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Tagadà e la battaglia di posizione IPASVI in diretta televisiva

di Sara Di Santo

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La presidente IPASVI Barbara Mangiacavalli ha tenuto testa alla "battaglia" mossa da Tiziana Panella (La7) lo scorso 29 marzo.

In collegamento via satellite da Milano, Barbara Mangiacavalli (IPASVI) ha portato avanti quella che lo stesso portale della Federazione Nazionale Collegi Infermieri ha definito una "battaglia di posizione" nei confronti delle false affermazioni divulgate nella puntata di Tagadà (La7) dello scorso 18 marzo.

Mangiacavalli durante l'intervento in diretta a Tagadà il 29 marzo scorso.

Mangiacavalli durante l'intervento in diretta a Tagadà il 29 marzo scorso.

Un battaglia di posizione era ciò che ci si attendeva dovesse caratterizzare la replica dell'IPASVI alle asserzioni esposte dalla giornalista Tiziana Panella; asserzioni che non è sbagliato ritenere basate soprattutto su esperienze personali della giornalista stessa, oltre che su una preparazione tutt'altro che invidiabile circa l'argomento di discussione.

Dopo aver più volte affermato, nella puntata del 18 marzo, che in Pronto Soccorso non vorrebbe essere accolta da un infermiere, bensì da un medico, Panella ha aperto il collegamento del 29 marzo rimanendo sulla sua posizione e continuando a difendere l'idea che il triage sarebbe una prima diagnosi e per questo, almeno in alcuni casi, è meglio che a farla sia un medico.

A giudicare dalle reazioni di tutti gli invitati questa è una posizione impopolare, ma è alla fine dei 24 minuti di dibattito acceso che si trova la motivazione dell'intransigenza di Panella: giunta al pronto soccorso con un fortissimo mal di testa, in passato si è vista sorpassare al triage da chi era colpito da colica renale. La contingenza di questa esperienza personale non ha permesso a Panella di assumere un atteggiamento sufficientemente analitico e l'ha portata ad ipotizzare un tentativo di invasione di campo da parte degli infermieri nei confronti dei medici, forzando il senso dell'articolo in cui si descrive quella dell'infermiere come professione specializzata del futuro, uscito su La Repubblica lo stesso 29 marzo scorso.

Non ha ceduto agli attacchi Barbara Mangiacavalli, presidente della Federazione Nazionale IPASVI, che ha spiegato in modo inequivocabile come il triage infermieristico esista e sia normato da Legge dello Stato dagli anni ’90 e come un infermiere formato e sempre aggiornato non faccia diagnosi, ma determini priorità secondo protocolli che consentono di assegnare i codici in base ai sintomi ed eventualmente di rivederli facendo intervenire il medico qualora la situazione clinica ne mostrasse i presupposti.

Anche riguardo l'insinuazione sull'"invasione di campo" Mangiacavalli è stata solerte nel negare in maniera perentoria questa possibilità, poiché i professionisti sanitari, infermieri e medici compresi, lavorano nel pieno rispetto delle proprie competenze professionali che indirizzano verso la tutela della salute dei cittadini e ha spiegato come l'articolo giornalistico citato da Panella parli in realtà dell’evoluzione negli ultimi venti anni della professione infermieristica in base ai nuovi bisogni dei pazienti e, quindi, delle nuove competenze che l’infermiere ha e si prepara ad assumere.

Persino Giacomo Milillo, segretario nazionale della Federazione Italiana Medici di Medicina Generale (Fimmg), ha risposto dopo l'ennesima reiterata "accusa" agli infermieri di fare diagnosi. "Il triage non fa diagnosi - ha detto seccamente Milillo - ma classifica le urgenze in base a una procedura codificata dalla quale scaturisce la classificazione dei codici".

Non c’è necessariamente la priorità di una patologia su un'altra, ha spiegato ancora Mangiacavalli, ma sintomi rilevati e analizzati in base a un preciso algoritmo. Inoltre, ha aggiunto, nel caso in cui il risultato dell’algoritmo fosse dubbio, si procede ad una rivalutazione del triage: il codice non è una diagnosi – ha affermato - : quella la fa il medico.

Anche Fabrizio Rondolino, giornalista, opinionista e blogger,  ha provato a riportare il dibattito sui giusti binari, affermando che se il problema di efficienza delle strutture è cosa reale, non è reale né giusto affermare che esistano “guerre” tra medici e infermieri. A decidere sono la preparazione e l’esperienza, non la laurea - ha affermato - e questo vale per tutti, medici e infermieri indistintamente.

Infine Tonino Aceti, segretario nazionale di Cittadinanzattiva, ha ribadito la legittimità del triage condotto da infermieri esperti, sollevando piuttosto il problema delle lunghe e inaccettabili attese in Pronto Soccorso per chi sta male che caratterizzano troppe realtà italiane.

E' stato toccato poi, da una Panella un po' piccata, l'argomento della responsabilità di eventuali errori e nuovamente tutti sono stati concordi nell'affermare che è paritaria: se l’algoritmo che determina il triage non va, è colpa del medico, se è mal applicato è colpa dell’infermiere.

Più volte nel corso della querelle televisiva Tiziana Panella ha manifestato il desiderio di capire meglio la questione; desiderio espresso solo a parole, però, poiché nei fatti ha dimostrato poca attitudine all'ascolto e a prendere in considerazione l'eventualità di poter cambiare idea.

Al di là di esperienze negative personali, per quanto rilevanti per il singolo, resta il fatto che l'intervento di Mangiacavalli ha contribuito a confermare la legittimità e l'importanza delle competenze infermieristiche all'interno dell'intero Sistema Sanitario Nazionale.

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