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Salute

Apnee notturne, una sindrome ancora sottovalutata

di Marco Alaimo

È una delle cause più frequenti dell’eccessiva sonnolenza diurna. L’apnea nel sonno è connessa spesso al fumo, alla sindrome metabolica e al diabete. È un fattore di rischio per l’ictus e l’insufficienza cardiaca.

Sindrome delle apnee notturne: dalle cause al trattamento

La sindrome delle apnee notturne è un disturbo abbastanza diffuso, in cui la respirazione durante il sonno si interrompe oppure rallenta eccessivamente. Le pause possono essere anche più di 30 in un’ora e durare da pochi secondi ad alcuni minuti, poi la respirazione riprende con un russare sonoro.

L’apnea nel sonno di solito è una patologia cronica che disturba il sonno e quando la respirazione si interrompe o rallenta spesso il paziente passa dal sonno profondo a un sonno più leggero. Pertanto la qualità del sonno è molto scarsa e per questo motivo ci si sente stanchi durante il giorno. L’apnea nel sonno è infatti una delle cause più frequenti dell’eccessiva sonnolenza diurna.

Poiché il disturbo si presenta soltanto durante il sonno, la maggior parte dei pazienti che soffrono di apnea notturna non sa di essere malato. In genere sono i famigliari o il partner a notare per primi i sintomi.

Apnea ostruttiva: cause e fattori di rischio

Durante la veglia i muscoli del collo sostengono le vie respiratorie tenendole aperte, quindi l’aria può arrivare senza problemi nel polmoni. Durante il sonno questi muscoli si rilassano, quindi le vie respiratorie si restringono.

In condizioni normali il restringimento non impedisce all’aria di entrare e uscire dai polmoni; tuttavia, se si soffre di apnea nel sonno, le vie respiratorie possono collassare e quindi ostruirsi in tutto o in parte. I motivi più frequenti del collasso delle vie respiratorie sono:

  • rilassamento eccessivo dei muscoli del collo e della lingua
  • eccessive dimensioni della la lingua, delle tonsille o delle adenoidi (le masse di tessuto nella parte posteriore della bocca) rispetto all’ampiezza delle vie respiratorie
  • tessuto adiposo in eccesso nel paziente in sovrappeso che può far ispessire le pareti della trachea (canale dove passa l’aria)
  • la forma della testa e del collo (struttura ossea) può causare un restringimento delle vie respiratorie nella bocca e nel collo
  • il processo dell’invecchiamento limita la capacità degli impulsi nervosi di mantenere rigidi i muscoli del collo durante il sonno, le vie respiratorie corrono quindi un maggior rischio di restringersi o di collassare
Apnee Notturne un problema che interessa tanti Italiani

Apnea Notturna, un problema che interessa tanti Italiani

Se le vie respiratorie sono bloccate in tutto o in parte durante il sonno si ha un abbassamento improvviso del livello di ossigeno nel sangue (saturazione O2).

Se i livelli dell’ossigeno si abbassano troppo il cervello inizia a disturbare il sonno, perché manda impulsi nervosi per cercare di irrigidire i muscoli delle vie aeree superiori e di tenere aperta la trachea.

La respirazione, quindi, ritorna alla normalità, spesso russando in modo rilevante.

Gli abbassamenti frequenti del livello di ossigeno nel sangue e la cattiva qualità del sonno possono provocare il rilascio degli ormoni dello stress, che fanno aumentare la frequenza cardiaca e il rischio di ipertensione, infarto, ictus e aritmie. Questi ormoni, inoltre, fanno aumentare il rischio di insufficienza cardiaca o l’aggravano.

Le apnee notturne possono colpire a qualsiasi età, ma il rischio aumenta proporzionalmente al passare degli anni. Gli uomini sono più a rischio delle donne. Il rischio di esserne affetto aumenta se ci sono precedenti nella famiglia e negli obesi.

La metà circa dei pazienti con apnea nel sonno è iperteso. Spesso la terapia delle apnee notturne determina la regressione dell’ipertensione arteriosa. È buona norma, quindi, indagare sul sonno del paziente iperteso perché potrebbe soffrire di apnee notturne. L’apnea nel sonno, inoltre, è connessa al fumo e alla sindrome metabolica del diabete. È un fattore di rischio per l'ictus e l'insufficienza cardiaca.

Sintomi dell'apnea notturna

Uno dei sintomi più frequenti dell’apnea ostruttiva del sonno è il russamento, forte e cronico (continuo). Può essere interrotto da pause: dopo le pause, il paziente può ansimare o boccheggiare. Il russamento di solito è più forte quando si dorme supini e può essere meno rumoroso quando ci si gira su un lato.

Spesso sono i famigliari o il partner a notare per primi che c’è qualcosa che non va. Quindi è sempre buona norma da parte del medico interrogare colui o colei che dorme con il paziente in quanto unica persona che può descrivere il disturbo.

Russare non significa necessariamente soffrire di apnea: è necessario che siano presenti periodi più o meno prolungati in cui il paziente non respira per parlare di apnee.

Un altro sintomo frequente dell’apnea nel sonno è la sonnolenza diurna, sul posto di lavoro o quando si è alla guida. In molti casi ci si ritrova ad addormentarsi velocemente nei momenti tranquilli della giornata quando non si è attivi. Questi improvvisi attacchi di sonno possono essere causa d’incidenti e traumi.

Tra gli altri segni e sintomi dell’apnea nel sonno ricordiamo: mal di testa al mattino, problemi di memoria e di apprendimento, incapacità di concentrarsi, irritabilità, depressione.

Diagnosi delle apnee notturne

La diagnosi d’apnea nel sonno si basa sull’anamnesi raccolta dal paziente, sui precedenti di apnea in famiglia, sui risultati della visita e dello studio del sonno (Polisonnografia).

Il medico deve controllare la bocca, il naso e la gola (prime vie aeree) per escludere eventuali gonfiori o ingrossamenti dei tessuti (ipertrofia dei turbinati, deviazione del setto nasale, ipertrofia delle tonsille e delle adenoidi, spessore delle pareti della faringe o del palato) o particolare lassità delle strutture della bocca e faringe (ipotonia delle pareti della faringe, del palato e dell’ugola).

I bambini che soffrono di apnea nel sonno, infatti, potrebbero avere le tonsille ingrossate. Potrebbero essere sufficienti solo la visita medica e l’anamnesi per diagnosticare l’apnea nel sonno nei bambini.

Gli adulti che soffrono di apnea nel sonno potrebbero avere l’ugola o il palato molle ingrossati. L’ugola è il tessuto che sporge nella parte centrale posteriore della bocca. Il palato molle è la parte superiore della bocca, che va indietro verso la gola.

Polisonnografia

Esistono diversi tipi di esami del sonno. La Polisonnografia (PSG) è il tipo di esame del sonno più usato per diagnosticare l’apnea nel sonno: registra l’attività cerebrale, i movimenti oculari, il battito cardiaco e la pressione. Registra anche la quantità di ossigeno presente nel sangue, il movimento dell’aria nel naso mentre si respira, il russamento e i movimenti del torace. I movimenti del torace indicano se il paziente sta facendo uno sforzo per respirare.

Al paziente, che può addormentarsi normalmente, vengono attaccati diversi sensori sul cuoio capelluto, sul volto, sul torace, sugli arti e su un dito. Gli infermieri e i medici usano i sensori per controllare il paziente per tutta la notte.

L'apporto della tecnologia

Per i più tecnologici esiste ApneaApp, una nuova app che potrebbe risultare utile per individuare la presenza e la frequenza di questo fenomeno.

Lo smartphone invierà onde sonore non udibili che rimbalzeranno sul corpo del paziente e che verranno captate dal microfono del telefono. Sarà proprio lo smartphone ad analizzare queste onde sonore, grazie alla speciale app.

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