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Assistenza Infermieristica

Barriere comunicative del paziente sordo, una sfida da vincere

di Chiara Sideri

Le difficoltà di accesso affrontate dalle persone sorde nella cura primaria possono essere la creazione di punti deboli nel processo di promozione, prevenzione e educazione alla salute. Per quanto riguarda la comunicazione dei sordi, la difficoltà di comunicare con gli operatori sanitari è ancora un ostacolo (Aragão, IMO, & Coura, 2014). Da qui l’importanza che infermieri e tutti gli altri operatori della sanità conoscano le principali barriere comunicative del paziente sordo per fare in modo che siano ostacoli superabili.

Chi è il paziente sordo e quali sono le difficoltà comunicative in sanità

La sordità, o ipoacusia, è una condizione patologica caratterizzata dalla riduzione più o meno seria della capacità uditiva, una disabilità sensoriale definita da molti invisibile, in quanto riconoscibile solo attraverso la comunicazione.

Essa non va intesa unicamente come patologia, focalizzando l’attenzione sugli aspetti medico-riabilitativi - ambito nel quale occorre senz’altro impegnare energie e ricerche - ma anche e soprattutto nelle sue conseguenze e sviluppi sociali.

E quando è il paziente che abbiamo appena preso in carico ad essere sordo? Probabilmente sarà successo a diversi colleghi di incontrare, durante il proprio turno lavorativo, una persona Sorda che necessitasse della nostra attenzione e assistenza.

In Italia, infatti, sono circa 5 milioni le persone affette da sordità, un dato numerico che comprende diversi gradi e tipologie. Infatti, le ipoacusie, così come le implicazioni ad esse correlate, non sono tutte uguali: sono presenti sordità lievi e medie, quelle collegate al processo di invecchiamento e, anche se in numero minore, quelle gravi e profonde.

Le persone affette da una sordità di grado elevato, soprattutto negli ultimi anni, hanno trovato una soddisfacente soluzione, o comunque un miglioramento (il progresso scientifico per gli impianti e protesi è in continuo sviluppo) attraverso l’utilizzo delle protesi acustiche o dell’impianto cocleare.

Questi, attraverso un impegnativo processo logopedico, arrivano a possedere una notevole capacità linguistica e riescono a relazionarsi con le persone udenti senza riscontrare molte difficoltà di comprensione ed espressione.

Non dobbiamo però dimenticarci di tutti quei sordi che utilizzano un altro canale comunicativo, quello visivo-gestuale, attraverso la Lingua dei Segni Italiana (LIS), non indossano dispositivi avanzati (per scelta o perché non risolutive) e presentano oggettive difficoltà di interazione con il mondo udente.

Ma, da professionisti della salute, nonché responsabili dell’assistenza infermieristica, conosciamo davvero bene questa tipologia di pazienti? Saremmo in grado di approcciare correttamente ad una persona sorda e di offrire un servizio adeguato?

Prima di rispondere personalmente a questi quesiti bisogna capire, nel profondo, quali sono le reali difficoltà e i divari che si presentano durante l’erogazione del servizio sanitario.

Paziente sordo e barriere comunicative

I sordi si sentono intimoriti e discriminati da una società che non gli permette di avere un accesso alle cure come quello della comunità maggioritaria udente. Essi hanno bisogno di professionisti che accettino la loro condizione, che non rimangano indifferenti, in quanto, vogliono essere trattati come cittadini e sentirsi parte integrante della società.

La comunicazione è nelle nostre mani, anche nelle tue

Le barriere di tipo linguistico, al contrario di quelle architettoniche, non sempre sono cosi percepibili. Non hanno certo il potere di isolare fisicamente le persone o di impedirne movimenti e spostamenti, non si descrivono in una pedana mancante o in disservizi strutturali, ma possono essere nello stesso modo ingiuste, soprattutto perché isolano le persone… dalle persone.

I limiti comunicativi, come quando incontriamo un paziente di nazionalità straniera, non consistono unicamente nelle difficoltà di espressione o di comprensione dei pazienti, ma in buona parte dal nostro atteggiamento e dalla nostra inventiva nell’eludere il problema e trovare delle soluzioni semplici, ma efficaci.

Non conoscere la realtà della persona sorda

Per questo, possiamo definire come primo ostacolo ad un approccio corretto la conoscenza superficiale di questa realtà, che, per paura o per senso di inadeguatezza, viene isolata e poco tutelata.

La minima considerazione o l’esclusione del paziente sono purtroppo legate all’inconsapevolezza di chi siano realmente i sordi e di cosa necessitino, nonché alle false credenze che ruotano intorno ad essi.

Dal pensare che non siano in grado di parlare (tutti i sordi possiedono l’apparato fonoarticolatorio intatto, la loro potenzialità di linguaggio è integra), di comprendere un discorso senza l’ausilio dei segni o che siano affetti addirittura da ritardi mentali.

Mancanza di empatia

Un’altra componente negativa si caratterizza nella scarsità di empatia e sensibilità da parte di alcuni operatori nei confronti dei pazienti, a volte, di poca pazienza. Si creano quindi, sin da subito, notevoli disagi sia di natura pratica, sia di stampo emotivo e psicologico, perché il paziente proverà sentimenti quali sfiducia, rabbia ed insoddisfazione.

Mostrarsi disponibili, pronti all’ascolto, anche solo attraverso il proprio atteggiamento, aiuta il paziente a sentirsi a proprio agio, sicuro e senza timori.

Disattenzione alla persona

A volte, sono piccole azioni o atti comportamentali: una mascherina lasciata sulla bocca, che impedisce la visione delle labbra, mentre alcuni le leggono per comprendere il messaggio vocale, ma anche ruotare la testa o muoversi eccessivamente quando si interagisce, oppure parlare in modo molto veloce (e spesso troppo tecnico).

Sempre di accortezza si tratta quando si sceglie, ad esempio, di comunicare attraverso la forma scritta, utilizzando però una pessima calligrafia o termini articolati e complicati. Oppure, mantenere una distanza fisica eccessiva durante l’incontro e posizionarsi contro luce, rendendo scuro il volto della persona (dal viso e dalle sue espressioni, oltre ad avere accesso alla lettura labiale, è anche fonte visibile di informazioni).

La carenza di dialogo e di considerazione possono portare poi a incomprensioni di natura medica, come:

  • errori nell’assunzione della terapia
  • appuntamenti mancati
  • sensazione di ricevere un trattamento differente.
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