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Eventi

RN4CAST: qualità cure strettamente legata a presenza infermieri

di Tania Buttiron Webber

Rn4cast

Il progetto coordinato a livello nazionale da Loredana Sasso dell'Università degli Studi di Genova.

Presentati a Genova nei giorni scorsi i dati dello studio RN4CAST svolto in Italia grazie al contributo della Prof.ssa  Loredana Sasso e del suo team di ricercatori.

Ad aprire la conferenza internazionale il Prof. Giancarlo Icardi, Direttore del dipartimento di Scienze della Salute dell’Università di Genova, seguito dalla presentazione della Prof.ssa Loredana Sasso, Professore Associato MED 45 (Infermieristica generale clinica e pediatrica) dell’Università degli Studi di Genova, Facoltà di Medicina e Chirurgia, Dipartimento di Scienze della Salute.

Prof.ssa Loredana Sasso: “Quello di cui ci siamo occupati in questo anno di studio è un tema estremamente attuale di cui si occupano i mass media  ogni giorno. Negli ultimi 20 giorni a livello nazionale ed internazionale l’argomento più dibattuto è stato quello della carenza di infermieri, del bisogno di infermieri in rapporto alla sicurezza dei pazienti e della qualità delle cure in rapporto al carico assistenziale che i servizi sanitari si trovano a sostenere in questo momento storico."

Lo studio arriva in Europa nel 2009 grazie all’intuizione di Linda Aiken - Professore di sociologia e direttore del centro di ricerca degli outcome e delle politiche sanitarie dell’Università della Pennsylvania - che nel 1988 si pose il problema dello staffing iniziando a studiare il fenomeno in relazione alla qualità dell’assistenza erogata al paziente.

Fu talmente incisiva che dopo pochi anni il governo americano commissionò allo IOM (massimo istituto di ricerca americano) uno studio per verificare se davvero lo staffing incidesse in modo significativo sulla qualità e sulla sicurezza dei pazienti. Nel 1993 lo IOM disse si, è così.

Lo staffing, la sua composizione e tutti gli elementi che aiutano gli infermieri a lavorare hanno ricadute sulla qualità dell’assistenza. Da lì cominciarono i finanziamenti e lo studio. Linda Aiken pubblicò articoli per ciò che riguardava il numero degli infermieri rispetto alla qualità dell’assistenza erogata. Fino a prima del progetto RN4CAST il rapporto infermiere paziente era basato sulla domanda di assistenza, sul turn over dei pazienti, solo dopo lo studio si considerano tutta una serie di variabili.

RN4CAST approda in Europa nel 2009 con un finanziamento di 3 milioni di Euro. Dal 2009 al 2011 quasi tutti gli stati europei e gli Stati Uniti partecipano allo studio finanziato da quello che oggi è il nuovo programma quadro “Horizon2020”.

Obiettivo dello studio a livello europeo: prevedere il fabbisogno infermieristico impiegando un modello che valuta l’impatto dell’assistenza infermieristica sugli esiti del paziente.

Metodo: studio osservazione descrittivo trasversale multicentrico.

Le motivazioni che hanno spinto l’Italia a partecipare allo studio sono state:

  • misurare lo staffing basandosi sulla qualità dell’assistenza e sulla sicurezza alle persone assistite
  • pianificare il bisogno di risorse infermieristiche sulla base di dati scientifici e confrontabili con altre realtà internazionali
  • sostenere i valori del nursing


Lo studio si avvale di 3 survey:

  1. Survey infermieri. Attraverso un questionario on line si sono indagati l’ambiente di lavoro, l’organico (staffing), burn out, cure mancate, sicurezza del paziente, qualità dell’assistenza. Questi fattori misurano la qualità dell’ambiente professionale degli infermieri e hanno una validità predittiva legata alla stabilità del personale e alla qualità dell’assistenza.


La stabilità del personale risulta un problema molto attuale italiano: gli infermieri vogliono lasciare il Paese.

  1. Survey pazienti. Si sono indagati aspetti quali: la comunicazione tra infermieri e medici, gestione del dolore, informazioni sulla terapia, informazioni alla dimissione, disponibilità a raccomandare l’ospedale ad amici e parenti.


Migliori rapporti tra infermieri  pazienti e ambiente sono associati a livelli maggiori di soddisfazione nel personale e nel paziente.

  1. Survey organizzativa: numero di ricoveri, dimissioni, tempi di degenza. Numero del personale medico, infermieristico (ausiliario), personale a tempo indeterminato, part time, turn over, gg di assenza per malattia. Budget destinato all’aggiornamento e crescita professionale.


Questi dati sono stati confrontati con le survey infermieri e pazienti.

Dimensione del fenomeno 

13 regioni 

40 ospedali 

292 unità operative 

3716 pazienti 

3667 infermieri

Le unità operative hanno compreso le aree mediche e chirurgiche in quanto ad elevata complessità assistenziale, popolate da pazienti cronici multipatologici che mandano in crisi il sistema attuale.

Dallo studio sullo staffing è emerso come in letteratura sia ritenuto  ottimale un rapporto infermiere/paziente di 1:6 per garantire un’assistenza infermieristica adeguata.

“Recentemente lo stato della California ha emanato una legge in cui impone un rapporto di 1:5”

La letteratura dimostra che ogni volta si aumentI di 1 paziente per ciascun infermiere (1:7) aumenta del 23% l’indice di burnout, del 7% la mortalità dei pazienti, del 7% il rischio che l’infermiere non si renda conto delle complicanze a cui il paziente sta andando incontro.

Altro dato importante, esposto anche dalla Professoressa Linda Aiken: la presenza di personale laureato all’interno dello staff infermieristico porta ad una diminuzione della mortalità pari al 7% (Lancet 2014).

Più aumenta il numero di pazienti per infermiere più aumentano le cure mancate”

Per cure mancate si intende: igiene orale, educazione terapeutica al paziente e alla sua famiglia, cambio della postura, pianificazione delle cure, sorveglianza adeguata al paziente, comfort e dialogo al paziente, preparazione alla dimissione.

Dai risultati emerge che le maggiori attività mancate riguardano l’ambito relazionale, comunicativo, dell’educazione e progettazione. Emerge inoltre che, ancora oggi, le prestazioni vengono erogate in un ottica mansionariale, per compiti, tralasciando la parte della progettazione delle cure e della presa in carico a 360° del paziente.

L’età media degli infermieri italiani è di 41 anni

Un dato preoccupante che emerge è la volontà di lasciare il lavoro entro il prossimo anno. Il 36% dei colleghi, se potessero, lascerebbero l’Italia.

Nell’ambito dell’ambiente di lavoro emerge che un 38.54% di colleghi sono a rischio burnout. L’ambiente di lavoro è una componente che dovrebbe gratificare l’infermiere ma così non è: la maggior insoddisfazione è dovuta allo stipendio, alla scarsa autonomia professionale, alle scarse prospettive di carriera ed alle poche opportunità formative. Tutti elementi che potrebbero portare soddisfazione e combattere lo stress emotivo.

“Nonostante tutto, i pazienti comprendono gli infermieri, hanno una buona percezione dell’assistenza ricevuta. Il 65% raccomanderebbe l’ospedale in cui è stato ricoverato, ed il 78% afferma che rispetto ed ascolto sono tenuti in considerazione dagli infermieri”.

Verso la conclusione la Professoressa Loredana Sasso lancia messaggi forti, incisivi:

“Solo dall’analisi di più dimensioni si può comprendere la complessità del contesto che bisogna affrontare. In assenza di standard nazionali si generano squilibri e mancanza di equità tra pazienti, eccesso, scarsità, sottoutilizzo, sovrautilizzo”.

“I modelli organizzativi del lavoro per rispondere ai nuovi bisogni dei cittadini devono considerare il fabbisogno di integrazione verticale e orizzontale personalizzando le cure. Devono mettere al centro il paziente e la famiglia in modo concreto e flessibile (..siamo ancora qui a chiederci se aprire o non aprire i reparti ai parenti..!)”

“In questo momento viviamo una debolezza dei valori del nursing. La gestione aziendalistica e considerazioni meramente economiche mettono a rischio questi valori. Noi dobbiamo prenderci in carico il paziente, creare alleanza con le famiglie, stare vicini ai nostri pazienti perché noi siamo dirigenti dell’infermieristica.”

Presente alla conferenza anche Maria Adele Schirru (Vice Presidente IPASVI) che in un breve intervento dice “...se i giovani vogliono andare via dall’Italia qualcosa abbiamo sbagliato, dobbiamo modificare l’approccio e prenderci cura di chi cura. gli infermieri hanno bisogno di essere accompagnati nell’affrontare tutti i giorni la fatica di confrontarsi con la complessità del prendersi cura della persona. Vi è una grossa responsabilità a livello dirigenziale e nei percorsi formativi che dovranno modificarsi”.

Per concludere, durante la conferenza è stato annunciato, dalla prof.ssa Linda Aiken che Loredana Sasso, prima infermiera in Italia ed in Europa, è stata nominata membro dell’American Academy of Nursing ed insieme al suo team di ricercatori voleranno negli Stati Uniti per proseguire gli studi.

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