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Libri e riviste

Guardami negli occhi e dimmi cosa vedi

di Danila Palladini

Il diario di Valeria Bastiani, infermiera di Brescia, descrive la sua esperienza in una delle città tra le più colpite al mondo, dall’inizio dell’emergenza Covid-19. Un diario iniziato a scrivere nel mese di aprile, terminato nel mese di giugno e diventato successivamente un libro a tutti gli effetti "Guardami negli occhi e dimmi cosa vedi".

Libro di Valeria Bastiani, infermiera a Brescia

Il libro dell’infermiera Valeria Bastiani - Disponibile su AMAZON

Il libro ripercorre i mesi che hanno cambiato la vita di migliaia di persone, raccontando le vicende dal momento in cui tutto ha avuto inizio, svelando a poco a poco l’evoluzione di una guerra, non ancora finita, contro un virus devastante, capitolo dopo capitolo proprio come un diario di bordo.

A Brescia si percepisce subito una situazione apocalittica quando arrivano i primi contagi e i primi decessi, seguiti dalla confusione di tutta la città in preda ad una ingovernabile paura dell’ignoto. Da quel momento scatta la reazione degli ospedali e di chi gli ospedali li vive ogni giorno: dall’accoglienza di pazienti sintomatici e in fin di vita, alla paura del contagio, all’incertezza del momento. La domanda è una sola: “che fare?”.

“Sono infermiera da due anni, laureata nel 2018 all'università Cattolica di Brescia. Ho iniziato – racconta Valeria - a lavorare per cinque mesi come libero professionista tramite uno studio infermieristico di Brescia, poi sono stata assunta in ospedale”

Una descrizione dettagliata quella di Valeria, di quei giorni vissuti da infermiera, dai suoni ridondanti delle sirene delle ambulanze e dei monitor in ospedale alla paura di fronteggiare in prima persona un turno di notte, in cui troppe persone perdevano la vita, davanti a professionisti, disarmati di fronte all’imprevedibilità di un virus sconosciuto.

Scrivevo per me stessa, sia per non dimenticare sia perché non riuscivo a parlarne a voce

Inizialmente scrivevo per me stessa, sia per non dimenticare sia perché non riuscivo a parlarne a voce. Man mano che scrivevo, le pagine aumentavano e quello che era solo un diario è diventato un libro

Il libro si divide in sette capitoli che affrontano tematiche e passaggi comuni a tutti gli infermieri che, come Valeria, hanno vissuto in prima persona e in prima linea il disagio di questa pandemia. Partendo dal primo capitolo si evince appunto lo stato di confusione e la reazione della popolazione dell’intera città e contemporaneamente di tutto il mondo ospedaliero, in cui Valeria è immersa. Il passaggio al capitolo successivo si fa sentire con suoni di sirene e un trasporto fatto in prima persona da Valeria dal suo ospedale ad un altro.

La mia passione è la lettura. Leggo di tutto, dai romanzi ai libri di storia. La cultura è una fame che non riesco a saziare mai. Nel libro che ho scritto cito periodi storici e opere d’arte che fanno riflettere

I capitoli in successione ci pongono di fronte alla paura di quei momenti, alla resilienza, alle situazioni di conforto, quando cercare di cambiare giornate buie e spaventose nelle corsie dell'ospedale non è stato facile. Come non è stato facile affrontare la paura fino ad arrivare a padroneggiarla attraverso il coraggio, quello dei pazienti che hanno combattuto fino alla fine, quello dei professionisti sanitari che hanno fatto di tutto per salvare vite.

La mia città ha reagito positivamente. Le persone hanno fatto varie donazioni. Nel mio ospedale abbiamo reagito al fatto che i parenti non potessero fare visita ai pazienti e la struttura ha comprato dei tablet per fare videochiamate – conclude Valeria.

Oltre ad alcune testimonianze anonime, nell’ultimo capitolo entra in gioco il senso di responsabilità. Ed è qui che Valeria lascia il lettore con una riflessione personale su come essere responsabili in questo periodo storico in cui tutto sembra fragile, in cui bisogna continuare a battersi con coraggiosa responsabilità per il rispetto della vita, contro un nemico subdolo, invisibile e potenzialmente molto pericoloso. In qualità di donne e di uomini, dobbiamo essere capaci di partecipare ad un destino comune ed esserne in qualche misura gli artefici.

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