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Quattro foto, quattro, come le pareti di una stanza, una sala d'attesa, un luogo in cui si può solo passare: entrare, attendere, uscire.

di Ferdinando Iacuaniello

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RIMINI. La nostra professione ci porta ad incontrare ed interagire con tante persone, i colleghi, i medici, gli infermieri, gli operatori sanitari, i pazienti, i loro parenti.

La relazione con questi ultima dà alle nostre professioni una connotazione diversa, in valore aggiunto, una difficoltà ulteriore.

I parenti, i congiunti dei nostri malati non sono utenti, non sono clienti non sono consulenti, essi sono i sensi e le sensazioni che i nostri malati non possono riferire, non possono manifestare; sensazioni e sensi che risultano drammaticamente amplificati e distorti dalla contingenza della malattia e del dolore.

 

Il rapporto con chi i viene a trovare i nostri pazienti è continuo e costante, anche solo incontrare queste persone che sostano, che aspettano dinnanzi alla porta di ingresso del nostro reparto è di per se stesso un momento di contatto , di relazione.

 

Il recente trasloco nei locali della nuova Rianimazione non solo ha dato nuovi ambienti e nuovi presidi a chi viene curato e a chi deve curare, ma ha dato , finalmente, nuovi ed adeguati spazi a chi viene a ricevere notizie, a chi viene ad assistere i propri congiunti, i nostri malati.

 

Ambienti adeguati e dedicati in cui anche i congiunti possono ritrovarsi, parlare, confrontarsi, attendere.

 

Quindi, quattro pareti, quattro foto quattro immagini di passanti in cui, forse, chi passa di lì possa riflettersi.

 

Matteo Ridolfi

Medico - Anestesista Rianimatore

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