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Assistenza domiciliare

Milano, il paradosso dell'ordinanza sul pass sosta infermieri

di Paola Botte

La sua professione è infermiere a domicilio nella grande città di Milano. Il suo obiettivo è migliorare il servizio di assistenza territoriale meneghino e magari un giorno anche di altre città. Come? Attraverso il riconoscimento anche agli infermieri dello stesso permesso di sosta riservato al personale medico durante l'assistenza domiciliare al paziente infermo.

Assistenza domiciliare, Marco: Pass sosta non sia vincolato al paziente

multa parcheggio strisce blu

Per gli infemieri delle cure domiciliari di Milano (e non solo) la questione parcheggi è una corsa contro il tempo

Per Marco Ferrantino ormai, dopo tanti anni di lavoro a Milano, è diventato difficile riuscire a svolgere serenamente la sua attività. La sua giornata si divide infatti tra la preoccupazione costante di trovare un parcheggio libero negli spazi blu - ossia a pagamento - la corsa al parcometro per acquistare il ticket e la paura di rischiare una multa per avere lasciato l'auto in doppia fila o nelle strisce riservate ai residenti. Si tratta di una vera e propria corsa contro il tempo.

L'elemento più preoccupante di questa storia che riguarda migliaia di infermieri però, è che a casa ad aspettare il loro arrivo non c'è un cliente qualsiasi. Dall'altro lato della porta ci sono pazienti infermi, il più delle volte allettati, che attendono le loro cure per potere continuare a vivere.

Attualmente il personale infermieristico che presta servizio al domicilio del paziente allettato - spiega Marco - non dispone di alcuna tipologia di permesso che gli consenta di parcheggiare senza incorrere in possibili sanzioni. Io mi sto battendo per avere un’equiparazione del servizio di sosta durante lo svolgimento dell’attività lavorativa riservata ai medici

L’art.1.4 dell’ordinanza comunale n.71285 dice infatti che ad oggi sono autorizzati “i veicoli dei medici che effettuano visite domiciliari urgenti, riconoscibili dal contrassegno dell’ordine per un tempo massimo di un’ora con l’obbligo d’uso del disco orario per indicare l’inizio della sosta”.

Oppure, come spiega l’art.4.2 della stessa ordinanza, anche i veicoli appartenenti ”a chi presta assistenza domiciliare a soggetti affetti da infermità a carattere temporaneo, certificata dal medico curante, o che siano in attesa di completare l’iter per l’ottenimento del contrassegno sosta disabili...”.

In parole povere - continua Marco - questa ordinanza autorizza i medici di base a sostare e non consente al personale infermieristico che svolge svolge assistenza su tutto il territorio milanese, di poter ottenere un permesso per la sosta che non sia vincolato al singolo paziente infermo. Una persona, quest'ultima che deve però aver precedentemente avviato le pratiche per il contrassegno di sosta per disabili oppure essere dichiarato temporaneamente invalido.

Il concetto di urgenza

Il primo gap dell'ordinanza è fin troppo evidente e riguarda il soggetto che interviene in urgenza, come sottolinea l'infermiere.

Attualmente - dice - il concetto di urgenza non è più gestito da medici di base, che non sono in possesso di attrezzature per gestirle, a partire dalla semplice auto con sirena fino ad arrivare all'elettrocardiografo, ma da auto mediche o auto infermieristiche attive da AREU nella città di Milano. A questo punto, nell'ordinanza, sarebbe meglio parlare di "necessità di assistenza non differibile".

La validità del pass sosta

Il secondo problema riguarda proprio la validità del pass sosta.

La richiesta mia e degli infermieri che ad ora rappresento - specifica - ha l’obiettivo di ottenere un permesso che garantisca la sosta al personale infermieristico, sicuramente solo durante lo svolgimento dell’attività lavorativa, ma che non sia vincolato al singolo paziente infermo. Con i limiti dell'ordinanza attuale si crea soltanto disagio alla persona assistita, che in alcune situazioni dipende totalmente dal personale sanitario.

L'11 dicembre 2017 l'infermiere ha incontrato Carmela Rozza, assessore alla sicurezza del comune di Milano, che ha accolto con grande interesse questa richiesta e si è impegnata a portare sul tavolo dei lavori l'iniziativa di Marco.

Ad oggi - conclude - rappresento gli infermieri a domicilio delle principali raltà territoriali, ma sto raccogliendo sempre più deleghe e testimonianze, anche da altre città, di infermieri che durante l’attività lavorativa sono incorsi in sanzioni e ancor peggio nella rimozione della propria auto. La speranza è quella di migliorare la qualità dell'assistenza a domicilio non solo di Milano, ma di tutto il territorio nazionale.

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