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Domani è un altro giorno, un film da vedere

di Giordano Cotichelli

Domani è un altro giorno” è un’opera che rompe la cappa di banalità e stupidità che soffoca questo tempo e offre la possibilità di assaporare la complessità dei fenomeni umani, delle relazioni, della sofferenza e dello smarrimento, della dignità e della solidarietà, rese in maniera semplice, immediata, irrinunciabile. L’infermiere che vorrà vedere il film (o qualsiasi altro professionista dell’aiuto) vi ritroverà tematiche centrali dell’arte dell’assistere: la comunicazione e la relazione, la scienza e gli affetti, l’unicità e la globalità della persona e dei suoi mondi.

L'approccio "altro" alla vita e alla malattia di Domani è un altro giorno

Lo scorso inverno è uscito nelle sale il film di Simone Spada “Domani è un altro giorno”, remake in salsa italiana del film ispano-argentino del 2015 “Truman, un vero amico è per sempre”, con Ricardo Darin. La storia è semplice. Giuliano (Marco Giallini), è un attore malato di cancro al polmone che ha deciso, dopo un anno di terapia, di non fare più nulla.

Lo ha comunicato agli amici e ai parenti più stretti, meno che al figlio ventitreenne che studia a Barcellona, ed è irremovibile sulla decisione presa.

Tommaso, l’amico di sempre (Valerio Mastrandrea), torna dal Canada dove si è stabilito, per poter capire meglio la scelta di Giuliano, per farlo tornare sulle sue decisioni, ma soprattutto per riabbracciare un amico.

La trama del film si sviluppa nei quattro giorni di permanenza di Tommaso a Roma dove si ritroveranno amori, passioni, vecchi ricordi e fallimenti passati. Il contesto filmico tiene lo spettatore sospeso fra tensione e attenzione, speranze e sorrisi rubati, sospiri persi e lacrime che scivolano via senza batter ciglio per non rompere la magia di un’interpretazione corale e di una narrazione non proprio frequenti in questo paese di selfie nutellari e cine-panettoni da botteghino.

Diversi i temi presenti che interessano direttamente il professionista sanitario. In primo luogo sullo sfondo c’è l’argomento del fine vita, dell’eutanasia, della scelta di avere un approccio “altro” alla vita e alla malattia.

E questo si dispiega in maniera fluida, evitando di soffocare la scena e renderla falsa (e farsa) attraverso lo svilupparsi in lunghi dialoghi, o assurdi monologhi, sul senso della vita, sulla lotta contro la malattia, sulla dignità della persona, sulla sacralità di… tante cose vuote di cui troppo spesso si sente parlare.

La scelta di Giuliano di non continuare più le cure, da supposto argomento principale diventa lo sfondo in cui passare in rassegna gli elementi che mano a mano la trama sviluppa: l’amicizia e l’amore, i ricordi di una gioventù che non finirà mai e la vita che ti allontana da luoghi e persone. Gli affetti condivisi e quelli rubati, gli amori perduti e quelli rifiutati.

La dimensione empatica della recitazione non si rivolge solo al cuore dello spettatore, ma lo prende per mano e delicatamente l’accompagna lungo un viaggio in cui viene mostrato come l’esistenza di ognuno sia molto di più di una piatta rappresentazione di inizio e fine, bene e male, successi e fallimenti, vita – appunto - e morte.

Insomma, il film con Giallini e Mastrandrea è decisamente da vedere o rivedere. Specie nelle prossime settimane: per spezzare l’afa estiva o la monotonia delle ferie da consumare, o l’amarezza delle ferie consumate, di ritorno al lavoro in reparti ridotti all’osso con il personale e straboccanti di degenti.

Domani è un altro giorno” è un’opera che rompe la cappa di banalità e stupidità che soffoca questo tempo e offre la possibilità di assaporare la complessità dei fenomeni umani, delle relazioni, della sofferenza e dello smarrimento, della dignità e della solidarietà, rese in maniera semplice, immediata, irrinunciabile.

A qualcuno non piacerà e preferirà il bianco e nero del decisionismo sovranista ed interventista che dominano il vuoto di troppe prestazioni. Altri invece sentiranno il bisogno di riascoltare la canzone della Vanoni che dà il titolo al film e ripetere così al “capitano” di turno: “È uno di quei giorni che Tu non hai conosciuto mai. Beato te, sì beato te”.

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