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editoriale

La sanità che vorrei

di Mimma Sternativo

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"Ed è proprio quello che non si potrebbe che vorrei
ed è sempre quello che non si farebbe che farei
ed è come quello che non si direbbe che direi
quando dico che non è così il mondo che vorrei" V.R.


Eh già chi di noi non ha mai sognato una sanità diversa?
Nell'azienda che vorrei,nel reparto che vorrei...nel pronto soccorso che vorrei.


Un po' come in una pubblicità mulino bianco,sarebbe bello poter vivere tutti (infermieri,medici,oss,tecnici di radiologia...) sereni,avere sempre quel bel sorriso stampato in faccia, tutti gentili,professionali,competenti,efficaci ed efficienti.

 

Vorrei un'azienda più attenta ai propri dipendenti, un'azienda in cui non sei solo un numero,non sei solo la risorsa (parola svuotata del suo vero significato) da spostare in questa o quest'altra corsia.
Un'azienda che della qualità non fa solo uno slogan, capace almeno di "sfruttare" personalità meglio formate o comunque con competenze "post-base"

 

Nel reparto che vorrei ogni infermiere dovrebbe assistere un numero adeguato di pazienti, ognuno dovrebbe avere il suo ruolo il medico farebbe il medico, l'infermiere farebbe l'infermiere (e non il tutto fare) e l'oss darebbe davvero un supporto.

 

No, colleghi oss non é voi che non capisco,non rientro tra quelli che "han paura delle vostre potenzialità",sono solo arrabbiata con chi vi crede inutili,chi ritiene che non possiate fare l'igiene a un paziente (non critico per carità) in piena autonomia, chi ritiene che non sappiate dispensar da soli, chi con la scusa "lui non sa" fa il vostro lavoro dimenticandosi del proprio.

 

Nel reparto che vorrei l'infermiere avrebbe sempre il tempo di prestare ASSISTENZA INFERMIERISTICA.
L'infermiere che vorrei saprebbe pianificare e non lo vedrebbe come "qualcosa di importato dall'università", saprebbe essere il primary o un case manager per quel paziente.

 

L'università che vorrei non dovrebbe essere divisa ancora in piccole sezioni (tipo liceo), non dovrebbe spiegare il rifacimento letti, come si fa l'angolo ad un lenzuolo o eseguire l'igiene di base.
Spiegherebbe le nuove metodiche,approfondirebbe la ricerca, il management, le leggi che regolamentano la nostra professione, creerebbe quell'io professionale che ahimé a tanti manca.

 

L'università che vorrei avrebbe professori infermieri, magari anche ordinari; avrebbe titoli di formazione post base davvero utilizzabili nella realtà quotidiana.

 

Il pronto soccorso che vorrei sarebbe " il bigliettino da visita" di un'azienda ospedaliera.
Non sarebbe una jungla in cui personale e pazienti dovrebbero sentirsi sempre sotto attacco.
Non sarebbe un posto in cui il rischio di errore sfiora l'inverosimile, dove il paziente diventa quasi un peso da liberarsene quanto prima per far fronte ad un continuo sovraffollamento e stress lavorativo psico-somatico.
I familiari non dovrebbero essere divisi dai propri cari, sarebbero una risorsa per la stessa assistenza, non minaccerebbero, insulterebbero,stresserebbero il personale per la continua attesa.

 

Nel pronto soccorso che vorrei non ci sarebbero i senza fissa dimora, o almeno non dovrebbe essere un problema (sociale) lasciato nella mani degli infermieri.

 

Gli infermieri "nuovi arrivati" non dovrebbero essere un peso, non dovrebbero essere quelli che " da quando ci sono loro la qualità è scaduta". Ognuno manterrebbe le proprie competenze e conoscenze (acquisite in altri reparti) e acquisirebbe le nuove, ma senza sentirsi incapace. Nessuno si sentirebbe abbandonato.

 

Gli infermieri che vorrei avrebbero la capacità di sapersi aprire a tutto ciò che di nuovo c'è: senza fermarsi a pregiudizi e vecchie conoscenze.


"La facoltà d' illuderci che la realtà d'oggi sia la sola vera, se da un canto ci sostiene, dall'altro ci precipita in un vuoto senza fine perché la realtà d'oggi è destinata a scoprire l'illusione domani. E la vita non conclude. Non può concludere. Se domani conclude, è finita."(Pirandello.Uno nessuno e centomila)

 

Sindacalista

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