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editoriale

Io infermiera, professionista della salute e non del sesso

di Mimma Sternativo

Scelgo di rispondere alla Dott.ssa Proietti, psicoterapeuta e sessuologa che ha commentato il dibattito che si è creato intorno alla possibilità di istituire una figura professionale addetta a soddisfare le esigenze fisiche dei disabili anche dal punto di vista sessuale.

Professionista della Salute

Scelgo di rispondere in prima persona, non come donna (e cadere quindi in questioni morali condivisibili o meno) ma come "Donna Infermiera". A indignarmi non è la possibilità che si crei la figura di assistente sessuale per i disabili ma vorrei, cara collega, ricordarle alcuni concetti chiave.

È mia premura ricordarle che un lavoro non è per forza una professione. Mi spiego meglio, probabilmente nel corso dei suoi studi qualcuno glie l'avrà insegnato: esiste una differenza tra una professione e un mestiere.

La professione implica sempre una comunità di riferimento, il mestiere si tramanda individualmente. La professione è pensiero e azione, il mestiere agisce e basta. Il professionista ha accumulato un sapere sul proprio operato che affonda le sue radici in un terreno di coltura in cui sono presenti anche le riflessioni sul proprio agire da parte di personaggi del passato, che ne hanno elaborato astrattamente le linee fondamentali.

Il mestiere è qualcosa che permette di fare, di produrre, anche con discreta perizia, ma senza avere un patrimonio culturale, storico cui attingere per identificarsi e innovare nel proprio ambito. Una professione affonda le sue radici in una disciplina scientifica, così come l'infermiere, quale professionista si avvale della disciplina infermieristica ( la informo che tale disciplina è insegnata in un corso di laurea 3+2).

E con questa prima precisazione capisce bene che cade il suo accomunare un'infermiera ad un'assistente o terapeuta sessuale ( la prima è una professione la seconda non può che essere un mestiere).

La seconda precisazione riguarda il suo paragone tra l'infermiera e le badanti (non è mia intenzione offendere queste figure anch'esse importanti) e dice pure che sottoporre una persona a cateterismo vescicale é come fare un atto masturbatorio e insinua che in sede privata "queste cose" si facciano. Immagino lei non abbia mai vissuto la brutta esperienza di farsi posizionare un catetere vescicale altrimenti non direbbe e non penserebbe neppur lontanamente che possa essere paragonato ad un atto piacevole, quale può essere una masturbazione. Se così fosse, mi rincresce immaginare che lei abbia strani vizi sessuali.

Cara dottoressa, questa è pura diffamazione e forse non ha nemmeno lei stessa ben compreso la gravità delle sue parole. Vede io, e immagino anche altri infermieri, non sono contro la nascita di questa figura,non credo però che la si debba per forza istituzionalizzare sia perchè penso ci sia ben altro da legiferare, sia perché ritengo che una persona disabile non abbia bisogno di questi show mediatici che avrebbero senso per diritti quotidiani forse più importanti (tipo vivere in un condominio dove sia garantita la presenza di un ascensore o montascale o magari di poter attraversare la strada senza "intoppi").

Quando lei dice "Nei casi quindi in cui per una disabilità fisica la persona non sia capace di soddisfare in maniera autonoma questa esigenza, è fondamentale potersi rivolgere a figure specifiche che abbiano una certa professionalità a partire da una preparazione di tipo psicologico, per capire e conoscere le basi del linguaggio del corpo, non verbale", se si deve per forza creare un nesso, potrei risponderle che una sessuologa saprebbe meglio di un'infermiera come soddisfare un bisogno sessuale. Ma non appartiene al mio essere e al mio fare offendere.

Un'ultima cosa. Nella sua intervista ha citato una frase di una canzone di De Gregori per giustificare i suoi vaneggiamenti. Mi piace l'idea di poterle rispondere con una frase di un sicuro diverso spessore culturale: "Oggi la libertà sessuale della maggioranza è in realtà una convenzione, un obbligo, un dovere sociale, un'ansia sociale, una caratteristica irrinunciabile della qualità di vita del consumatore.".Pier Paolo Pasolini, Scritti corsari, 1975.

Ora, dopo aver avuto il suo momento di gloria, grazie ad una chiara provocazione, senza la quale non avrebbe avuto attenzioni ( mi spiace non sia stata in grado di legare il suo nome a qualcosa di scientifico), cara dottoressa torni nel suo anonimato.

Sindacalista

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