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Emilia-Romagna

A Bologna in servizio i primi 20 infermieri di comunità

di Redazione

Entrano in servizio a Bologna i primi infermieri di famiglia e di comunità, formati ad hoc dall'azienda sanitaria. Sono in tutto 32 quelli che hanno partecipato al corso, 20 i professionisti già operativi in contesti differenti.

Infermieri di famiglia e comunità, Ausl Bologna: figura cruciale

L'infermiere di famiglia e comunità è definito "care manager" per le sue funzioni volte alla garanzia di integrazione e interazione tra professionisti e strutture del contesto locale, finalizzate a una presa in carico globale del paziente

In un contesto metropolitano sempre più caratterizzato dalla presenza di anziani e grandi anziani fragili, con patologie croniche e comorbidità - spiega l'Ausl di Bologna - l'infermiere di famiglia e comunità rappresenta una figura centrale per l'assistenza sanitaria di base.

È uno degli strumenti messi in campo per innovare il coordinamento tra servizi ospedalieri e territoriali, facendo fronte al generale invecchiamento della popolazione che comporta una modifica dei bisogni di salute, nonché delle necessità di cura e assistenza dei cittadini.

I 32 infermieri di famiglia e di comunità hanno partecipato al corso di formazione che prevede 72 ore di didattica e 72 ore di tirocinio. I primi 20 professionisti hanno già preso servizio nelle Case di Comunità, nelle microaree e nei Centri di salute mentale: sette nel distretto di Bologna città, tre in pianura est, due in pianura ovest, tre nel distretto di Reno-Lavino-Samoggia, due nel distretto Savena-Idice e infine tre in Appennino.

Il ruolo principale dell'infermiere di famiglia e comunità - spiega ancora l'Ausl di Bologna - consiste nell'intercettare e riconoscere in modo precoce i bisogni assistenziali della popolazione, contribuendo allo sviluppo della medicina di iniziativa e di prossimità, facilitando l'accesso appropriato e tempestivo del paziente ai servizi territoriali.

Questi professionisti possono operare a livello sia ambulatoriale sia domiciliare, ma anche al fianco di medici di base e pediatri di libera scelta, così come in collaborazione con i servizi socio-sanitari e territoriali. Questa figura, ribadisce l'Ausl di Bologna, rappresenta dunque un cardine per l'evoluzione da un modello ospedale-centrico a un modello di sanità territoriale, capace di prendere in carico e monitorare la cronicità, prevenendo l'acuzie.

La funzione dell'infermiere di comunità, prevista nel Dm 77, consiste nel garantire integrazione e interazione tra professionisti e strutture del contesto locale, finalizzate a una presa in carico globale del paziente, contribuendo alla cura, alla prevenzione e alla promozione della salute del singolo, della famiglia e della comunità. Anche per questo la figura è definita “care manager”.

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