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Dagli ospedali 500 infermieri in aiuto delle Rsa

di Massimo Canorro

Accogliendo la proposta dell’assessore regionale alla sanità e ai servizi sociali, Manuela Lanzarin, la giunta del Veneto ha approvato la delibera che autorizza le Ulss ad assegnare, temporaneamente, il proprio personale infermieristico a supporto delle Rsa. Bagnara (Fp Cgil): Intervento che non risolve il problema.

Infermieri Ulss Veneto in prestito alle Rsa con assegnazione temporanea

S.o.s. infermieri nelle Rsa venete. La carenza di operatori sanitari nelle residenze sanitarie assistenziali della regione si avverte più che mai. Una soluzione concreta, però – quantomeno per tamponare la situazione emergenziale – sembra essere giunta.

Accogliendo la proposta dell’assessore regionale alla sanità e ai servizi sociali, Manuela Lanzarin, la giunta del Veneto ha approvato una delibera che autorizza le Ulss ad assegnare, temporaneamente, il proprio personale infermieristico a supporto delle Rsa; si farebbe riferimento a 450/500 unità, che dunque seguirebbero (seppur in maniera provvisoria) il percorso inverso rispetto all’esodo dei numerosi infermieri “in fuga” dalle strutture.

Ma tutto come avverrà a livello pratico? È la stessa Lorenzin a spiegarlo: Abbiamo disposto che le aziende sanitarie, previo protocollo d’intesa con i destinatari, siano nella possibilità di inviare operatori sanitari direttamente ai centri per anziani per un arco temporale circoscritto al progetto formativo individuale.

Con quali vantaggi? Ciò permette non solo di mantenere il personale necessario, ma anche di recuperare i professionisti che, negli ultimi mesi di pandemia, sono stati assunti dagli ospedali. E ancora, è un modo di agevolare la diffusione di best practice assistenziali attraverso l’integrazione del personale nelle équipe. Quindi Lanzarin affronta (e non può essere altrimenti) anche l’aspetto retributivo: I lavoratori assegnati alle Rsa saranno compensati dalle aziende di appartenenza secondo il contatto nazionale della sanità. La differenza dei due trattamenti resta a carico del Ssn.

Destinare alle Rsa una quota del personale infermieristico dipendente delle Ulss può costituire, per alcuni enti, una vera e propria boccata d’ossigeno. E questa, come linea d’intervento, trova (parzialmente) d’accordo il segretario della Cgil Funzione pubblica del Veneto, Stefano Bagnara: Resta il fatto che un intervento di questo tipo non può che essere temporaneo e legato alla situazione emergenziale, utile probabilmente a limitare in piccola parte il problema, che però – lungi dall’essere risolto – rischia soltanto di essere arginato per qualche mese. Quindi aggiunge: Diverse volte, nei mesi scorsi, come Fp Cgil del Veneto abbiamo lanciato l’allarme sulle gravi carenze di organico all’interno delle nostre Rsa, in particolar modo per il personale infermieristico. Permane, infatti, la preoccupazione circa la carenza di personale dedicato che pone a rischio l’opportunità stessa di assicurare i servizi utili.

E Bagnara torna sulla scelta maldestra e pericolosa della Regione Veneto di trasformare alcuni Oss in piccoli infermieri. Auspichiamo che questo capitolo sia chiuso dopo la recente sospensione del Tar della delibera regionale sul super Oss. Ennesima dimostrazione non solo che le scorciatoie in materia non occorrono, ma di più rischiano di creare confusione e fare danni.

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