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Cure post mortem: confermata un'immutabilità secolare

di Rosario Scotto di Vetta

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Esistono dei saperi che non si apprendono sui manuali di nursing, ma che un’infermiere impara a conoscere nell’ambito del suo lavoro. Se il paziente è ebreo, non si incrociano le sue braccia. Mentre con pazienti di altre religioni si usa incrociare le braccia e legarle. Si copre sempre la testa per ultima considerata il centro di ciò che la persona era, la parte che meglio la contraddistingue. Numerosi infermieri si lamentano dell’adozione in ospedale di nuovi prodotti commerciali come il lenzuolo funebre in plastica. Preferiscono perlopiù il tradizionale lenzuolo di stoffa e ritengono che l’uso di materiale plastico sia offensivo. Un’altra parte del corpo che si esita ad avvolgere (nel sudario) sono le mani. A volte si tende a ricoprire parzialmente il corpo, lasciando fuori le mani. Cosa accade se i familiari non vogliono baciare la persona morta, ma tenerle piuttosto la mano? Toccare è importante. È con le mani che salutiamo le persone o ci congediamo.

Gli infermieri in alcuni reparti sono soliti, dopo il decesso, lavare la faccia, le braccia, il busto, le gambe del paziente. Poiché il paziente perde, con il sopraggiungere della morte, il controllo della vescica e dell’intestino, vengono rimosse eventuali feci e urina, e si lavano le parti genitali. Sono ripulite persino le piaghe da decubito, e ciò con delicatezza, come se la persona potesse ancora avvertire dolore. Un altro aspetto del rituale è la pulizia della stanza dove è avvenuto il decesso. La fanaticità nella pulizia del locale prima dell’arrivo dei familiari, vengono cambiate le lenzuola nel letto, e alla salma si infila un camice pulito. Prima dell’arrivo dei familiari, il corpo e la stanza sono immacolati, senza più traccia delle apparecchiature e dei materiali per la rianimazione e la preparazione del cadavere.

Se la ripetitività dei gesti dotati di un alto valore simbolico è una delle caratteristiche fondamentali del rito, allora la permanenza storica delle procedure post mortem diventa un dato di particolare interesse.

L’articolo Laying out the dead del 1889 pubblicato sulla rivista The Trained Nurse” raccomandava non solo di lavare il corpo della persona deceduta, ma una particolare attenzione doveva essere prestata a denti, occhi, mani, viso e piedi. In un altro articolo, apparso nel 1890 sul The Nightingale, si raccomandava all’infermiere di essere particolarmente delicato nel ricoprire il viso della persona morta con il lenzuolo.

Un secolo più tardi, gli infermieri compiono esattamente le stesse azioni, continuando a pulire la stanza subito dopo il decesso e lavando il paziente dopo la morte. Come i loro colleghi attuali, anche le infermiere del XIX secolo ritenevano poi che il paziente moribondo e già privo di sensi potesse sentire ciò che veniva detto in sua presenza. Le cure post mortem svolgono delle funzioni latenti, costituendo in qualche modo un prolungamento dopo la morte dell’assistenza infermieristica assicurata dagli infermieri.

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