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Più soldi agli infermieri per le ore di lavoro extra

di Redazione

Trentamila professionisti sanitari del Veneto riceveranno, anziché una remunerazione che oscilla tra i 30 e i 35 euro all'ora come fissato sinora, un compenso orario di 50 euro per le prestazioni aggiuntive svolte per smaltire visite e prestazioni arretrate che si sono accumulate nel corso degli ultimi anni, complice anche la pandemia. È il piano anti liste d'attesa della Regione che riconosce più soldi anche al personale del comparto per le ore di lavoro extra che vengono richieste con l'obiettivo di recuperare oltre 21mila appuntamenti ambulatoriali. È un accordo che dà loro il giusto valore. Così l'assessore regionale alla Sanità Manuela Lanzarin dopo la firma del documento delle maggiori organizzazioni sindacali (Cgil, Cisl, Uil, Filas, Nursind e Nursing Up).

Piano anti liste d'attesa della Regione Veneto

infermiera con siringa

30mila professionisti sanitari veneti riceveranno un compenso orari di 50€ l'ora per prestazioni aggiuntive.

Il provvedimento interessa infermieri, fisioterapisti, ostetrici, tecnici di radiologia e di laboratorio e segue quello per i medici per i quali i sindacalisti sono riusciti ad ottenere il massimo compenso concesso dalla legge, cento euro.

È una misura importante che gratifica il personale del comparto ma che purtroppo non coinvolge gli operatori socio-sanitari dei quali ci riserviamo di discutere a breve. Così i rappresentanti sindacali che esprimono soddisfazione confidando di poter elevare al massimo la cifra, sino a sessanta euro l'ora. Per farlo, spiegano, occorre però attendere giugno. Lo decideremo sulla base del monitoraggio in corso sui primi sei mesi dell'anno. È importante che queste risorse vengano spese bene, trattandosi di soldi pubblici, spiega Francesco Menegazzi, segretario Uil.

L'incremento della tariffa oraria è stato reso possibile grazie ad uno stanziamento di 19.5 milioni di euro sui 180 milioni complessivi che la legge finanziaria ha assegnato al Veneto. Ripartito nel triennio 2024-2026, prevede poco più di 6,5 milioni all'anno con il fine vincolante imposto dal Governo di esaurire quanto prima le prestazioni sanitarie lasciate indietro. Si tratta di 5292 prestazioni in priorità B, che prevederebbero l'esecuzione entro dieci giorni, 8320 di priorità D a trenta giorni e di 7482 di priorità P a novanta giorni.

Tali risorse sono state suddivise tra le nove aziende sanitarie del Veneto, le due aziende ospedaliere universitarie e l'Istituto Oncologico Veneto. Il fondo è stato assegnato a ciascuna struttura per il 75% in base al numero di personale in servizio e per il 25% in base alla programmazione delle prestazioni aggiuntive per il primo semestre 2024. Secondo questi due criteri lo stanziamento più corposo, circa 1,2 milioni, è stato ricevuto dall'Euganea.

Secondo i sindacati si tratta tuttavia di una misura che presenta parzialità in quanto riguarda solo alcuni lavoratori e soltanto una tipologia di attività. Taglia fuori gli Oss, protagonisti al pari di medici ed infermieri dello sforzo enorme della sanità veneta impegnata da mesi a smaltire le liste di attesa, specifica Sonia Todesco, segretaria Cgil. Inoltre, prevede un aumento dei compensi relativi alle sole prestazioni per smaltire le liste, tagliando fuori altri tipi di lavoro. Prestazioni extraorario che non sono legate all'abbattimento di tali liste continueranno ad essere pagate con il vecchio tariffario, quindi dai 30 ai 35 euro all'ora.

Spiega che se davvero l'obiettivo a lungo termine è quello di far fronte alla carenza di personale cercando altresì di arginare il ricorso alle esternalizzazioni, occorrerà lavorare anche su queste tariffe per uniformare la remunerazione.

I sindacati ritengono comunque che per smaltire tutto l'arretrato la misura più indicata sarebbe l'assunzione di personale: Non essendo possibile, vista la carenza sul mercato, l'onere ricade su quello già in servizio.

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