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Bologna

Infermieri a chiamata, interviene l'Ispettorato del lavoro

di Redazione

Duecento infermieri a chiamata gestiti da studi professionali in modo irregolare nei principali ospedali pubblici e privati, con piattaforme online simili a quelle dei fattorini del cibo a domicilio. Succede a Bologna, dove l'Ispettorato del lavoro ha erogato multe per oltre due milioni di contributi non versati; nel mirino gli studi che offrono personale anche agli ospedali cittadini.

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Infermieri a chiamata, nei guai studi professionali che offrono personale agli ospedali del bolognese

Due maxi-operazioni dell’Ispettorato del lavoro di Bologna hanno rivelato due distinte degenerazioni del lavoro nella sanità del capoluogo emiliano.

Da una parte, l'impiego di circa 200 infermieri da parte di studi professionali che si sostituiscono alle agenzie del lavoro associando come liberi professionisti gli infermieri, gestiti con piattaforme online e gruppi Whatsapp e che rispondono in diretta alle richieste delle strutture sanitarie.

Dall'altra, una finta cooperativa che gestisce 165 badanti, impiegate dalle famiglie per seguire anziani e malati in casa o in ospedale. Le badanti, socie sulla carta ma dipendenti nella realtà, non si vedevano versare tredicesime, Tfr e contributi.

Il tutto sfruttando la necessità di coprire buchi di organico delle strutture. Gli ispettori hanno contestato irregolarità erogando multe salate e contestando contributi non versati per oltre due milioni di euro.

Gli infermieri, con questo sistema, lavorano nei principali ospedali pubblici e nelle strutture private (della provincia e fino in Romagna) gestendo, in qualche caso gestiscono, reparti interi o l'intero turno notturno.

L’Ispettorato ha chiesto l’assunzione diretta dei 200 lavoratori, contestato il mancato versamento di due milioni di euro di contributi e fatto multe agli studi da 40mila euro ciascuno, che potrebbero raddoppiare nel corso del contenzioso. Ma gli studi hanno contestato le osservazioni e continuato l’attività. Il problema non è lo stipendio, che è abbastanza alto – spiega a Repubblica il direttore dell’Ispettorato di Bologna, Alessandro Millo – ma il precariato estremo, con professionisti che sono in balìa di chi li chiama e si portano dietro irregolarità nei contributi.

Quella dell'infermiere a chiamata è una figura che già esiste negli ospedali, ma diversamente dalle agenzie - commenta Antonella Rodigliano, segretaria territoriale del sindacato di categoria NurSind - gli studi non hanno i requisiti per operare sul mercato in questo modo, non assumono gli infermieri e non pagano festivi, straordinari o ferie.

Il problema non è solo lo stipendio come ben ha rilevato l'Ispettorato del lavoro - continua Rodigliano - ma il precariato estremo, con professionisti che sono in balìa di chi li chiama e si portano dietro irregolarità nei contributi, e soprattutto la mancanza di una adeguata conoscenza delle strutture e la poco formazione che è erogata a questo personale.

Le attività dell’Ispettorato del Lavoro di Bologna confermano le nostre preoccupazioni - ha dichiarato il Segretario Generale della UIL FPL Paolo Palmarini - ci chiediamo se la migliore qualità e organizzazione del lavoro in una struttura sanitaria possa essere garantita da strumenti quali “l’infermiere a chiamata” che a nostro avviso male si addice a quel principio di investimento sul capitale umano a cui le strutture sanitarie, a partire da quelle pubbliche, devono tendere.

E rincara: Esistono nutrite graduatorie concorsuali di infermieri, cosa che fa diventare veramente incomprensibile ogni decisione che non privilegi il rapporto di lavoro a tempo indeterminato o, in subordine, quello a tempo determinato sicuramente più strutturato che non il rapporto a chiamata.

La replica dell'Azienda Usl Bologna

Non esistono - si legge nella nota diramata dall'Azienda - presso l’Azienda Usl di Bologna, modalità di reclutamento di personale infermieristico per esigenze di carattere temporaneo, effettuate tramite la stipula di contratti con cosiddetti studi professionali. La modalità di reclutamento di personale infermieristico è quella dell’assunzione tramite graduatoria concorsuale.

Il ricorso a personale infermieristico interinale (in Azienda Usl di Bologna), strumento peraltro utilizzato in via residuale, 18 unità di media nel 2018, e solo per fare ricorso a situazioni temporanee, avviene infatti attraverso una Agenzia per il lavoro, unica per tutte le Aziende appartenenti all’Area Vasta Emilia Centrale, che comprende le provincie di Bologna e Ferrara. Dal 2008, infatti, l’Agenzia viene individuata attraverso apposita gara d’appalto sulla base delle necessità delle Aziende dell’Area Vasta Emilia Centrale.

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