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ISTAT. Si vive a lungo e aumentano le patologie croniche

di Felice Marra

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PISTOIA. L'ultimo rapporto annuale dell'Istat, giunto alla ventiduesima edizione, evidenzia le trasformazioni che interessano l'economia e la società italiana. In particolare, per la sanità, l'Istat rileva:

– L'incremento costante degli anziani che provoca l'aumento della fascia di popolazione più esposta a problemi di salute cronico-degenerativa. Oltre la metà della popolazione ultrasessantacinquenne soffre di patologie croniche gravi. In particolare, nella classe di età 65-69 anni e 75 anni e oltre, le donne che soffrono di almeno una cronicità grave rappresentano, rispettivamente, il 28% e il 51%.

 

– La dinamica della cronicità grave è dovuta all'invecchiamento.

 

– Nel 2012 la spesa sanitaria pubblica è pari a circa 111 miliardi di euro, inferiore di circa l'1% rispetto al 2011 e dell'1,5% in confronto al 2010. Durante la crisi, dal 2008 al 2011, le prestazioni a carico del settore pubblico si sono ridotte, compensate da quelle del settore privato a carico dei cittadini.

 

– Nel 2012 le persone di 65 anni e oltre, con risorse economiche scarse o insufficienti, dichiarano di stare male o molto male nel 30,2% contro il 14,8% di chi ha risorse sufficienti. Il rischio di cronicità grave è più elevato tra le classi sociali più modeste: chi ha una condizione economica scarsa o insufficiente ha un rischio superiore.

 

– In generale si vive più a lungo, ma resta bassa la propensione ad avere figli. Nel 2012 la speranza di vita alla nascita è giunta a 79,6 anni per gli uomini e a 84,4 anni per le donne. Allo stesso tempo il nostro paese è caratterizzato dal persistere di livelli molto bassi di fecondità, in media 1,42 figli per donna nel 2012 (media UE 1,58). Si accentua, dunque, l'invecchiamento della popolazione. La vita media in continuo aumento, da un lato, e il regime persistente di bassa fecondità dall'altro, ci hanno fatto conquistare il primato di paese con il più alto indice di vecchiaia nel mondo.

Editorialista

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