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Piemonte, nelle Rsa mancano 800 infermieri

di Massimo Canorro

È il numero dei professionisti sanitari che, nella stima dei gestori delle residenze assistenziali, mancherebbe all’appello. Dunque, il 35% di quanti ne servirebbero per gestire in modo consono i degenti. La consigliera del Pd, Canalis: Entro la fine dell’anno potrebbe chiudere un terzo dei 30 mila posti letto autorizzati.

Rsa, in Piemonte rischiano di chiudere per mancanza di infermieri

Piemonte: mancano almeno 800 infermieri, le Rsa più piccole rischiano di chiudere in autunno

Rsa piemontesi senza infermieri: sembra incredibile che tali strutture, colpite tanto duramente dalla pandemia, corrano il rischio di non riuscire a fronteggiare le richieste che giungono dal territorio. Eppure sono tanti gli operatori sanitari che, “fuggiti” per trovare riparo presso gli ospedali pubblici, mancano oggi all’appello. Per essere più precisi si tratterebbe di 800 infermieri, ovvero il 35% di quanti ne occorrerebbero per gestire in maniera adeguata i degenti. Permettendo così la giusta fluidità al sevizio.

Solo alcuni giorni fa, la consigliera Monica Canalis (Pd) sollecitava la Regione a intervenire prontamente per scongiurare la chiusura delle Rsa per carenza di personale infermieristico. Queste le sue parole: Se la giunta intende evitare il tracollo del sistema socio sanitario con la chiusura di centinaia delle Rsa più piccole e la conseguente ospedalizzazione inappropriata dei loro ospiti, non può limitarsi a distaccare personale dal pubblico al privato.

Canalis ha poi evidenziato il rischio, entro la fine del 2021, della chiusura di un terzo dei 30 mila posti letto autorizzati nelle Rsa piemontesi, a causa sia della carenza di operatori sanitari sia della lentezza dei nuovi inserimenti in convenzione. Altresì, lamentando: Nonostante la proroga al 31 dicembre, il numero di infermieri contrattualizzati dalle Asl e distaccati nelle Rsa è ancora ridotto.

Una presa di posizione dura, la sua, nei confronti dell’assessore alla Sanità, Luigi Icardi, che aveva rassicurato sul fatto che l’esodo dal privato al pubblico sarebbe stato circoscritto, poiché – attraverso una delibera di dicembre 2020 – era stato previsto che gli operatori sanitari delle Rsa assunti dalle aziende sanitarie sarebbero restati “in distacco” presso le strutture per anziani di provenienza fino a conclusione dell’emergenza. Quantomeno fino a dicembre 2021. Oggi, però, spiega Canalis, se non si trova una soluzione entro settembre, un terzo delle strutture è a serio rischio di chiusura, in particolare modo quelle piccole.

Urge analizzare quanto prima la situazione, dunque, poiché l’esodo c’è stato eccome – spiega il presidente dell’associazione di gestori profit Anaste Piemonte, Michele Alessandri –, siamo a conoscenza di più casi in cui le Asl hanno contattato gli infermieri proponendogli di licenziarsi dalla struttura per anziani e sono stati assunti dopo 24 ore di stop, senza dover rispettare quei vincoli.

Tema spinoso e preoccupante all’atto pratico, che le istituzioni – perlomeno nelle intenzioni – stanno affrontando. In questi mesi la Regione Piemonte si dibatte fra l’assenza di infermieri, che non si possono sottrarre alle Rsa a favore delle Asl, e la cronica mancanza di altre figure professionali, ha spiegato Icardi. Come sta avvenendo in Veneto, dove dagli ospedali giungono 500 infermieri a supporto delle Rsa.

Ma allo stato attuale in Piemonte quali sono le strade percorribili? Un’idea è di far rientrare in Italia gli infermieri che sono andati a lavorare in Gran Bretagna – illustra Canalis – garantendo loro condizioni di lavoro equivalenti. L’alternativa? Agevolare il riconoscimento dei titoli di studio degli infermieri stranieri, per esempio dell’Europa dell’Est.

Un’altra proposta era stata di potenziare la formazione degli operatori socio sanitari, integrando mansioni da infermiere, ma il Tar del Veneto ha sospeso la delibera regionale sul "super Oss", che era stata impugnata dalla Fnopi e dagli Opi del Veneto (e non soltanto). Un pronunciamento importante, che blocca un tracciato errato. Piuttosto, bisogna agire sulle motivazioni che inducono ad allontanarsi dalle Rsa a favore del pubblico, chiosa il presidente dell’Opi di Torino, Massimiliano Sciretti.

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