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Testimonianze

Infermieri a Brindisi? i pregiudizi che sfidano il tempo

di Francesco Pollasto

Eh si, sono un Infermiere: una nobile professione, finché non si arriva ad espletarla all’Ospedale Perrino di Brindisi. In questo nosocomio, infatti, è stato coniato un neologismo che forse troverà presto posto sui tanti dizionari: MEDICOCENTRISMO. Un ospedale totalmente rivolto alla cura, che dedica all’assistenza un attenzione pari al 5%.

Lavoro in una Unità Urgenza Ictus o Stroke Unit

Ospedale Perrino di Brindisi

Come sapete l’Ictus è un’emergenza, perciò la persona con un sospetto ictus  deve ricevere il prima possibile le cure più adatte. Va contattato subito il 118, perché è fondamentale essere trasportati con urgenza nell'ospedale più vicino, possibilmente dotato di un centro organizzato per l’emergenza ictus, cioè l'Unità Urgenza Ictus o Stroke Unit.

Queste Unità sono composte da un team di professionisti multidisciplinari (sia medici che infermieri) che conoscono il problema e sono in grado di trattarlo alla perfezione.

Confronti fra dati di diversi e studi condotti in diversi Paesi, hanno rilevato che con questa modalità gestionale si riducono statisticamente sia la mortalità sia il grado di invalidità di chi ha subito un ictus, indipendentemente dalla gravità e dall'età di chi è colpito.

Essenziale è cercare di far arrivare la persona nella struttura specializzata quanto prima in modo che esegua subito gli esami, la Tac in particolare, per capire se l’Ictus è stato determinato da un’ischemia o da un’emorragia. Nel primo caso, infatti, si può procedere alla trombolisi, una tecnica in grado di sciogliere il coagulo che impedisce al sangue di arrivare al cervello.

La cosa importante, però, è agire entro le prime tre-quattro ore al massimo perché, dopo quest’arco di tempo, può verificarsi un’emorragia in seguito al trattamento. Naturalmente, prima si interviene, più parti di cervello possono essere salvate.

L’Infermiere quindi, paradossalmente è chiamato non solo a prendersi cura del paziente, ma anche a salvare la vita degli stessi.

Quanto è difficile essere un Infermiere a Brindisi? Una bella domanda, in primis spieghiamo una volta per tutte che l’Infermiere è una professione intellettuale vivacissima, che vive le sue dinamiche lavorative e culturali, scontrandosi ogni giorno con il pregiudizio, della classe Medica e il continuo atteggiamento di sufficienza di colleghi e compagni di lavoro.

Ad un Infermiere tocca non solo fare il triplo della fatica per essere riconosciuto ma anche il triplo dello sforzo per essere accettato come un professionista della sanità.

BAVAGLIO - Giorni fa leggevo un articolo su Nurse24.it, era un allarme lanciato dal collegio Ipasvi di Pisa, Emiliano Carlotti: “se mi chiedessero di rappresentare in questo momento la figura dell’infermiere, l’immagine che mi viene in mente è quella del mulo con davanti al muso una carota legata al bastone recato in mano dal fantino. Il mulo sono gli infermieri, la carota sono i dovuti riconoscimenti che da anni vengono disattesi: l’istituzione dell’ordine; il riconoscimento delle competenze avanzate; il riconoscimento dei titoli”… e ancora “la 'rete' che controlla l’Infermieristica ha maglie ben strette e qualsiasi “smagliatura” in questa è prontamente arginata rinsaldando i nodi che le sono intorno. Si fatica ad individuare voci dissonanti, più spesso sembrano le grida di chi non è invitato a partecipare”.

Quindi secondo l’Ipasvi di Pisa esiste uno schiacciamento della classe infermieristica, Eppure di ictus si muore,come e più dell’infarto, con disabilità - per chi sopravvive -pesanti sotto il profilo sociale e assistenziale.

Anche le scienze infermieristiche posso essere rivoluzionarie, come insegna la teoria della selezione naturale, che a metà dell’Ottocento rimosse l’essere umano dallo scranno più alto del regno animale. E proprio questa teoria, elaborata da Charles Darwin, può essere un esempio con le dovute distanze tra cosa potrebbe essere l’evoluzione della professione Infermieristica e cosa invece è oggi.

La rivoluzione dell’evoluzione o dell’involuzione? è dedicata agli Infermieri: che ruolo hanno e come agiscono? Se pensate poi che l’evoluzione della professione sia una cosa che non ci riguarda, lo studio della sua storia vi stupirà.

L’evoluzione è sempre in azione, il cervello umano, composto da 100 miliardi di neuroni, ciascuno dei quali è collegato fino 10.000 altre cellule neuronali, ma la consuetudine, le vecchie abitudini, la paura dei lavoratori precari, fa sì che queste facoltà vengano tenute ferme, immobili, in stand-by.

Da più parti è stato fatto notare che il maggior pericolo per la conoscenza non è tanto l’ignoranza, quanto la presunzione di sapere. Chi presume di sapere non studia, non ricerca e non riflette.

Tanto, sa già tutto! È bene quindi verificare di quando in quando la veridicità di quello che si crede di sapere, anche se l’operazione richiede sforzo e pazienza. E un bel po’ di apertura mentale.

E’ questo il principio, della nostra professione, ma perché allora non riusciamo a sdoganarci dall’immagine di Infermiere factotum?

Questo punto è da ricercare in primis in noi stessi, nella nostra capacità di migliorarci e di IMPORCI.

Lavorare con la vita altrui, non è una cosa per tutti, e sarebbe giusto che anche a Brindisi si aprissero all’Infermiere 2.0.

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