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Asl1 Imperiese, rivoluzione orari e turni per infermieri e OSS

di Massimo Canorro

Il direttore generale, Silvio Falco, ha proposto di suddividere in tre fasi orarie la giornata lavorativa dei 1500, tra infermieri e Oss, che lavorano negli ospedali della provincia. Idea di pianificazione sulla quale i sindacati esprimono cautela: L’orario di lavoro deve assicurare, in primis, tutela e sicurezza dei dipendenti.

Modifiche nella turnazione, le proposte ora al vaglio dei sindacati

Semplificare e fornire indirizzo univoco alla presenza nelle corsie. Sono le intenzioni di Silvio Falco, direttore generale dell’Asl 1 Imperiese, che ha proposto di suddividere in tre fasi orarie la giornata lavorativa – per tutti i reparti – degli infermieri e degli Oss: sette ore se si lavora al mattino, altrettante per chi svolge il turno pomeridiano, dieci ore se si lavora di notte.

Ma facciamo un passo (neppure troppo) indietro: nel comparto sanitario infatti il Covid-19 ha lasciato – e continua a lasciare – una serie di tracce anche nell’organizzazione del lavoro. Così la proposta del direttore generale è destinata tanto a creare dibattito quanto a mutare le regole di turnazione.

L’iniziativa promossa da Falco (il quale alla fine del 2020, dopo la nomina a direttore generale da parte del governatore della Liguria, Giovanni Toti, affermava: Priorità alla lotta al Covid e all’organizzazione. Detto fatto) interesserebbe circa 1500 tra infermieri e Oss che lavorano negli ospedali della provincia.

Da parte sua, il direttore generale ha voluto una dettagliata analisi organizzativa sia sul monte ore sia sulla gestione dei turni settimanali; ora intende imprimere un cambio di passo per rapportarsi a quella che, probabilmente, gli è parsa una matassa complessa da districare a livello di pianificazioni settimanali e mensili.

La proposta verrà vagliata dai sindacati, che dovranno esprimersi sui modelli di «stringa lavorativa» suggeriti da Falco (di recente il direttore generale si era espresso con favore sul ruolo dell’infermiere di famiglia e comunità per essere più vicini ai nostri anziani ed a quei pazienti con più patologie, direttamente a casa loro) e dal suo staff.

Senza aspettare troppo, l’argomento sarà già affrontato mercoledì 10 giugno in una riunione indetta dal Comitato paritetico per l’innovazione. Quindi sarà la volta di Cgil, Cisl e Uil, con le altre sigle sindacali autonome che tenteranno di trovare una linea comune su cui rapportarsi con Falco. Ma non risulterà così semplice. Poiché i sindacati vorranno evitare il pericolo di sovraccarico di ore, arginando altresì il rischio – per i professionisti sanitari – di affrontare turni con più notti di seguito.

Gli stessi sindacati, infatti, rimarcano che l’orario di lavoro deve accrescere la qualità e la produttività dei servizi e, in particolare, deve assicurare la tutela e la sicurezza dei dipendenti. Il lavoro a turni, soprattutto quello di notte, rappresenta un fattore di rischio per la salute dei lavoratori e non si può non tenerne grande considerazione.

Occorre ricordare che il contratto collettivo nazionale di lavoro del comparto sanità stabilisce che l’orario di lavoro ordinario è di 36 ore settimanali ed è funzionale all’orario di servizio e di apertura al pubblico.

A seconda delle unità operative, è articolato su cinque o sei giorni: nel primo caso sono previsti turni giornalieri di 7 ore e 12 minuti; nel secondo, turni giornalieri di 6 ore. E ancora, il turno settimanale deve andare da un minimo di 28 ore a un massimo di 44 ore (nelle 44 ore sono inclusi gli straordinari e l’aggiornamento obbligatorio). La giornata lavorativa ha una durata massima di 12 ore e mezzo e, fra un turno e l’altro, vanno garantite 11 ore di riposo.

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