, da tempo è ad interim nelle mani del governatore, il quale probabilmente concluderà il suo mandato consegnando ai suoi successori un territorio ulteriormente ridisegnato in termini di offerta strutturata dell’assistenza ospedaliera che, sembra dovrà prevedere nell’algoritmo (termine caro a Ceriscioli) delle riforme da portare avanti, non più di un ospedale per provincia, delineando accorpamenti, chiusure e ristrutturazioni di reparti e servizi vari.

Per la Provincia di Ancona candidato a restare come polo ospedaliero dell’Asur, sembra essere l’Ospedale di Jesi che prevale su quello di Senigallia (già la cittadinanza in varia misura si è mobilitata in merito), Fabriano e Osimo. Quest’ultimo sostanzialmente “scomparso” dopo la cessione come “ramo di impresa” al vicino Inrca di Ancona.

Decisioni importanti in una Regione comunque virtuosa in termini di spesa sanitaria, non strozzata da piani di rientro di alcun genere e che da tempo aveva fatto la scelta dell’azienda unica (Asur) per razionalizzare spese, incarichi, poltrone, etc. Scelta che aveva portato alla chiusura e/o riconversione di 13 piccoli ospedali a livello locale, consegnando sul piano dell’offerta territoriale una segmentazione dell’offerta che costringe sempre più i cittadini marchigiani sballottati all’interno delle Aree Vaste provinciali di riferimento, alla ricerca di un posto letto, di una fisioterapia, o altro.

Mentre i Pronto soccorso, come nel resto del paese, esplodono. Significativa la testimonianza qualche giorno fa, riportata dai media locali, di una famiglia che si è lamentata di non essere stata avvisata del decesso di un loro parente, nonostante fossero sempre stati presenti e facilmente rintracciabili dal personale quando non erano accanto al loro caro, come avevano fatto durante tutto l’iter del ricovero che li aveva visti andare da Fano, a Urbino, a Sassocorvaro ed infine a Pesaro.

Insomma il quadro sanitario regionale risulta abbastanza complesso ed in difficoltà, lungo una prospettiva di ristrutturazione globale che sembra seguire, quando non anticipare, le trasformazioni a livello nazionale. Nulla di strano.

Uno slogan degli anni ’70 recitava: “Le Marche, l’Italia in una regione”, e da allora poco è cambiato. Molti gli esempi in merito. Il modello delle piccole e medie imprese? Non è solo quello del Nord-est che ha fatto scuola, ma anche il modello marchigiano del lavoro, dove gli studi di sociologia del lavoro prendevano ad esempio poli industriali quali quelli del Fabrianese. O al contrario. C’è una progressiva deindustrializzazione?

Le Marche ancora fanno scuola con la chiusura di decine di fabbriche e la folle rincorsa all’industria del terzo millennio: il turismo. Per questo qualche anno fa la giunta regionale pagò uno spot con protagonista Dustin Hoffman (1,7 mln. di euro). Ed ancora. Monta una campagna d’odio e di razzismo nel paese? Le Marche, anche qui, purtroppo, fanno testo, con i tragici fatti di Fermo (l’assassinio di Emmanuel Chidy Namdi) e di Macerata (il razzista Traini che impazza per la città sparando agli immigrati africani).

Ecco che una regione plurale, di confine (marca), con una popolazione di poco superiore a quella del comune di Milano, sparsa su un territorio grande come un terzo del Belgio, sta attraversando una ristrutturazione inarrestabile del suo sistema sanitario le cui ricadute sul piano dell’accessibilità dei servizi già stanno producendo malcontento e disagio, sul piano degli operatori vede un quadro del personale sanitario in generale, ed infermieristico in particolare, sotto pressione, mentre sul piano della salute, purtroppo, nulla lascia ben sperare per il futuro.

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