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Abusi sessuali su tirocinante, infermiere nega: era d'accordo

di Monica Vaccaretti

È stata sostituita con gli arresti domiciliari la misura cautelare della carcerazione disposta per l'infermiere 40enne, dipendente dell'ospedale di Padova, arrestato all'alba di sabato scorso per abusi sessuali su una tirocinante durante il turno di notte al Policlinico. L'infermiere ha negato ogni accusa davanti al giudice per le indagini preliminari, Elena Lazzarin: Ho avuto con lei dei contatti sessuali ma era pienamente consenziente. Quando ha rifiutato un rapporto orale ho lasciato perdere, avrebbe dichiarato durante l'udienza di martedì 5 dicembre. Secondo gli elementi raccolti dai carabinieri, gli approcci sessuali sarebbero stati molteplici, tra le 20 di venerdì e le 4 di sabato, cominciati con palpeggiamenti sempre più insistenti sino a tre diversi tentativi di ottenere un rapporto orale.

Padova, ai domiciliari l'infermiere che ha tentato abusi su tirocinante

Sebbene la testimonianza della giovane studentessa sia stata considerata attendibile - lucida, ben circonstanziata e con particolari verosimili - e la versione dell'infermiere sia stata ritenuta invece poco verosimile e tesa a sminuire la propria responsabilità, l'arresto dell'infermiere per presunta violenza sessuale aggravata non è stato convalidato, poiché nonostante il pubblico ministero avesse chiesto che l'indagato fosse trattenuto in cella contestando anche tre aggravanti, tale arresto non è avvenuto in flagranza di reato.

La ricostruzione dei fatti

I carabinieri, allertati dai familiari della ragazza, avrebbero trovato la giovane in uno stanzino dove si era rifugiata, dopo aver avvisato la madre dell'accaduto, dapprima con un sms (Mamma il mio infermiere guida mi ha violentato, vieni a prendermi), poi telefonandole.

L'infermiere ha ammesso altresì davanti al giudice di avere più volte approcciato sessualmente la studentessa, che vedeva per la prima volta e verso la quale era stato designato guida di tirocinio, durante la notte tra venerdì e sabato ma ha negato fermamente di averla molestata, sottolineando che lei sarebbe stata pienamente d'accordo, sino alla richiesta del rapporto orale che avrebbe invece rifiutato e di fronte al quale egli avrebbe desistito.

Considerando il pericolo che l'infermiere possa ripetere questi comportamenti, il Giudice per le indagini preliminari, che ha disposto la sua scarcerazione, lo ha comunque posto agli arresti domiciliari.

Infatti, seppur non risultino pregresse denunce a suo carico, la posizione dell'infermiere si è aggravata per la dichiarazione di un'infermiera, presente la notte in cui è avvenuto il fatto, che ha sostenuto come il collega le avesse rivolto pesanti avances lo scorso agosto e le avesse, recentemente, palpeggiato i glutei.

Secondo gli avvocati difensori, Paolo Marangoni e Leonardo Massaro, le due versioni sono completamente opposte e la querela della tirocinante presenta diverse contraddizioni. In primis il fatto che non abbia in alcun modo avvisato le altre colleghe presenti in reparto quando aveva modi e tempi per farlo. Non ci sarebbe pertanto nessun riscontro o testimonianza dell'avvenuta violenza tranne il suo racconto, hanno dichiarato i legali.

Riteniamo che la sua credibilità sia da vagliare, anche alla luce di una certificazione medica di disturbo psichico e di pregresse denunce, poi ritirate, a carico dei familiari. Fiduciosi del fatto che emergerà l'inconsistenza delle prove, hanno dichiarato che non ricorreranno al Riesame e che si concentreranno sulla difesa tecnica nonché sul fronte giuslavorista per tutelare la posizione lavorativa del loro assistito.

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