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Comunali 2023: gli infermieri ci sono e hanno idee

di Monica Vaccaretti

Ci sono anche infermieri nelle liste candidate ad appoggiare i Sindaci per il rinnovo delle cariche istituzionali nei 793 Comuni italiani alle prossime consultazioni elettorali che si svolgeranno il 14 e 15 maggio. Nel mio capoluogo di Provincia ne conto certamente tre. Sono stati compagni di università e colleghi di lavoro, in pensione o ancora in servizio. Alcuni hanno già svolto mandati come consiglieri e assessori e cercano una riconferma per continuare l'esercizio. Per altri invece è la prima volta e, pur non avendo alcuna esperienza politica, esprimono tuttavia entusiasmo e sono forti della propria competenza in ambito civile. Se nominati ad un assessorato pertinente verso il quale dimostrano capacità ed attitudine professionale, potrebbero governare bene la città assieme al candidato sindaco che hanno scelto di sostenere. Anche se un infermiere in Giunta con deleghe in materia di Cultura, Ambiente e Pari Opportunità non sarebbe meno pertinente rispetto a deleghe in materia di politiche sociali, famiglia, tutela e benessere degli animali.

Occuparsi di politica è occuparsi della vita

Gli infermieri non possono più non occuparsi di politica o ignorare tutto ciò che la riguarda, limitandosi alla critica.

Gli infermieri sono volti nuovi tra tanti altri, già noti. Ed hanno idee. Hanno smesso di lamentarsi e sono passati ai fatti, almeno ci provano.

Hanno capito che la lamentela porta solo alla sfiducia, al malcontento e allo sconforto generalizzato. Resta nell'ambiente di lavoro, in ospedale o sul territorio, limitatamente al proprio confine.

Lo sfogo deve invece portare da qualche parte, essere costruttivo, aprire prospettive diverse ed orizzonti nuovi.

Se le proposte di cambiamento vengono promosse da chi conosce i problemi specifici che affliggono una determinata realtà, perché li vive ogni giorno, ci sono buoni margini di miglioramento o di un cambio di rotta

In alcuni infermieri sta forse nascendo, avvertendone fortemente il bisogno, la volontà di fare qualcosa in più. Hanno realizzato amaramente quanto la lamentela che perdura da anni, pur essendo stata raccolta dai vari rappresentanti politici che si sono avvicendati, non abbia prodotto alcun effetto, nel breve e nel lungo termine.

Per migliorare condizioni e situazioni e dare risposte ai tanti problemi che investono le società e che cambiano nel corso di tempi incerti e mutevoli, ci sono due possibilità. Ci si affida a uomini e donne di cui ci si fida, che si scelgono per farlo al posto nostro. Oppure ci si impegna in prima persona mettendoci il nome, la faccia, l'energia, il tempo.

È una possibilità che, in un sistema politico democratico, è data a tutti. Occorre proporsi, non tirarsi indietro, farsi avanti. Sentire che può essere una strada adatta per realizzare aspettative, concretizzare un ideale, seguire un principio, trovare il proprio spazio nella società civile non soltanto per il proprio orgoglio ma per un senso del dovere, della responsabilità, del bene comune.

Essere un buon cittadino, che ha a cuore il suo spazio di vita condiviso con gli altri, si contrappone ad essere un cittadino nichilista, che con atteggiamento rinunciatario non crede più a nulla e non fa niente per cambiare quel nulla in cui pensa di vivere.

Gli incarichi pubblici elettivi sono temporanei con l'intenzione di evitare che la politica diventi una professione ossia il mestiere di chi non ha mestiere (Max Weber). Coloro che temporaneamente decidono di mettersi in aspettativa dal loro abituale impiego e di mettersi a servizio della comunità locale o nazionale provengono da varie realtà del mondo del lavoro.

Nel mio Comune trovo docenti, musicisti, dirigenti d'azienda, imprenditori, avvocati. Accanto ad alcuni medici, ci sono anche infermieri stavolta. Sono tre donne, le candidate sono aumentate rispetto alle precedenti amministrative; ce n'era solo una, ha fatto da pioniera nel mio Comune e nel mio ospedale.

Appartengono a schieramenti diversi, ciascuna con la propria ideologia e posizione. Quel che conta è che la professione infermieristica non sfigura affatto accanto alle altre, già abituate all'ambiente politico. Non è comune, nella considerazione sociale, che gli infermieri si occupino di politica. Sembra sorprendere gli elettori questa corposa discesa in campo. Con la loro candidatura, dimostrano di non fare, di non volere fare e di non sapere fare soltanto le infermiere. Di sapersi muovere bene nelle sale di un Palazzo comunale e nelle aule del Parlamento tanto quanto sono solite nelle corsie delle strutture sanitarie, come ha dimostrato la senatrice Licia Ronzulli, coordinatrice infermieristica eletta parlamentare europea e membro di molte commissioni.

Non occuparsi di politica è come dire che non ci si occupa della vita (Juels Renard, scrittore francese). C'è politica in ogni momento della vita dell'uomo, essa la dirige. Ne condiziona, regola ed influenza ogni aspetto. Senza politica, non sarebbe possibile nessuna forma di governo. Non ci sarebbero ordine né regole, né diritti e doveri, né pacifica convivenza nemmeno tra le persone che si identificano in una comunità.

Non ci sarebbe, come riteneva Platone, una società armonica, ordinata ed orientata al bene. E se, come sosteneva Aristotele nel suo trattato Politica, l'uomo è per natura un animale politico, tutti possono occuparsene soprattutto ai nostri giorni in cui tutti i soggetti di una società democratica hanno l'opportunità di fare politica attivamente, istituzionalmente investiti da un voto o semplicemente interessandosene pur non ricoprendo nessuna carica.

Si esprime un pensiero politico, si prende una posizione, ci si schiera ogni qualvolta si partecipa ad una manifestazione di piazza di interesse locale o per fatti internazionali, si assiste ad un dibattito o ad una riunione di quartiere che deve prendere una decisione, si segnala un disservizio, si rispettano le norme di convivenza.

Secondo Aristotele politica è uno spazio pubblico al quale tutti i cittadini possono partecipare. Fare politica significa amministrare il bene comune per il bene di tutti. Politica è definita anche come l'insieme delle dottrine formulate e dei saperi condivisi nel corso della storia che permettono all'uomo di occuparsi di questa indispensabile dimensione sociale.

Considerando le varie concezioni dal mondo antico sino a quello moderno e contemporaneo, la politica è intesa dai vari teorici come l'arte o tecnica di governare e l'arte di vivere insieme. È un'etica civile che conduce ad un'etica più grande, quella di governo e alla Ragion di Stato. È un patto tra uomini liberi. È un'aspirazione al potere e un monopolio legittimo di potere decisionale che richiede l'operato di specifici professionisti.

La politica è fatta di dinamiche e di relazioni, di identità e di partiti, di prassi conforme a determinati principi, di scelte che trovano applicazione in atti giuridici come le leggi e che impattano sui sistemi sociali ed economici.

La politica è fatta di persone. Anche di infermieri, finalmente. Che della vita si occupano per professione, sanno cos'è. Sanno cosa significa custodirla, proteggerla, perderla. Quella degli altri. La vita è il massimo bene comune. È auspicabile, pertanto, una maggiore partecipazione della categoria alla vita pubblica.

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