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editoriale

Infermieri intellettuali e coordinatori con la licenza media

di Fabio Albano

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GENOVA.  Pare essere la domanda del terzo millennio: la nostra professione è da considerarsi tra le arti intellettuali o quelle meramente più materiali ? E' diventata una questione esistenziale! Ne discettano grandi lumi, presidenti di collegio e dotti universitari, professoroni associati. Si grida che il nostro non è un mestiere ma bensì, badate bene, un'arte! Taluni filosofi non ci dormono su!


Intellettuale deriva dal latino intellectus , cioè che riguarda l'attività teoretica e non quella sensibile ed esperenziale. Capire quale può essere il vero senso della nostra professione è cosa estremamemnte delicata e intima. Ognuno di noi ha scelto il modo di essere Infermiere in base alle proprie aspettative, il proprio grado culturale, il ruolo attribuitogli dalla società, la propria area geografica di provenienza. Quindi sono molti i modi di essere e fare l'Infermiere e ognuno di noi se lo immagini e crei come meglio gli aggrada e riesce. Artigiano, intellettuale, cortigiano, vocazionale e via discorrendo.

 

Se vogliamo analizzare con un minimo di obiettività la "questione", dovremmo provare a valutare l'incidenza, del nostro ruolo, nella società e nel microcosmo lavorativo di ciascuno. Inoltre dovremmo essere certi di aver compreso ciò che riusciamo a trasmettere alle Persone e ciò che da Loro viene percepito, circa il nostro operato.

 

In tutto questo tentativo di analisi filosofica/sociologica/psicologica e politica, che appartiene, sempre, ai dotti e saccenti, ricordiamo che noi siamo gente di frontiera. si dimentica, sempre, volutamente? di analizzare la figura dei Coordinatori, non Caposala, per carità.... la tassonomia per favore ...si rispetti la tassonomia... mica quisquiglie e pizzillacchere!

 

Chi, Infermiere, si ritiene un intellettuale, si ricordi che, ancora oggi e troppo spesso, reparti di degenza, blocchi operatori, ambulatori e quant'altro sono gestiti da Infermieri Coordinatori che hanno conseguito, appena, la licenza media e non si sono mai degnati di riqualificarsi. Quindi a buona ragione si possono definire Caposala senza, per questo, doversi ritenere offesi!

 

Proviamo a pensare alle responsabilità e ai doveri di un Coordinatore, se serio e competente:

  • dovrebbe essere anello di congiunzione tra le direzioni aziendali e i colleghi del reparto, a qui deve sovraintendere;
  • dovrebbe essere parzialmente responsabile del portafoglio attribuito dalla direzione al suo reparto;
  • dovrebbe essere responsabile dell'applicazione delle procedure relative al buon funzionamento della sua unità, sempre che le procedure siano state preparate e formalizzate;
  • dovrebbe essere co-responsabile della formazione dei suoi Colleghi;
  • dovrebbe essere co-responsabile dell'inserimento dei neo assunti; 
  • dovrebbe essere promotore e responsabile di una comunicazione soddisfacente tra i colleghi;
  • dovrebbe essere co-responsabile del benessere organizzativo della sua unità;
  • dovrebbe aver definito bene e con equità i carichi di lavoro;
  • dovrebbe sapersi rapportare con i colleghi in maniera chiara e sincera;
  • dovrebbe dimostrarsi un buon Leader;
  • dovrebbe conoscer molto bene quali sono le proprie responsabilità in materia legale, e altro ancora.

 

Bene, anzi male, molto male! Ognuno di Noi provi a riflettere sulle proprie condizioni lavorative e confessi, a se stesso, ci mancherebbe altro... se quanto elencato sopra, risponde alla propria realtà operativa!

 

Una cosa risulta certa: la centralità e l'importanza della figura del Coordinatore. Il suo fare ed essere diventa modello per gli operatori e per l'intera unità coordinata. L'impronta alla qualità dell'outcome è profonda e non modificabile. Non solo, risulta essere un modello per i giovani che si approcciano alla nostra professione, potendo risultare determinanti, nel bene e nel male, per i loro sviluppi professionali.

 

Allora, come si può stare a disquisire di lana caprina, Coordinatore e/o Caposala, professione intellettuale e/o manuense, quando non abbiamo, ancora, compresa la radice del problema ? Siamo stanchi di Coordinatori "inchiodati" alla "carrega" da 20 e passa anni, incapaci di una benché minima modifica al proprio "modus operandi" e protetti da sindacati, sindacalisti e dirigenti obsoleti alla realtà. Si cominci a metter in discussione il risultato di ogni quinquiennio di coordinamento, ma seriamente, non all'italiana!

 

Se siamo percepiti come figure di secondo piano, nel sistema sanità, tanta parte la dobbiamo a questi cari colleghi, che come Caronte sono partecipi del traghettamento delle anime morte della sanità italiana! 

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