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Cagliari, infermieri protestano sotto la Regione

di Massimo Canorro

Carenza di personale, procedure concorsuali infinite, bonus Covid mai arrivato. Sono soltanto alcuni dei temi su cui il NurSind lamenta di non ricevere risposte da mesi. E il sindacato degli infermieri annuncia la mobilitazione, il 31 maggio, sotto la sede del Consiglio regionale. Altro che eroi o angeli, siamo ignorati.

Sindacato infermieri NurSind Sardegna: il 31 maggio in piazza

Tra le rivendicazioni di NurSind Sardegna la mancata erogazione del bonus Covid agli infermieri

Dalla poca chiarezza in merito alle prestazioni aggiuntive richieste alle professioni sanitarie alla carenza di personale infermieristico (aspetto questo che si riscontra anche nell’altra grande isola del Mediterraneo, la Sicilia, dalle lungaggini nelle procedure concorsuali alla negazione della retribuzione straordinaria per le festività infrasettimanali lavorate dai dipendenti sanitari fino al bonus Covid – decretato dal governo a favore dei lavoratori impegnati in prima linea contro la pandemia – che non è mai arrivato.

Sono le importanti carenze che hanno spinto il NurSind, con tutte le segreterie della Sardegna, a protestare lunedì 31 maggio, dalle ore 10:30, sotto la sede del Consiglio regionale (via Roma, 25) a Cagliari.

Altro che eroi o angeli: gli infermieri sono sempre ignorati da questa amministrazione riporta il volantino. Ma la manifestazione, organizzata per far sentire la voce e rivendicare i diritti dei lavoratori del comparto, presume anche l’adesione della cittadinanza, poiché la tutela della salute rappresenta un diritto di tutti noi e in tali condizioni gli ospedali non riescono ad assicurare i livelli essenziali di assistenza. Senza considerare che, con la pandemia, anche le più banali visite hanno tempi di attesa lunghissimi.

Dunque, le ripercussioni negative sui pazienti sono più che evidenti, diretto esito della carenza di personale, della stanchezza degli infermieri che lavorano con turni massacranti e non retribuiti il giusto, denuncia Fausta Pileri, vice-coordinatrice regionale del NurSind nonché rappresentante nazionale. A farle eco Fabrizio Anedda, coordinatore regionale del sindacato delle professioni infermieristiche, che esplicita le ragioni della manifestazione dell’ultimo giorno di maggio. Da tempo il nostro Servizio sanitario regionale trova difficoltà nell’erogare quanto richiesto in termini di LEA, e ciò è stato già ampiamente reclamato a mezzo stampa da più parti, sia politiche sia sindacali. Si aggiunga che il periodo pandemico ha messo ancora più in luce e aggravato tutte le lacune, di tipo economico, strutturale e organizzativo.

Da oltre un anno, rammentano i rappresentanti del NurSind Sardegna, è stata richiamata (a differenti livelli) l’attenzione da parte delle istituzioni, proclamando lo stato di agitazione del personale sanitario del settore pubblico per dare un segno concreto di dissenso, proclamando uno sciopero generale. Iniziativa che però, non con poca saggezza, era stata temporaneamente accantonata. La gestione della pandemia che ha colpito anche la Sardegna – evidenzia Anedda – ci ha fatto desistere dal portare avanti lo sciopero preannunciato, perché avremmo danneggiato sia i pazienti sia gli operatori sanitari, che si sarebbero trovati in carico un enorme lavoro in condizioni ancor più articolate.

Quindi il sindacato NurSind ha cercato di battere tracciati paralleli, per trovare soluzioni mediante relazioni sindacali con i vertici aziendali e l’assessorato. Una serie di azioni per agevolare le migliori soluzioni. Ma nonostante questo – proseguono Pileri e Anedda – ci siamo ritrovati ad essere ignorati e schivati dalle istituzioni regionali, che ad oggi si rifiutano di convocarci.

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