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editoriale

12 maggio, una giornata internazionale

di Giordano Cotichelli

Se si vuole sottolineare l’importanza della giornata internazionale degli infermieri allora è necessario uscire dalla narrazione carica di retorica, alzare la testa e volgere lo sguardo oltre i propri piccoli orizzonti corporativi, ristretti in meschini muri di cinta. Quanto scritto per questo 12 maggio 2024 vuole sottolineare l’importanza di una giornata che deve essere realmente internazionale, utile a varcare gli asfittici confini patrii per cercare insegnamenti, per rinnovare le idee.

La storia di Johana è qualcosa che fuoriesce dalla solita narrazione ricca di enfasi celebrativa. È il racconto di una quotidianità che si nasconde nelle pieghe delle vite rubate in questo tempo, in questo mondo, nei suoi tanti diversi paesi, ma ognuno, sempre più spesso, portatore di stesse brutture.

Se si vuole sottolineare l’importanza della giornata internazionale degli infermieri allora è necessario uscire dalla narrazione carica di retorica, alzare la testa e volgere lo sguardo oltre i propri piccoli orizzonti corporativi, ristretti in meschini muri di cinta.

Un’infermiera può rimanere vittima della violenza criminale o di una pandemia che spazza via qualsiasi speranza di sopravvivere nonostante la scarsità di mezzi e di personale oppure, come qualsiasi lavoratore, in misura diversa, in ogni parte del mondo, restare intrappolata in un tempo infinito in cui vorrebbe solo rinchiudersi, al sicuro; per lavorare, e vivere, e sperare di dare un futuro a sé e ai suoi cari.

È un attimo infinito che riempie il cuore, almeno fino a quando lo sguardo non trova il grigio dell’asfalto su cui si è caduti o si è destinati a cadere. Sempre. Tutti.

La storia di Johana non è solo una storia colombiana, o americana. A tale proposito, può essere utile leggere quanto scrive il PAHO (Pan American Health Organization) in occasione proprio del 12 maggio, in cui si sottolinea l’importanza in tema di assistenza infermieristica le questioni legate alle differenze di genere, alla leadership professionale e al progresso nella formazione e nella pratica professionale; tematiche che vanno bene non solo nelle Americhe, ma in tutto il contesto mondiale.

In merito alla realtà del Nuovo Mondo, il PAHO ricorda poi come il 43% dei paesi americani soffrano di una grave carenza infermieristica stimata in una dotazione lavorativa attorno ai 30 infermieri per 10.000 individui. In questo, il pensiero corre alle scelte discutibili fatte dall’assessore alla sanità della Regione Lombardia che se n’è volato in Sudamerica a cercare personale per la ricca Italia.

Sempre il PAHO ricorda poi come il 15% del personale infermieristico sia sopra i 55 anni e il prevalere della presenza femminile (89%) nella professione dove, per circa due terzi, gli infermieri sono impiegati nella sanità pubblica e negli ospedali. Una fotografia sintetica e precisa delle sfide del presente dove si dovrebbe investire di più sul territorio ed avere la garanzia che la salute pubblica non venga saccheggiata dalla corruzione: ad Armenia, nelle Americhe, come in Italia o in Europa. Ovunque.

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