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Al Poma di Mantova terapie oncologiche fuori dalle linee guida

di Redazione

Farmaci chemioterapici somministrati all’interno della circolazione ematica, terapie loco regionali fuori dalle linee guida, ma comunque adottate sui pazienti del Poma di Mantova. Perché?

Il ministro Lorenzin sul caso del Poma di Mantova

Una ragazza malata di cancro

Una ragazza malata di cancro, al Poma di Mantova venivano usate terapie fuori dalle linee guida

Ieri al question time alla Camera il ministro della Salute Lorenzin ha affrontato il caso del Poma di Mantova, affermando che in merito alla somministrazione di farmaci oncologici per via loco regionale, l'Aifa ha comunicato che le vigenti linee guide nazionali dell'Associazione italiana di oncologia medica e quelle internazionali non considerano una terapia loco regionale uno standard terapeutico in alcuna fase della malattia. Inoltre, da una ricognizione effettuata nella banca dati dell'Osservatorio nazionale sulla sperimentazione clinica dei medicinali, non risultano essere state autorizzate, a far data dal 1° ottobre 2014, sperimentazioni sul tumore del pancreas con terapia loco regionale. Anche l'Istituto superiore di sanità ha sottolineato che per la patologia oncologica non esiste nelle linee guida delle società scientifiche nazionali e internazionali una raccomandazione alla somministrazione loco regionale dei farmaci chemioterapici, né risultano attualmente in corso studi clinici con trattamento chemioterapico regionale per il carcinoma del pancreas esocrino.

Eppure quelle terapie erano adottate nell’ospedale da almeno due anni ed erano state volute dal direttore Maurizio Cantore dopo il suo arrivo. A sollevare la questione in aula è stato il Movimento 5 Stelle attraverso il deputato Alberto Zolezzi, che chiedeva chiarimenti. Sulla vicenda la Procura di Mantova ha anche aperto un’inchiesta.

Ricordiamo - dice il deputato Zolezzi - che la prima segnalazione rispetto a queste procedure inappropriate fu presentata già due anni fa dalle dottoresse del Poma Adami e Pisanelli, le quali successivamente furono allontanate dalla struttura salvo poi essere reintegrate dal giudice del lavoro e a furor di popolo. Non possiamo tacere il fatto che alla luce di queste conferme da parte del ministero della salute un sospetto pesantissimo aleggi sulla vicenda: tali farmaci oncologici sono stati utilizzati nelle procedure per il loro basso costo e per l’elevato rimborso della prestazione di somministrazione? Un sospetto reso più evidente anche da un altro dato: in contemporanea era stata ridotta la somministrazione di farmaci chemioterapici - come il Pemetrexed - dal costo più elevati, ma inserti nelle linee guida internazionali. Insomma, la scelta di quei farmaci è stata dovuta ai vantaggi economici e non a quelli per la salute dei pazienti?.

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