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Testimonianze

Cristina, a 40 anni diventa Infermiera

di Mario Ripino

Rimettersi in gioco a 40 anni ed esaudire il desiderio di una vita. È quello che ha fatto Cristina, laureatasi recentemente in Infermieristica presso l’Università degli Studi di Brescia. Oggi lavora come Infermiera presso una Residenza Sanitaria per Anziani (RSA) nel milanese. La sua è una storia di sacrifici e di abnegazione allo studio per sfuggire alle amarezze dell’esistenza. Dopo la laurea il momento del riscatto e della rinascita.

I miei primi 40 anni

Parafrasando il titolo di un noto best-seller di Marina Ripa di Meana e di un noto film di Carlo Vanzina - spiega Cristina - i miei primi 40 anni sono stati un disastro, fatti di un matrimonio fallito alle spalle e di scelte sentimentali e professionali direi tutt’altro che positive. Il mio sogno era quello di fare l’Infermiera e di riscattarmi di fronte ad una vita fatta di magrezza e di poche speranze.

A 35 anni mi sono guardata allo specchio è mi sono chiesta perché continuassi a perdere tempo con lavori che non mi davano nulla di buono. Così mi sono iscritta al test per entrare al Corso di Laurea in Infermieristica. L’ho superato al primo colpo. Sono seguiti momenti ancora più difficili, perché mi sono dovuta rimettere completamente in discussione e riaffrontare la vita da ventenne intrappolata in un corpo da quarantenne. Per tre anni ho studiato come una pazza, ho lavorato per mantenermi agli studi e ho cercato di ricostruirmi una dignità di donna e di futura professionista della salute. I miei colleghi di studio mi hanno aiutata tantissimo con la loro allegria e la loro tremenda voglia di vivere e di emergere in un Sistema Sanitario Nazionale che fa acqua da tutte le parti.

La sua tesi e il lavoro con P.IVA

La tesi di laurea di Cristina verte sull’assistenza ai colleghi Infermieri vittime di violenza, tesi che le ha permesso di inserirsi nel circuito lavorativo subito dopo aver concluso gli studi universitari, entrando a far parte di un team multi-disciplinare di medici e infermieri in regime di libera professione. Il lavoro con Partita IVA è durato solo un anno, in quanto dopo aver spedito migliaia di curricula in giro per l’Italia e persino all’estero è riuscita a farsi chiamare ad un colloquio presso una RSA lombarda, presso cui oggi lavora come dipendente a tempo indeterminato.

“L’esperienza come Libero Professionista mi è servita tantissimo per quanto riguarda la mia crescita professionale - ci spiega la nostra interlocutrice - lavorare con professionisti di altre discipline e provenienti da altri percorsi di studio è stato unico e gradevole. Ho capito finalmente che la dimensione umana dell’assistenza è indispensabile e che quando dobbiamo curare una persona che sta male non dobbiamo pensare solo al suo fisico, ma alla sua anima, alla sua cultura, al suo stile di vita, alle sue consuetudini. Chi ha subito violenza, anche se è un Infermiere, deve essere ascoltato e supportato, deve essere accolto, deve essere amato”.

Il Coordinamento Infermieristico

Cristina non si è fermata alla laurea di primo livello; da un po’ di tempo a questa parte sta pensando anche alla Magistrale, ma per ora sta seguendo un Master in Management e Coordinamento delle Professioni Sanitarie. Lo fa presso una grande università del Nord alternando lavoro, sacrifici e vita privata. Come sempre ha mille impegni, ma al primo posto ha messo la sua crescita professionale e, perché no, la carriera.

Il lavoro in RSA

Lavorare in una Residenza Sanitaria per Anziani qui in Lombardia non è uno spasso, anzi è un continuo campo minato - ci spiega Cristina - occorre fare attenzione a tantissime questioni e non abbassare mai la guardia nell’interesse primario dell’assistito. L’età media dei nostri ricoverati è di 85 anni, sono tutti affetti da poli-patologie e soffrono quasi tutti di demenza senile o, peggio, di malattie neurodegenerative come Parkinson, Alzheimer e Sclerosi Multipla.

Rapporto Infermieri-OSS

Il rapporto numerico tra Infermieri ed OSS nella struttura dove lavora Cristina è di:

  • 2 Infermieri e 6 OSS di mattina;
  • 1 Infermiere e 4 OSS di pomeriggio;
  • 1 Infermiere e 1 OSS di notte.

Rapporto Pazienti-Operatori

A pieno regime la struttura ospita ben 80 utenti (e a volte anche i loro famigliari o care-giver).

  • Il rapporto è semplice da calcolare:
  • 8 operatori di mattino per 80 pazienti;
  • 5 operatori di pomeriggio per 80 pazienti;
  • 2 operatori di notte per 80 pazienti.

Le notti nella mia RSA hanno dell’incredibile - conclude Cristina - sembra di stare in un campo di guerra. È tutto come di giorno, ma con la differenza che siamo solo in due a lavorare. Per giunta c’è da dire che non abbiamo nemmeno un’assistenza medica diretta, avendo la mia azienda stipulato un accordo di natura commerciale con uno studio medico che fornisce consulenza esclusivamente su Internet o per via telefonica. Per le emergenze, quindi, non ci resta che allertare il Servizio 118.

Sogni ancora da realizzare

Cristina, che ha un nuovo amore, pensa al suo futuro e a farsi una famiglia con il compagno che è medico e che lavora in una nota struttura ospedaliera a Milano: prima però voglio finire il Master e tentare l’ingresso alla Magistrale!.

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