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Gara degli aghi, il Giudice sanziona un infermiere

di Redazione

Era stata definita "gara degli aghi" e, al di là di tutto, aveva rappresentato una mancanza di rispetto nei confronti dei pazienti del Pronto soccorso di Vicenza. Giusta - sentenziano i giudici - la decisione di segnalare la cosa ai superiori presa dal primario Vincenzo Riboni, prima sospeso e poi assolto dalle contestazioni. Ultima pagina della vicenda vede però un infermiere nei guai: sanzionato dall’Ufficio disciplinare, pochi giorni fa si è visto rigettare dal giudice il ricorso che aveva presentato. Motivo? Quello scambio di messaggi andava punito.

Gara degli aghi: Respinto il ricorso, nei guai un infermiere

infermiere inserisce cvp

Il Giudice ha respinto il ricorso dell'infermiere coinvolto nella "gara degli aghi"

Sulla vicenda della “gara degli aghi” che avrebbe (il condizionale è d’obbligo dato che non si è potuto dimostrare se sia realmente avvenuta) avuto luogo presso il Pronto soccorso di Vicenza giusto due anni fa sono state scritte pagine e pagine di cronaca nazionale e locale.

L’ultimo fatto di questa infelice vicenda è avvenuto qualche giorno fa, con il rigetto da parte del Giudice del Lavoro del ricorso di un infermiere coinvolto nella vicenda avverso il provvedimento disciplinare comminatogli per aver utilizzato il cellulare in orario di servizio.

Il Giudice, infatti, ha ribadito che lo scambio di messaggi su whatsapp andava punito.

La vicenda

Nel Gennaio del 2016 l’ex primario del Pronto soccorso dell’ospedale di Vicenza, Vincenzo Maria Riboni (ora in pensione), segnalò 6 infermieri e 2 medici che su un gruppo whatsapp denominato “Amici di Maria” avrebbero gareggiato nel reperire accessi venosi di grosso calibro ai pazienti che accedevano al Pronto Soccorso, conteggiando in questo modo chi riusciva a inserirne il maggior numero.

I contenuti della chat lasciano poco spazio all’immaginazione: nel gruppo compariva anche la foto di una tabella che serviva a tenere il conto del numero e del relativo calibro degli aghi presumibilmente introdotti da un medico e da un infermiere in servizio quel pomeriggio.

Nel mentre, il personale non in servizio commentava e “incitava” i colleghi con messaggi del tipo: Puoi ancora farcela se metti un CVC che vale 10 punti. Nonostante questo, in mancanza di rilievi oggettivi, non è mai stato possibile dimostrare l’effettivo svolgimento di questi fatti: per questo motivo, dunque, i dipendenti venivano assolti.

L’unico provvedimento disciplinare di tutta questa vicenda fu il rimprovero scritto nei confronti di un infermiere – Enrico Scabardi - che venne comminato per l’utilizzo del cellulare in orario di servizio.

Il ricorso dell’infermiere e la sentenza

Scabardi ha presentato ricorso, ma il tribunale, analizzati gli atti in suo possesso, si è pronunciato in questi giorni rigettando il ricorso e motivando nel dettaglio questa decisione: Se all’esito dell’istruttoria in sede disciplinare non è emerso che la gara si è effettivamente svolta, è peraltro risultato provato lo scambio di messaggi, il loro contenuto e la strumentalizzazione di pazienti a fini sia pure ludici di infermieri e medici in servizio.

È dunque innegabile come il ricorrente ha partecipato in orario di servizio ad uno scambio di messaggi del tutto anomalo ed estraneo all’attività lavorativa.

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