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editoriale

Infermiera per passione, non come seconda scelta

di Mimma Sternativo

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MILANO. Spesso capita di leggere articoli mediatici sulla professione infermieristica, ogni volta vien quasi l'illusione che finalmente stia cambiando l'opinione pubblica rispetto a questa grande professione.

Ahimè spesso si scopre il contrario

Il 13 luglio è stato pubblicato un articolo su un giornale nazionale. Così recita "Psicologi, laureati in lettere, persino qualche dottore in legge. Per non contare i tanti arrivati da altri corsi triennali di Medicina, quelli che preparano tecnici radiologi, perfusionisti, logopedisti. Fino a due decenni fa non serviva nemmeno la laurea, oggi in tanti, già con un «pezzo di carta» conquistato, tornano sui banchi (e in corsia) per diventare infermiere. Obiettivo: il posto sicuro"

 

"Ma le prime difficoltà si starebbero cominciando ad insinuare in quella che molti giovani considerano tuttora una professione rifugio"
Mi preme innanzitutto ricordare, per rispetto a chi questo pezzo di carta l'ha conquistato, non o non solo per il posto sicuro, che ad oggi esistono ben 30.000 infermieri disoccupati.

 

Lungi da me cadere nel solito cliché della professione infermieristica come vocazione, non dico che la certezza di un posto di lavoro non sia importante, semplicemente non si può scegliere di essere infermiere per trovare "un rifugio".
E trovo assolutamente denigrante, che dopo anni di "lotta infermieristica" e di avanzamento della stessa professione, essere infermieri significhi ancora fare una scelta di serie B.

 

Non posso di certo negare che ci siano infermieri che abbiano e continuino a scegliere questo lavoro per una questione economica, purtroppo è accaduto e accade...
Vorrei a tal proposito suggerire a questa gente infermieri e aspiranti infermieri che per solo denaro il gioco non vale la candela.

 

Per uno stipendio di 1500/1600 euro vale il rischio di andare in carcere ogni minuto che passi con quella divisa? gli estenuanti turni? Le continue denigrazioni da parte dei media e a volte degli stessi pazienti? Vale cercare uno stipendio tale per vedere ogni giorno persone soffrire? Basta questo stipendio per riuscire a guardare negli occhi un ragazzino/a e dirgli che sta per morire o che il papà, la mamma o chiunque gli sia importante è morto? Vale la candela il rischio di contagiarsi?

 

No signori, non si può essere infermieri solo per un posto fisso ( ripeto non che non sia importante). Essere infermieri è molto di più e non ci va che ancora una volta, la nostra professione sia etichettata in questo modo.

 

Siamo infermieri perché abbiamo scelto di esserlo non perchè abbiamo studiato psicologia,lettere filosofia o legge e non abbiamo trovato lavoro.
Infermieri per scelta, per passione, per amore della scienza.
Infermieri per sapere, saper essere e saper fare.

Sindacalista

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